<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404</id><updated>2012-03-02T04:25:21.926-08:00</updated><category term='L&apos;Arte Perturbante'/><category term='Pubblicati altrove'/><category term='Recensioni film'/><category term='Varie ed eventuali'/><category term='Sul Postmoderno'/><category term='Cinema Horror e Psicoanalisi'/><category term='Lo specchio nel buio (il Perturbante freudiano e il Cinema Horror)'/><category term='Teatro'/><category term='Libri e Letteratura'/><title type='text'>Ulteriorità Precedente</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>129</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-1984603968858941342</id><published>2012-03-02T04:25:00.000-08:00</published><updated>2012-03-02T04:25:21.931-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Teatro'/><title type='text'>Il Guardiano, di Harold Pinter, Regia Lorenzo Loris (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-NfHcfrVYd68/T04KrwnzSwI/AAAAAAAAAEg/jWIKRtAmXn8/s1600/5+Il+Guardiano+di++Pinter+regia+Lorenzo+Loris+da+sx+Gigio+Alberti+e+Mario+Sala+FOTO+Dorkin.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="212" src="http://1.bp.blogspot.com/-NfHcfrVYd68/T04KrwnzSwI/AAAAAAAAAEg/jWIKRtAmXn8/s320/5+Il+Guardiano+di++Pinter+regia+Lorenzo+Loris+da+sx+Gigio+Alberti+e+Mario+Sala+FOTO+Dorkin.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;(Con questo post inauguro una nuova rubrica di recensioni di cui si occuperà questo blog. La nuova tag è "Teatro". Potrete leggere quindi recensioni di spettacoli teatrali che ho visto personalmente in scena).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Teatro Out Off, Milano, Via Mac Mahon, 16.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;"IL GUARDIANO" di Harold Pinter&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Traduzione: Alessandra Serra&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: Lorenzo Loris&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Con: Gigi Alberti, Mario Sala Gallini, Alessandro Tedeschi&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Lo spettacolo inzia, come in altri testi di Harold Pinter, presentando un'ambientazione tutta chiusa in una "stanza". Il luogo è pieno di oggetti e "residui" di esistenze altre, aliene: un letto di ferro, vasi, barattoli di vernice, sedie, un secchio appeso al soffitto, una falciatrice, un caminetto, la statuetta di un Buddha, In questo strano ambiente assisriamo all'arrivo di un giovanotto, Aston, e di un vecchio barbone, Davies, incontrato dal giovane in un pub dove il vecchio lavorava, e dal quale Davies è stato cacciato malamente. Aston offre ospitalità a Davies. In questa stanza così sinistra, che suggerisce un modo nel quale non abita più l'armonia, Aston propone al vecchio clochard un nuovo lavoro, quel del "guardiano" della casa. Davies non riesce a nascondere tutto il suo rancore nei confronti di chi lo ha cacciato, efino a quando non entra in scena Mick, fratello di Davies. Mick sorprende Davies in casa e gli grida "A che gioco giochiamo!", pensando sia un ladro. Lentamente la storia prende la forma di rivalità, conflitti e tensioni tra i due fratelli, cui Davies sarà attonito testimone.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il claustrofobico allestimento di Lorenzo Loris ci immerge subito in un'atmosfera angosciante e sinistra nella quale il dramma dell'incomunicabilità, o meglio, della "non volontà di comunicare" (come suggerito da Pinter stesso in un'intervista riguardante questa sua opera), è imperante e inossidabile. L'elemento tuttavia più interessante di questo "Il Guardiano", messo in scena e prodotto dal Teatro Out Off di Milano, è senza dubbio la traduzione di Alessandra Serra, che ambienta la vicenda in una geografia "padana", cioè milanese, sganciandola dall'originale londinese. Gli outskirts, le periferie di Londra diventano qui Sant'Angelo Lodigiano, Viale Monza. Le zone centrali si fanno Cadorna, Corso Sempione, e così via. Se il luogo è vicino, conosciuto, il tempo è invece inesistente, ucronico: campeggia in fondo al palcoscenico un grande video sul quale scorrono immagini, in un &amp;nbsp;bianco e nero sgranato, di un esterno cittadino fatto di strade anonime, che potrebbero essere state riprese negli anni '60 o '50. E' presente quindi tutto un lavoro di regia molto interessante, che ha comportato il trasferimento della compagnia a Londra per assistere al dramma in teatri londinesi, nonchè lo studio della pianta di Londra per consentire un riadattamento efficace della piéce &amp;nbsp;secondo una linea registica che desidera attualizzare le tematiche pinteriane innestandole sul tema dell'emarginazione sociale nel qui e ora del tempo contemporaneo, nel nostro paese. Davies potrebbe infatti essere un clochard proveniente dalla stazione centrale di Milano, e la storia del giovane Aston e del fratello Mick, potrebbe tranquillamente riflettere le vicende di una famiglia disfunzionale residente a Quarto Oggiaro, o in quartieri problematici al limite della banlieu. Ma è appunto l'atmosfera cupa e claustrofobica, tutta virata al grigio, che soffonde tutto lo spettacolo, a rendere bene la poetica di Pinter, una poetica che risente di Beckett, di Sarte, ma che si apre su argomenti "metropolitani", cioè su una riflessione sulla quotidianità cittadina, sulle pieghe di non senso che albergano all'interno di questa quotidianità che ci vive accanto, anche se non ce ne accorgiamo. "Il Guardiano" è infatti, a mio avviso, una rappresentazione del narcisismo-individualismo moderno e dei suoi effetti devastanti sul legame umano, anzi direi sulla capacità che possiede l'assetto narcisistico nel corrodere fin dalle sue fondamenta il "senso" dell'umana reciprocità e solidarietà. La storia è lenta, angosciante fino alla svolta narrativa rappresentata dal monologo di Aston (un Mario Sala Gallini molto concentrato e assorto nel rappresentare in stile Stanislavskij, una comunicazione catatonica, psicotica, quindi anti-comunicativa per eccellenza). Su tale svolta si innesta la presenza arrogante, davvero "narcisistica" del fratello Mick (Alessandro Tedeschi), contraltare adattivo e socialmente, imprenditorialmente&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;funzionante&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;, della psicosi di Aston. Tra questi due poli narcisistici, a farne le spese è ovviamente Davies, un ottimo Gigi Alberti ("Mediterraneo", 1991, "L'ora di religione", 2002, "Quo vadis baby?", 2005) molto confusionario e "barbonesco" al punto giusto, che non riesce mai a trovare un luogo per sè, poichè la "stanza" è la rappresentazione di un "non-luogo-per-l'altro", cioè il luogo dell'esclusione, dell'emarginazione, del non riconoscimento. Come in tutte le opere di Pinter anche questo "Il Guardiano" si chiude aprendosi a varie interpretazioni o ermeneutiche, lasciando lo spettatore con la sensazione che pensava di vedere una storia dalle chiare coordinate, ma che poi si rompe via via che il plot avanza, perdendo ogni senso e &amp;nbsp;significazioni più o meno rassicuranti. Lorenzo Loris accentua questo elemento di apertura, spegnendo le luci sull'immagine di Aston che guarda dalla finestra il "capanno" che sta costruendo in giardino, incurante delle domande insistenti di Davies. Domande che non troveranno alcuna risposta. "Il Guardiano" è uno spettacolo teatrale che naturalmente consiglio&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragraph_style" style="-webkit-text-size-adjust: none; background-color: white; font-family: ArialMT, Arial, sans-serif; line-height: 13.299999999999999px; opacity: 1; padding-bottom: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-1984603968858941342?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/1984603968858941342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/03/il-guardiano-di-harold-pinter-regia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/1984603968858941342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/1984603968858941342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/03/il-guardiano-di-harold-pinter-regia.html' title='Il Guardiano, di Harold Pinter, Regia Lorenzo Loris (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-NfHcfrVYd68/T04KrwnzSwI/AAAAAAAAAEg/jWIKRtAmXn8/s72-c/5+Il+Guardiano+di++Pinter+regia+Lorenzo+Loris+da+sx+Gigio+Alberti+e+Mario+Sala+FOTO+Dorkin.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-8592527787356227063</id><published>2012-02-16T02:49:00.000-08:00</published><updated>2012-02-16T02:49:33.295-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Letteratura'/><title type='text'>L'uomo di neve, di Jo NesbØ (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.lastshopping.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/l-uomo-di-neve-jo-nesbo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.lastshopping.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/l-uomo-di-neve-jo-nesbo.jpg" width="198" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Anno: &lt;/b&gt;2007 &lt;b&gt;Editore: &lt;/b&gt;Tr. it. Piemme, 2010 &lt;b&gt;Traduzione: &lt;/b&gt;Giorgio Puleo &lt;b&gt;Pagine: &lt;/b&gt;531 &lt;b&gt;ISBN: &lt;/b&gt;978-88-384-6886-5 &lt;b&gt;Euro: &lt;/b&gt;19,50&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Oslo comincia ad essere imbiancata dai primi fiocchi di neve. Birte Becker è appena tornata a casa dal lavoro quando, fuori dalla finestra, nota un grande pupazzo di neve. La donna pensa che sia un bellissimo regalo del marito o del figlio Jonas. Ma non è così. Poche ore dopo Birte scompare senza lasciare tracce. Unico indizio: il pupazzo di neve avvolto dalla sciarpa rossa della donna, all'interno del quale viene ritrovato anche il suo cellulare. Il commissario Harry Hole, chiamato ad indagare su questa scomparsa, si getta a capofitto nel caso per sfuggire ai fantasmi che lo perseguitano, soprattutto quello di Rakel, la sua amata, che tra non molto sposerà un famoso medico di Oslo.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il quinto romanzo di Jo Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;tradotto in italiano, è decisamente più godibile del precedente, "La ragazza senza volto", meno circonvoluto e baroccheggiante, il che invoglia il lettore a guardarlo sotto una luce poco guardinga. Ovviamente, come tutte le storie di Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø, siamo di fronte a un monumento narrativo-vivente dell'inverosimiglianza più totale, aspetto della poetica dell'autore norvegese che occorre aver metabolizzato per bene, preliminarmente. In caso contrario lo si può anche leggere come esibizione pura e vanagloriosa di virtuosismo della scrittura noir-thriller. Soprattutto il finale, oserei dire iperbolico, fa pensare a questo. Ma se osserviamo bene,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;a partire dal primo bellissimo romanzo "Il pettirosso",&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;tutta l'opera di Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø, è orchestrata secondo questo stile tutto suo, che personalmente definirei "crastico", cioè derivante da una iterazione di "crasi" ottimamente congegnate, che fondono il classico giallo nordico con l'hard boiled statunitense accentuato da un climax narrativo in cui l'azione si fa molto rapida e concitatamente movimentata nel finale. Questo è Jo Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø: prendere o lasciare. Tuttavia, se c'è qualcosa che differenzia gli ultimi due romanzi del nostro, "L'uomo di neve" appunto e "Il leopardo", dallo schema "crastico" dei precedenti, è l'introduzione di un viraggio verso l'horror, soprattutto se leggiamo le prime pagine del "Il leopardo" (forse il miglior romanzo dell'autore norvegese). Ma tornando all'"Uomo di neve", la costruzione del plot, pur seguendo le coordinate stilistiche dei precedenti, procede verso un interesse maggiore per la serialità degli omicidi, coniugandola con rimandi a malattie genetiche rare (la terribile sclerodermia, oppure l'altrettanto terribile Sindrome di Fahr), aspetto che rimanda a &amp;nbsp;un sottotesto psicosociale e/o sociologico secondo me non secondario. Tale sottotesto attraversa in filigrana lo sguardo di Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø, e ci fa scorgere una Norvegia isolata e dominata da una sorta di sindrome sociale autoimmune, una nazione cioè lontana e congelata, come in via d'estinzione. Il serial killer protagonista di questo romanzo rappresenta questa parte silenziosamente autodistruttiva della Norvegia di Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø, parte "malata" contro cui Harry Hole combatte con tutte le sue forze, eroe malato pure lui e lontano mille miglia dalle mitologie eroico-nordiche di Odino, Alsvidhr, Thor, e compagnia danzante. Probabilmente questo "L'Uomo di neve" è il romanzo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;nel quale maggiormente Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø vuole suggerire che l'unico antidoto al Male è il Lume della Ragione Umana, lume che si fa a volte lumicino, ma che occorre tenere acceso per procedere verso sviluppi creativi e vitali, cioè verso un'etica sempre traballante e instabile ma necessaria alla conservazione di ciò che di buono persiste, nonostante tutto, nelle pieghe dell'Umanità. In fondo è lo stesso lumicino che Geppetto tiene acceso dentro alla pancia della balena, e che permette a Padre e Figlio di incontrarsi, vedersi, "riconoscersi", dopo tutte le vicende catastrofiche cui Collodi li sottopone. Ad Harry Hole, in questo romanzo accade lo stesso: è sottoposto, come un Giobbe contemporaneo, a mille difficoltà che lo portano a perdere affetti e stabilità psicofisica, ma che infine lo condurranno a una catarsi finale in cui il famoso "lume" resterà acceso. E' questo elemento di universalità rappresentato da Hole, soprattutto in questo romanzo, ad aver toccato in me corde sensibili. E' per questo che "L'Uomo di neve" mi è essenzialmente piaciuto. Ed è per questo che posso perdonare a Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø il suo stile a tratti iperbolico, mastodontico, a tratti attorcigliato su se stesso su alcuni birignao narrativi che avrebbe anche potuto risparmiarci. Come avrete capito, questa volta consiglio senza dubbio la lettura di questo libro. Post Scriptum: nota negativa sulla quarta di copertina, leggendo la quale ho capito subito chi fosse l'assassino. Ma che razza di Editor hanno a Piemme?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-8592527787356227063?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/8592527787356227063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/02/luomo-di-neve-di-jo-nesb-2010.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8592527787356227063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8592527787356227063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/02/luomo-di-neve-di-jo-nesb-2010.html' title='L&apos;uomo di neve, di Jo NesbØ (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-4656430115301528923</id><published>2012-02-10T11:26:00.000-08:00</published><updated>2012-02-10T13:13:40.346-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Chronicle, di Josh Trank (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://cartagiovani.it/files/chronicle_locandina.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://cartagiovani.it/files/chronicle_locandina.JPG" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;"Chronicle" è la storia di tre liceali e della loro incredibile scoperta, che porterà in loro lo sviluppo di poteri sovrannaturali potentissimi. Man mano che imparano a controllare le loro capacità per trarne propri benefici, il loro lato oscuro prende il sopravvento.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;Personalmente ho trovato questo "Chronicle", del giovane regista statunitense Josh Trank,&lt;span style="font-size: small;"&gt;&amp;nbsp; piuttosto banale, sul piano della rappresentazione filmica, nel suo pur apprezzabile tentativo di parlare del desiderio di onnipotenza distruttiva che alberga nell'animo di qualsiasi adolescente. "Chronicle" conduce un'inconsapevole discorso sulla potenza delle pulsioni che abitano le spinte delle nuove generazioni,in ogni epoca. Il problema di Trank e' tuttavia appunto una sorta di confusa inconsapevolezza dei risvolti simbolico-psicologici che ha per le mani, inconsapevolezza che viene amplificata dall'ennesimo ricorso allo stile &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;mockumentary,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;che gi&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; di suo non dispone favorevolmente alla visione, e che ammazza ogni tipo di rimando appunto culturale che a tratti sfiora con la sua narrazione. Il film sulle prime seduce, poich&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;é&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; sembra pescare nell'immaginario fantascientifico filmico degli anni '50, con&amp;nbsp; tanto di ritrovamento di una "cosa dall'altro mondo", pero' sotterrata nelle campagne di una provincia americana odierna dalla quale ti vien solo voglia di fuggire a gambe levate: quasi una natura morta fatta di cheerleader che ballano sul campetto di baseball locale, di festicciole in discoteca. Ti viene da chiederti perch&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;é&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; questi liceali annoiati e immersi in un ambiente tutto cos&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;ì&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; prevedibile da decenni, non sentano la voglia di imbracciare un kalashnikov e iniziare una loro personale intifada contro i loro padri.&amp;nbsp; Trank opta invece per una evoluzione, per cos&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;ì&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; dire pi&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;ù&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; romantica della vicenda generazionale, e pone sul sentiero dei nostri tre eroi negativi, Andrew, Matt e Steve,&amp;nbsp; la scoperta del "lato oscuro della forza" che è dentro di loro, senza fornirli di Maestri Jedi che facciano da guida e protezione del loro spirito vuoto ed esausto. Il risultato di questa operazione e' tuttavia banalizzante, come dicevo pi&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;ù&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; sopra, poich&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;é&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;&amp;nbsp; mette sul barbecue troppa carne tematica costringendola all'interno di un genere tecnicamente limitato per sua definizione e scelta (il &lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;&lt;i&gt;mockumentary), &lt;/i&gt;i&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;mpedendo cos&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;ì&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; una "cottura" uniforme e sufficientemente apprezzabile di quello che ci viene servito nel piatto. Anche le sequenze del supermercato, che potrebbero possedere anche la valenza di una seria riflessione sociologica sul consumismo capitalistico contemporaneo, sfumano nella boutade adolescenziale, nella smargiassata fine a se stessa, rimandando al tema dell' onnipotenza fallico-erotica e narcisistica, svincolata da qualsiasi etica, ma toccando questi temi centrali nella comprensione dell'adolescenza, in modo assolutamente superficiale.&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il film e' a mio avviso anche troppo lento in alcuni punti, nonch&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;é&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; poco convincente sul piano della caratterizzazione psicologica, dell'andamento non equilibrato dello script (di Max Landis), e dell'interazione interpersonale tra i personaggi. Anche i momenti maggiormente conflittuali vengono assorbiti dall'atmosfera "realistica" della pellicola. " Chronicle" si riprende fortunosamente nel finale. Prende cio&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;è&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; ritmo a partire dalla trasformazione delinquenziale di uno dei personaggi (Andrew), che appare efficace, e viene ben condensata nella esplosiva sequenza della rapina al drugstore. Ma e' sempre il &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;mockumentary style &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;a rovinare la partita, dal momento che le inquadrature catastrofiche finali non possono non ricordare &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;Cloverfield &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;&amp;nbsp;(2008), sebbene il &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;mostro &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;emerga fugacemente solo nelle sequenze iniziali del ritrovamento del malefico tesoro radioattivo sotterraneo. Voglio dire che il film di Trank, sebbene ce la metta tutta nel comunicare cose nuove e incisive in tema di &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;teenager horror &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;e territori limitrofi, rimane comunque sempre ostaggio della cornice di genere che presceglie per manifestarsi espressivamente. Il risultato e' dunque quello di buttar via delle potenzialit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt; estetiche embrionali che non nutre affatto, anzi lascia completamente improduttive. Neppure il finale drammatico, sacrificale, salva la partita. "Chronicle" : non particolarmente consigliato, se non agli amanti totali del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;mockumentary&lt;/i&gt;&amp;nbsp;in quanto tale&lt;i&gt;.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt; font-style: italic;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia:&lt;/b&gt;Josh Trank &lt;b&gt;Soggetto e Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Max Landis&amp;nbsp;&lt;b&gt;Fotografia: &lt;/b&gt;Matthew Jensen &lt;b&gt;Montaggio: &lt;/b&gt;Elliott Greenberg &lt;b&gt;Cast&lt;/b&gt;:&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 15px; line-height: 22px;"&gt;Michael B. Jordan, Dane DeHaan, Michael Kelly, Ashley Hinshaw, Anna Wood, Alex Russell, Joe Vaz, Luke Tyler, Matthew Dylan Roberts&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="vociFilm" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-image: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 15px; line-height: 22px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;b&gt;Nazione&lt;/b&gt;:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 15px; line-height: 22px;"&gt;Gran Bretagna, USA 2012&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Produzione&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="vociFilm" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-image: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 15px; line-height: 22px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;b&gt;:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 15px; line-height: 22px;"&gt;Adam Schroeder Productions, Davis Entertainment&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Exr5B8DCH4w" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-4656430115301528923?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/4656430115301528923/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/02/chronicle-di-josh-trank-2011.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4656430115301528923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4656430115301528923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/02/chronicle-di-josh-trank-2011.html' title='Chronicle, di Josh Trank (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/Exr5B8DCH4w/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-8728907870084260815</id><published>2012-01-30T13:15:00.000-08:00</published><updated>2012-01-30T13:15:32.612-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>La chiave di Sara, di Gilles Paquet-Brenner (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://static.screenweek.it/2011/12/14/la-chiave-di-sara-poster-italia_mid.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://static.screenweek.it/2011/12/14/la-chiave-di-sara-poster-italia_mid.jpg" width="224" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Julia Jarmond è una giornalista americana che vive a Parigi. Quando suo marito le chiede di trasferirsi nell'appartamento parigino dei suoi genitori, scoprirà un mistero sconvolgente legato alla storia di quella casa. Julia comincerà una lunga indagine storica che riguarderà lo sterminio degli ebrei, e in particolare una famiglia ebrea che abitava nell'appartamento. Di questa famiglia Julia scoprirà la storia della loro figlia Sara, e questa storia sconvolgerà per sempre la vita di Julia.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Esulo momentaneamente dal mio solito genere (il che mi sembra mentalmente salutare) per scrivere ciò che non è una recensione, ma un omaggio a quest'opera altamente poetica, straziante, struggente, e da vedere solo se si hanno i bioritmi in perfetto equilibrio. Spesso ho detto e ripetuto che il cinema francese contemporaneo sembra guidato da un nume geniale che lo illumina ad ogni suo passo, e il regista Paquet-Brenner mi conferma questa sensazione che si rinforza in me di anno in anno. Il film, poi, se vogliamo vederci anche questo aspetto, è molto perturbante, cioè lascia un segno profondo sull'anima dello spettatore, vi si infiltra come una polvere sottile, soprattutto per l'uso modulato di flash-back sulla storia di Sara, e flash-forward sul presente dell'indagine giornalistica di Julia (una Kristin Scott Thomas con accenti drammatico-filosofici da applauso). &amp;nbsp;Ma, ripeto, occorre vederlo se si hanno tutti i valori emocromatici in perfetta linea coi range normotipici, altrimenti si rischia una immunodepressione emotiva immediata. Il film di Paquet-Brenner non lascia scampo allo spettatore, spiattellandogli in faccia &amp;nbsp;in 111 minuti incalzanti più di qualsiasi altro film che abbia visto, tutto il peso del senso di colpa storico di NOI europei nei confronti dello sterminio nazista. Attraverso una ricostruzione storica precisa della Francia degli anni '40, Paquet-Brenner mette in scena il dramma di bambini strappati alle loro madri, reclusi in campi di prigionia, vilipesi e trattati come animali. Per inciso, oltre a dover avere i bioritmi saldi, occorre non avere figli per vedere con un briciolo di "serenità" estetica questo film (io ne ho due di figli, e quindi, vi assicuro, è stata dura...). Gli sceneggiatori, Serge Joncour e Paquet-Brenner medesimo, sembrano quasi guidati da un demone vendicativo nei confronti dello spettatore, poichè decidono di rivoltargli addosso il peso di una storia di agonie che si susseguono, una più straziante dell'altra, proprio perchè sono realmente accadute, sebbene "metaforizzate" all'interno di una "storia" filmica, tratta per giunta da un romanzo (di Tatiana de&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Rosnay&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;). E' un pò come se Joncour e il regista volessero appositamente accostare poesia e realtà (così come indagine giornalistica e film storico), per ottenere un effetto ulteriormente, iperbolicamente, veritativo circa la "memoria della colpa" dello sterminio degli Ebrei. In questo senso il film pesca molto anche in ambito filosofico, e le ultime parole della giornalista Julia Jordan, possiedono giustappunto un sapore filosofico, etico, che risuona altissimo, in modo quasi assordante, nelle ultime toccanti, definitive sequenze del film. La fotografia di Pascal Ridao è essa stessa pura poesia visiva, basti menzionare le inquadrature in campo medio e dall'alto, di Sara e della sua amica Rachel mentre corrono nel campo di grano, dopo essere fuggite dal campo di smistamento francese, per poi raggiungere la fattoria di Jules Dufaure (un Niels Arestrup grandioso, semplicemente grandioso). Stesso discorso vale per la luce che si diffonde e circonfonde lo spettatore durante le sequenze in cui Sara, già adolescente, cammina sulla spiaggia in Normandia, dopo lo sbarco degli americani. Dicevo all'inizio che il film è anche "perturbante", e mi riferisco ovviamente alla sequenza del ritorno a casa di Sara, quando cioè Sara userà, ahilei, la sua chiave, e scoprirà ciò che vedrete anche voi se andrete a vedere questo film. Ho scritto "ahilei", ma sarebbe meglio dire "ahinoi", poichè quel primo piano di Sara va a cadere dentro la nostra anima con un tonfo il cui eco rimane in noi per giorni interi. "La chiave di Sara" è un grande film sull'Olocausto, o per meglio dire è una sublime poesia che ti strazia il cuore, dall'inizio alla fine. Non lo consiglierei certamente a tutti. Anzi, solo a chi possiede il coraggio di avere paura, ed è in perfetta forma psicofisica.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Gilles Paquet-Brenner, &lt;b&gt;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Serge Joncour, Gilles Paquet-Brenner &lt;b&gt;Fotografia: &lt;/b&gt;Pascal Ridao &lt;b&gt;Montaggio: &lt;/b&gt;Hervé Schneid &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Kristin Scott thomas, Mélusine Mayance, Niels Arestrup, Frédéric Pierrot, Michel Duchaussoy, Dominique Frot, Gisèle Casadesus, Aidan Quinn, Natasha Mashkevich&lt;b&gt;&amp;nbsp;Nazione: &lt;/b&gt;Francia&amp;nbsp;&lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Hugo Production, TF1, Studio 37, &amp;nbsp;France 2 Cinema &lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;111 min.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/20hP1b2dbNc?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-8728907870084260815?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/8728907870084260815/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/la-chiave-di-sara-di-gilles-paquet.html#comment-form' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8728907870084260815'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8728907870084260815'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/la-chiave-di-sara-di-gilles-paquet.html' title='La chiave di Sara, di Gilles Paquet-Brenner (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/20hP1b2dbNc/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-5153994437245161270</id><published>2012-01-27T10:36:00.000-08:00</published><updated>2012-01-27T10:36:17.132-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>Per la Giornata della Memoria</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.parrocchia-sanrocco.it/Cinema/locandina%20La%20chiave%20di%20Sara.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.parrocchia-sanrocco.it/Cinema/locandina%20La%20chiave%20di%20Sara.jpg" width="223" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-5153994437245161270?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/5153994437245161270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/per-la-giornata-della-memoria.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5153994437245161270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5153994437245161270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/per-la-giornata-della-memoria.html' title='Per la Giornata della Memoria'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-211101153527465153</id><published>2012-01-26T00:03:00.000-08:00</published><updated>2012-01-26T00:03:01.321-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>Pausa musicale</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sonny Rollins: "The Everywhere Calypso"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/n1FBKxFHAxI?rel=0" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-211101153527465153?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/211101153527465153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/pausa-musicale.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/211101153527465153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/211101153527465153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/pausa-musicale.html' title='Pausa musicale'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/n1FBKxFHAxI/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-5532142571063992948</id><published>2012-01-14T06:47:00.000-08:00</published><updated>2012-01-14T06:47:49.560-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>The Innkeepers, di Ti West (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-WIcMdxzjThk/TwJJgXwFe-I/AAAAAAAAEb8/XhdyWYFgBOY/s1600/the-innkeepers-poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-WIcMdxzjThk/TwJJgXwFe-I/AAAAAAAAEb8/XhdyWYFgBOY/s400/the-innkeepers-poster.jpg" width="270" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Lo Yankee Pedlar Hotel sta per chiudere definitivamente i battenti dopo anni di onorato servizio. Nelle ultime settimane di apertura sono rimasti a condurlo la ventenne asmatica Claire e il solitario e più maturo Luke, appassionato di case infestate da fantasmi, e che per questa ragione ha fondato un sito web apposito con filmati e foto, ma perennemente "under construction". Più si avvicinano i giorni della chiusura definitiva dell'hotel, arrivano nuovi strani clienti, in particolare l'ex-attrice Leanne Rease-Jones, e un attempato signore che a tutti i costi vuole risiedere nella stanza 353. Misteriosi e cupi avvenimenti cominciano ad accadere.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;"The Innkeepers", ultima opera di Ti West, è un oggetto&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;evocativo-&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;perturbante raffinato, suntuoso, a tratti autoreferenzialmente freddo in modo addirittura disturbante per un certo tipo di pubblico, magari abituato alle solite sceneggiate splatteriformi che Hollywood sforna da mane a sera. A partire dai titoli di testa, con quelle lettere che si decompongono e scivolano via sulla dissolvenza dei nomi in scorrimento, cullati dalla elegantissima, incisiva colonna sonora di Jeff Grace, il film si staglia subito, davanti ai nostri occhi, come un monumento di bellezza non usuale. Ti West si prende tutto il tempo e tutto lo spazio per dire e fare cinematograficamente ciò che desidera: lunghissimi, quasi bergmaniani dialoghi tra i due principali protagonisti; movimenti di macchina lenti, felpati, lontani sideralmente da qualsiasi &amp;nbsp;frenesia adrenalinica di sorta; effetti speciali dosati in quantità omeopatica, cum grano salis; interazione tra i vari personaggi quasi teatrale, e ingresso di nuovi personaggi all'interno di una sceneggiatura pacata, fluidissima, un velluto narrativo che si srotola piano piano, anzi pianissimo. Questo è almeno ciò che cogliamo nella prima lunga ora di pellicola, nella quale, potremmo dire, banalizzando, che nel film "non succede niente". Ma Ti West non vuole "far succedere", vuole raccontare, e perchè ci sia racconto, occorre si crei il vuoto dell'ascolto. Non si può raccontare, sembra dirci il regista di Wilmington, in un "tutto pieno", in un rumereggiare di &amp;nbsp;effetti pseudo-perturbanti che servono solo come fuoco d'artificio che poi si spegne e scompare dalle nostre retine. Il raccontare implica un ritrarsi del "pieno", implica appunto un vuoto di tipo zen, nel quale tutto si deve fare silenzioso, perchè poi si senta, si intuisca la presenza, la vera voce del fantasma. Perchè di fantasmi stiamo appunto raccontando, in particolare di quello della defunta Madeline O'Malley, suicida per amore, e il cui cadavere è stato successivamente nascosto in cantina, almeno cent'anni prima dei fatti narrati nel film. Ti West è un regista molto giovane, ha 32 anni, ma in questo film evidenzia un talento, una sapienza visiva, una profondità di riflessione sul genere perturbante, che peraltro aveva già abbondantemente estrinsecato in "The House of the Devil", del 2009, da lasciare increduli. Ma è proprio l'uso del "vuoto", quasi come concetto filosofico sotteso a tutta l'architettura di "Innkeepers", che mi ha fatto maggiormente pensare. Agli occhi di uno psicoanalista come il sottoscritto, questo film appare per esempio come molto "psicoanalitico", proprio per l'uso che fa dell'"assenza", dello "scarto", dell'evocazione, a partire da un genere che, antiteticamente, oggigiorno, sembrerebbe volgere lo sguardo verso il sensazionalistico, il concreto, il corporeo, cioè verso il collasso del simbolico, per stupire, ammaliare, sedurre. In "Innkeepers" è invece presente il pensiero, il segno, il rimando-ad-altro, cioè è un film che sembra di per sè un'interpretazione psicoanalitica, più che un contenuto da interpretare. Non è un sogno, sul quale si può dir qualcosa, è invece l'interpretazione del sogno stesso, in questo suo incedere narrativo-filmico che rimanda ad altro, senza mai mostrarlo appieno, e permanendo sempre in una sospensione di senso che apre all'ignoto del senso che verrà. Per questo sto parlando di film "psicoanalitico", perchè in fondo la tecnica psicoanalitica è proprio questo suo "levare" e non "aggiungere", perchè l'ignoto possa avere la possibilità di mostrarsi. Ti West infatti "toglie", crea spazi, allunga i campi, i tempi, svuota l'immagine da emozioni superflue, iperboliche. Pensiamo ad esempio alla scelta della pallida biondina Sara Paxton: geniale scelta che va nel senso sin qui definito. Una protagonista femminile lontanissima dagli stereotipi hollywoodiani del corpo femminile narcisistico, seduttivo, bulimico, tutto curve e rimandi erotici. La Paxton sembra una volontaria della croce rossa che passava di lì per caso, quando West faceva il casting. &amp;nbsp;E Pat Healy ha quell'aria da vicino di casa qualsiasi, oppure da vecchio cugino di famiglia tranquillone e nullafacente, ma felice del suo stato di inazione permanente. Entrambi interagiscono in modo sublime, accentuando il contrasto tra il loro liquido presente, e il denso passato condensato nel volto scuro e vuoto di Madeline O'Malley, le cui rare comparse, specificamente nella seconda parte del film, possiedono &amp;nbsp;l'impronta del "fantasma", ma nel senso psicologico del termine, cioè nel senso del "fantasma perturbante inconscio", il "passato" che si fa "presente" (se creiamo prima uno spazio di ascolto e di visione perchè esso si appalesi). A Ti West, cioè, interessa l'anima delle cose, non il deserto inanimato dell'intrattenimento superficiale e fine a se stesso. Dà grande prova di questo suo interesse esplorativo dell'inconscio filmico umano, e spero vivamente che questa sua ricerca estetica proceda e determini nuove mappe orientative in futuro. Un futuro che, per noi e per lui, gli auguro lungo, lunghissimo. Noi lo seguiremo sempre con entusiasmo e soprattutto con quella curiosità viva e aperta che possiamo vedere negli occhi dei bambini, quando giocano, avvolti in una dimensione in cui si irradia una vera conoscenza emotiva del mondo che li circonda. Ti West sa ritrovare questa dimensione di verità emotivo-estetico-simbolica nell'arte cinematografica cui si dedica. E di questo, grandemente, gli siamo grati. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Ti West &lt;b&gt;Soggetto e Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Ti West &lt;b&gt;Fotografia: &lt;/b&gt;Eliot Rockett &amp;nbsp;&lt;b&gt;Montaggio: &lt;/b&gt;Ti West &lt;b&gt;Musiche: &lt;/b&gt;Jeff Grace &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Sara Paxton, Pat Healy, Kelly McGillis, George Riddle, Lena Dunham &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;USA &lt;b&gt;Produzione:&lt;/b&gt; Dark Sky Films,&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Glass Eye Pix&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;(distribuzione: Magnet) &lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;100 min.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="276" width="520"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/48202"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/48202" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" allowfullscreen="true" width="520" height="276"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-5532142571063992948?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/5532142571063992948/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/innkeepers-di-ti-west-2011.html#comment-form' title='15 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5532142571063992948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5532142571063992948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/innkeepers-di-ti-west-2011.html' title='The Innkeepers, di Ti West (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-WIcMdxzjThk/TwJJgXwFe-I/AAAAAAAAEb8/XhdyWYFgBOY/s72-c/the-innkeepers-poster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>15</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-6738543149927217940</id><published>2012-01-07T13:23:00.000-08:00</published><updated>2012-01-07T13:23:34.252-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>The Darkest Hour, di Chris Gorak (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.cinemablend.com/images/news/27831/The_Darkest_Hour_Poster_Invites_You_Survive_The_Holidays_1320942028.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.cinemablend.com/images/news/27831/The_Darkest_Hour_Poster_Invites_You_Survive_The_Holidays_1320942028.jpg" width="216" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Un gruppo di giovani amici americani in vacanza a Mosca dovrà far leva su tutte le energie vitali a loro disposizione per fronteggiare un massiccio attacco alieno sottoforma di misteriose entità elettromagnetiche. Gli alieni sembrano indistruttibili...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Orrendamente tradotto in italiano con il tremendo titolo "L'ora nera", "The Darkest Hour" di Chris Gorak, a me non è sembrato così brutto come preventivato da molte voci ancor prima di vederlo. Non è certamente un capolavoro della sci-fi, ma inietta tuttavia guizzi di creatività inusuale nel genere. Innanzitutto perchè tocca di striscio il tema di "Vanishing on 7th Street" (2010) di Brad Anderson, ma se ne allontana subito, a partire da una location particolarmente suggestiva, la città di Mosca, meta esotica&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;e aliena&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;per un americano,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;già di per sè . Ulteriore spunto originale è l'immagine stessa dell'"alieno", che qui è pura potenza senza altra caratterizzazione o forma. Si tratta cioè di pura energia distruttiva, al cui semplice contatto l'Umano scompare: polvere era e polvere ritornerà, come accadeva, certo nel remake de "La&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Guerra&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;dei Mondi" (2005) di Steven Spielberg, ma qui senza le movenze riflessivo-moralistiche del regista di E.T. Gorak desidera semplicemente mettere in scena una prospettiva straniante, ripescando da stereotipi del cinema di fantascienza classico, ma senza cadere nel ripetitivo o, peggio, nello scimiottante. Raccontare oggigiorno una storia di "fantascienza" è poi molto difficile, considerata la mole di sottotesti, intrecci e livelli stratificati di storie "già &amp;nbsp;viste", cioè già raccontate. Il regista, art director di "Fight Club" (di Fincher, del 1999) e di "Minority Report"-2002 (di Spielberg, tratto da un racconto di Philip K. Dick), approdato alla regia con "Right at your door" (2006), sceglie di descrivere "non descrivendo" l'alieno, cioè segnalandocelo soltanto come forza, vettore energetico privo di qualsiasi altra connotazione, &amp;nbsp;scelta che appare in quanto tale molto riuscita, in primis nel suo intento evocativo e anti-saturante. La storia infatti comincia in modo mollemente edonistico, rappresentandoci questi due amici statunitensi, Sean (Emile Hirsch) e Ben (Max Minghella) che, giunti a Mosca, si apprestano a vivere notti di follie in esclusivi night-club della capitale. L'edonismo post-reaganiano non dura tuttavia molto, poichè gli alieni elettrici mandano tutto in black-out e cominciano la loro caccia all'essere vivente, costringendo tutti a un fuggi fuggi generale per salvarsi la pelle. Si creerà così, casualmente, un gruppetto di sopravvissuti in una città trasfigurata da scenari immediatamente postatomici, che vagherà per la metropoli, da edificio a edificio, dapprima alla ricerca di altri sopravvissuti, e poi di una potenziale arma di difesa dal nemico quasi-invisibile. Come dicevo all'inizio, non siamo di fronte ad un capolavoro di genere fantascientifico, nè tanto meno rispetto all'interazione tra i protagonisti che, in alcune occasioni non fanno altro che urlare e sparare nel vuoto, senza mai colpo ferire in senso estetico-filmico. Tuttavia abbiamo visto cose ben peggiori in altri film più pomposi e presuntuosi di questo "The Darkest Hour", che invece tiene un profilo basso ed equidistante da ogni eccesso, da qualsiasi parte lo si guardi, raccontando una storia dalla&amp;nbsp;sceneggiatura&amp;nbsp;certamente scontata ma che si regge sulle sue gambe dall'inizio alla fine, senza lodi sperticate, ma anche senza infamie particolari. Inoltre, parlando di personaggi e di storia (gli ingredienti essenziali di ogni sceneggiatura, appunto), mi è piaciuta non poco la coppia di russi con gatto annesso, incontrati dai protagonisti sul cammino: bohemien al punto giusto, sembrano appena usciti da un romanzo di Pennac, ambientato nella familiare e rustica Belleville, e donano un tocco di creatività inaspettata a tutto il plot, nonostante la veloce sparizione di uno dei due. Lo script si sfilaccia un pò nel prefinale, che vira verso un finale di pura inverosimiglianza. Ma perchè dovremmo aspettarci di trovare verosimiglianza in un film di fantascienza? Interni ed esterni sono poi allestiti, scelti e fotografati in modo molto suggestivo, e &amp;nbsp;rendono l'inverosimile decisamente digeribile, tollerabile. Direi quindi che a Chris Gorak va riconosciuto il merito di aver orchestrato un film di intrattenimento sci-fi che si pone decisamente al di sopra di molte opere contemporanee centrate su tematiche affini, e che, principalmente per questo motivo, unitamente agli altri sin qui detti, "The Darkest Hour" è un film del quale senza dubbio consiglierei la visione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Chris Gorak&amp;nbsp;&lt;b&gt;Soggetto e sceneggiatura: &lt;/b&gt;Jon Spaihts, Leslie Bohem, M.T. Ahern&lt;b&gt; &amp;nbsp;Fotografia:&lt;/b&gt;Scott Kevan&lt;b&gt; &amp;nbsp; Montaggio: &lt;/b&gt;Fernando Villena&lt;b&gt; &amp;nbsp;Musiche: &lt;/b&gt;Tyler Bates&lt;b&gt; &amp;nbsp;Cast: &amp;nbsp; &lt;/b&gt;&amp;nbsp;Emile Hirsch,&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Rachel Taylor, Olivia Thirbly, Joel Kinnaman, Max Minghella, Dato Bakhtadze, Yuri Kutsenko.&amp;nbsp;&lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;USA&lt;b&gt; &amp;nbsp; Produzione: &lt;/b&gt;Recency Enterprises, Summit Entertainment, Bazelev Production&lt;b&gt;&amp;nbsp; Durata: &lt;/b&gt;89 min.&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="298" width="520"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/43431"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/43431" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" allowfullscreen="true" width="520" height="298"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-6738543149927217940?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/6738543149927217940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/darkest-hour-di-chris-gorak-2011.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6738543149927217940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6738543149927217940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/darkest-hour-di-chris-gorak-2011.html' title='The Darkest Hour, di Chris Gorak (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-6455416408120268546</id><published>2012-01-04T01:31:00.000-08:00</published><updated>2012-01-04T01:33:36.994-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Letteratura'/><title type='text'>La ragazza senza volto, di Jo NesbØ (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.bookrepublic.it/static/covers/r_product/9788858500163.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.bookrepublic.it/static/covers/r_product/9788858500163.jpg" width="197" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Anno:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;2005&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Editore:&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;Tr. it. Piemme, Milano, 2010&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Traduzione:&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;Giorgio Puleo&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Pagine:&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;524&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;ISBN:&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;978-88-566-2090-0&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Euro:&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;12,00.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;La città di Oslo è coperta da una spessa coltre di neve, e tutti, come ogni anno, aspettano con impazienza il Natale. L'Esercito della Salvezza lavora alacremente per raccogliere fondi per tossici, rifugiati e senza tetto. Quando però, durante il concerto di Natale all'aperto, un membro dell'Esercito della Salvezza viene ucciso in mezzo alla folla festante, il commissario Harry Hole decide di dedicarsi completamente a questo strano caso. Si tratta apparentemente di un caso senza movente, ma è anche una buona occasione per Hole di stare lontano dagli alcolici.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;"La ragazza senza volto" è il quarto romanzo di Jo Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;tradotto in italiano da Giorgio Puleo &amp;nbsp;e pubblicato per i tipi di Piemme nel 2010. Rispetto ai tre precedenti non mi ha convinto,&amp;nbsp;poiché&amp;nbsp;l'ho trovato legnoso in molti punti, arrotolato e irto in altri, troppo involuto in altri ancora e, infine, banalmente virtuosistico in un finale che vuole (perché?) chiudere un cerchio narrativo in modo scioccamente moralistico. Non mi lascerò fermare, naturalmente, da questa delusione sul percorso, e continuerò la serie con "L'uomo di neve" e "Il Leopardo". Sono fatto così: quando incontro un'autore che sa catturare la mia attenzione, lo voglio conoscere bene, in ogni sua parola. Sono ossessivo in questo, e lo riconosco. Tuttavia questo "La ragazza senza volto" segna a mio avviso un punto di stallo narrativo in un autore che nelle tre precedenti opere sa invece produrre azione, psicologia dei personaggi, e gimcane narrative senza eguali. Il romanzo inizia con un flash-back già poco credibile di suo, cioè lo stupro di una ragazzina quattordicenne da parte di un altro ragazzo che poi incontreremo di nuovo nel corso di tutto il testo, fino ad una sorta di agnizione-redenzione finale che mette in campo il gruppo-simbolo dell'Esercito della Salvezza, rappresentazione di un'Amore incondizionato e disinteressato, ma minato al suo interno da una perversione che Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø sembra attribuire indirettamente all'intera umanità, allegoricamente. A me non sembra che quest'ultima sia una buona scelta stilistica, semplicemente&amp;nbsp;perché&amp;nbsp;la trovo una scelta grossolana, tagliata con la scure, e per giunta giustificata da una scrittura barocca, che ritaglia architetture alla Gaudì ma in una campagna desolata del Polesine, quindi senza perchè nè per come, o forse solo per esternare una maestria asettica nella costruzione di storie. Il riferimento geografico bizzarro che sto istituendo, e che incrocia appunto la Barcellona di Gaudì con il Polesine, non è casuale, poichè è isomorfa al fatto che Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø fa viaggiare continuamente i suoi personaggi, compreso il commissario Hole, da Oslo a Zagabria, mettendoci dentro pure le bombe della guerra di Vukovar, e concludendo il tutto in una toilette dell'areoporto internazionale della capitale norvegese. Tutto questo per organizzare un thriller che ha come focus lo stupro vendicato da un killer di Vukovar assoldato appunto a Zagabria. Una roba insomma estremamente macchinosa, complicata, scarsamente credibile, che a tratti non può che apparire raffazzonata nonostante i fili dell'intreccio siano tesi sempre al punto giusto e la logica del "giallo" si mantenga fino al termine dell'estenuante viaggio che facciamo insieme a Hole e compagni. Ma anche le caratterizzazioni dei nostri "compagni di viaggio" appaiono sterilizzate, rispetto ai precedenti romanzi dello scrittore norvegese. Sterilizzate e schiacciate da una storia mastodontica quanto fredda e coinvolgente sino a un certo punto. Vi confesso che mi dispiace assai sconsigliare questo libro, ma non posso mettere la sordina alle risonanze negative che ha prodotto in me, nonostante Nesb&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ø sia un autore che ho fin qui apprezzato moltissimo. Esistono peraltro crisi dure anche nei rapporti di coppia più consolidati, e quindi non è forse strano che &amp;nbsp;il benemerito norvegese, musicista rock, giornalista, ma soprattutto autore amato da milioni di lettori, faccia saltare la mosca al naso (leggi: girare i coglioni) al suo pubblico,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;una volta tanto&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;. "La ragazza senza volto", come dicevo: sconsigliato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-6455416408120268546?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/6455416408120268546/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/la-ragazza-senza-volto-di-jo-nesb-2010.html#comment-form' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6455416408120268546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6455416408120268546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2012/01/la-ragazza-senza-volto-di-jo-nesb-2010.html' title='La ragazza senza volto, di Jo NesbØ (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-5224329791114487893</id><published>2011-12-23T14:08:00.000-08:00</published><updated>2011-12-23T14:08:36.928-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>Buon Natale</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_DDeQfljlnJk/TPVmD00G3aI/AAAAAAAABAU/kspOC1OEK0U/s1600/emily_the_strange2_0+Christmas.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/_DDeQfljlnJk/TPVmD00G3aI/AAAAAAAABAU/kspOC1OEK0U/s320/emily_the_strange2_0+Christmas.jpg" width="231" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;A tutti i lettori di questo blog i migliori Auguri di Buon Natale e di un meritato riposo dalle fatiche lavorative, che dovrebbero finalmente addivenire ad un attimo di pausa, ad una radura tranquilla, sebbene momentanea di felicità.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-5224329791114487893?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/5224329791114487893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/12/buon-natale.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5224329791114487893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5224329791114487893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/12/buon-natale.html' title='Buon Natale'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_DDeQfljlnJk/TPVmD00G3aI/AAAAAAAABAU/kspOC1OEK0U/s72-c/emily_the_strange2_0+Christmas.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-6330877107077151351</id><published>2011-12-18T11:13:00.000-08:00</published><updated>2011-12-19T03:40:29.623-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Hostel Part III, di Scott Spiegel (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.filmofilia.com/wp-content/uploads/2011/10/Hostel-Part-3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.filmofilia.com/wp-content/uploads/2011/10/Hostel-Part-3.jpg" width="236" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Durante un addio al celibato a Las Vegas, una coppia di amici, Scott e Carter, si trovano coinvolti in una setta di misteriosi e sadici loschi figuri, facenti parti dell' Elite Hunting Club. La vicenda prenda una ulteriore brutta piega, nel momento in cui Scott scopre che il suo miglior amico Carter ha strani legami con il gruppo omicida.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Un film appartenente al sottogenere cosiddetto &lt;i&gt;torture porn &lt;/i&gt;potrebbe essere una buona occasione per portare avanti una riflessione in ambito artistico sul tema dell'odio nell'uomo, sulle sue multiformi estrinsecazioni e varianti, sulle sue origini e sulle possibili modalità di poterlo rappresentare in un modo socialmente condiviso e fruttuoso. In questo senso "Martyrs" di Pascal Laugier o "Funny Games" di Michael Haneke, vanno precisamente in questa direzione, poichè descrivono ciò che Hanna Harendt ha definito la "banalità del male" (riferendosi alla follia nazista). Il film di Scott Spiegel, uscito direttamente in DVD, invece butta via in 88 minuti di pellicola qualsiasi occasione riflessiva, critica, o di pensiero relativamente al tema di cui stiamo parlando, e in tal maniera si pone come la perfetta conclusione dell'inutile triade di "Hostel", inaugurata da Eli Roth nel 2005. D'altra parte cosa vogliamo attenderci da uno Scott Spiegel che da anni frequenta il lato più easy e business-oriented dell'horror da intrattenimento holliwoodyano? Non certo la profondità di un Haneke, appunto, che riflette sull'odio e sull'aggressività umana con un cipiglio sempre molto filosofico. Non credo sia infatti un caso che Spiegel ambienti questo pacchianissimo e indigeribile "Hostel part III" a Las Vegas, patria dell'effimero statunitense, un effimero mescolato, con ambiguità tutta americana, ad un puritanesimo che fa sì che nel film una delle vittime immolate dai torturatori sia vestita da cheerleader. Questo è l'immaginario perturbante yankee odierno: una cheerleader ricoperta di scarafaggi tropicali. Notevole contrasto, no? Un pò come quello delle fontane in stile Versailles di Las Vegas, ma collocate in mezzo al deserto. Wow. Ogni tanto Spiegel cerca di scimiottare il Laugier di "Martyrs", ma con effetti solamente comici, vedi la sequenza dello scorticamento facciale, che rimanda alla tortura finale di "Martyrs", ma attraverso modalità penosamente imitative. Il regista, come già accennato, punta tutto sul contrasto, come dimostra un montaggio iper-alternato che oscilla continuamente tra esterni rutilanti di casinò, bottiglie colorate di Bourbon e culi sodi di lapdancer, e i bui corridoi della sede dell'Elite Hunting Club. Un contrasto che diventa completamente fine a se stesso, e che ci fa molto presto venir voglia di spegnere tutto e andarcene a fare una salubre passeggiata in montagna, in un giorno di sole. Diciamo pure che quello di giustapporre inquadrature dalle differenti luminosità (contrasto, appunto) rimane l'unica arma a disposizione di un filmaker le cui braccia sono state sottratte purtroppo all'agricoltura, area professionale che dai suoi bicipiti avrebbe tratto molti più vantaggi che non quella del cinema. Un esempio? Spiegel non è neppure, e seppur vagamente in grado di rendere l'atmosfera carceraria dei sotterranei in cui sono imprigionate le vittime del Club. Non ha mai visto un film carcerario, quindi? Da dove si ispira? Da "Il Miglio Verde", forse? Probabilmente. Inutile dire che se i talenti estetici del nostro sono quelli di cui stiamo facendo la cronaca, la conduzione degli attori è una roba da pubblicità serale del Chevas Regal, anzi magari quella è anche più raffinata. Attori che sembrano merluzzi affumicati su un bancone di pescivendolo decorato da addobbi e luminarie natalizie. Volete il capitone? Ecco a voi dunque Brian Hallisay, il più affumicato di tutti. Gli altri seguono a ruota e non ha neanche senso citarli. Tutti pesci gelidi e smorti, incartati in una sceneggiatura vuota virante in un finale che tenta di alzare il tono dell'umore dello spettatore trasformando il&lt;i&gt; torture porn &lt;/i&gt;in film d'azione e sparatorie, per salvarsi in zona Cesarini. La partita è tuttavia comunque persa, aldilà del buon Cesarini, e il redde rationem finale tra i due amiconi sembra presa da un vecchio telefilm di Starsky &amp;amp; Hutch, uno di quelli venuti peggio, però. In sintesi il film di Spiegel non merita affatto la nostra attenzione, se non per motivi di filologia, che è appunto l'unico motivo che me lo ha fatto accostare.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;"Hostel Part III": zero "pensoso" e molto penoso. &lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Scott Spiegel &lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt; Michael Weiss, John Fasano &lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt; Andrew Strahorn &lt;b&gt;Montaggio&lt;/b&gt;: Brad E. Wilhite &lt;b&gt;Musiche:&lt;/b&gt; Frederik Wiedmann &lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt; USA &lt;b&gt;Produzione:&lt;/b&gt; Raw Nerve, Stage 6 Films &lt;b&gt;Durata:&lt;/b&gt; 88 min.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/aN0bpi3yaUY?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-6330877107077151351?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/6330877107077151351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/12/hostel-part-iii-di-scott-spiegel-2011.html#comment-form' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6330877107077151351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6330877107077151351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/12/hostel-part-iii-di-scott-spiegel-2011.html' title='Hostel Part III, di Scott Spiegel (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/aN0bpi3yaUY/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-7576846048086481110</id><published>2011-12-09T14:26:00.000-08:00</published><updated>2011-12-09T14:26:17.959-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>The Darkest Hour, di Chris Gorak (2011) - Trailer</title><content type='html'>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/VUznviXV-U8?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-7576846048086481110?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/7576846048086481110/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/12/darkest-hour-di-chris-gorak-2011.html#comment-form' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/7576846048086481110'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/7576846048086481110'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/12/darkest-hour-di-chris-gorak-2011.html' title='The Darkest Hour, di Chris Gorak (2011) - Trailer'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/VUznviXV-U8/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-6419840276055136755</id><published>2011-12-03T13:20:00.000-08:00</published><updated>2011-12-03T13:20:10.379-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lo specchio nel buio (il Perturbante freudiano e il Cinema Horror)'/><title type='text'>Lo specchio nel buio. Il Perturbante freudiano e il Cinema Horror (5)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.viagginews.com/wp-content/uploads/luna.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="238" src="http://www.viagginews.com/wp-content/uploads/luna.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;Continnuiamo oggi le nostre riflessioni psicoanalitiche in tema di Cinema Perturbante. Trovate le puntate precedenti ai seguenti link:&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.psicheetechne.blogspot.com/2010/11/lo-specchio-nel-buio-il-perturbante_2936.html"&gt;4.&lt;/a&gt;,&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.psicheetechne.blogspot.com/2010/11/lo-specchio-nel-buio-il-perturbante_4949.html"&gt;3.&lt;/a&gt;,&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.psicheetechne.blogspot.com/2010/11/lo-specchio-nel-buio-il-perturbante_17.html"&gt;2.&lt;/a&gt;,&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.psicheetechne.blogspot.com/2010/11/lo-specchio-nel-buio-il-perturbante.html"&gt;1.&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;Fin qui abbiamo&amp;nbsp; parlato&amp;nbsp; piuttosto lungamente di "responsabilit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;" rappresentativa del cinema perturbante, ma dobbiamo capire meglio sulla base di quale funzione specifica del mezzo cinematografico, si estrinsechi questa sua specifica responsabilit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;. Il mezzo e' in quanto tale un " oggetto evocativo", termine che prendo a prestito da Bollas, che nel suo testo "Il mondo dell'oggetto evocativo"&amp;nbsp; (2009), esamina con la profondit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; e l' acume che gli sono propri, il concetto di "associazione libera" in psicoanalisi. L'elemento per me pi&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;ù&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; interessante del pensiero di Bollas a riguardo, e' che secondo lui l'associazione libera non e' semplicemente un fenomeno verbale, ma si dà anche attraverso altri "oggetti", che possono essere anche oggetti concreti. Si possono fare associazioni libere infatti -afferma Bollas- anche attraverso opere d'arte, libri che si stanno leggendo, sinfonie che si stanno ascoltando, e - aggiungo io- &amp;nbsp;film che si stanno guardando. Ci&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;ò&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;' e' possibile poich&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;é&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; il cuore generativo dell'inconscio di ciascuno di noi, è disseminato lungo i molti luoghi della nostra esperienza, e non risiede solo e semplicemente in una mitica "interiorit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;" dell'individuo.&amp;nbsp; Si tratta di un concetto complesso, mi rendo conto, ma cerchiamo proprio per questo di esplorarlo meglio, poich&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;é&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; riteniamo sia molto utile ai fini del discorso che stiamo conducendo. Freud riteneva che l'inconscio fosse un "luogo mentale", un "territorio estero interno" all'individuo,&amp;nbsp; nel quale sta nascosta la storia infantile del soggetto, che va dissepolta e interpretata attraverso la psicoanalisi come trattamento curativo, unico metodo capace di avvicinarsi a questo territorio, mediante le tipicit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; della relazione tra analista e paziente. Questa tipicit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; estrinsecativa dell'inconscio, Bollas la chiama infatti, giustamente "coppia freudiana", la coppia, cio&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;è&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; costituita da analista e paziente al lavoro. Ma, sostiene Bollas, " l' inconscio non ha un posto soltanto. La vecchia idea che la vita mentale sia 'inconsciamente determinata' è riduttiva e reazionaria. Essa elimina i molti fattori interni ed esterni che contribuiscono alla vita inconscia di chiunque. I contenuti si articolano inconsciamente, ma le loro fonti sono in&amp;nbsp; migliaia di localit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; distribuite in tutto l'arco della nostra vita" (Bollas, 2009 pag. 9). Questa ridefinizione di inconscio, da parte dello psicoanalista inglese, appare fondamentale (si tratta di un tema importante che attraversa tutta la psicoanalisi contemporanea, peraltro)&amp;nbsp; per il nostro discorso, in quanto noi abitiamo formazioni inconsce preesistenti, costituite ad esempio dalla nostra famiglia, dalla nostra citt&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à, dai luoghi che abitiamo e dagli oggetti che usiamo quotidianamente&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;. Scrive Bollas:" Per Lacan il prestito pi&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;ù&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; significativo e' il linguaggio stesso, ma possiamo certamente aggiungere il modo in cui sogna la nostra societ&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; ( e ci&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;ò&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; che chiamiamo 'cultura' )" (Bollas, &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Arial Unicode MS&amp;quot;; mso-fareast-language: EN-US; mso-hansi-font-family: &amp;quot;Arial Unicode MS&amp;quot;;"&gt;ibidem&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;). E certamente un "modo in cui sogna la nostra societ&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;" e' il modo cinematografico di guardare a se stessa. Ci&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;ò&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; che vuol dire Bollas e' che se c' e' sogno, allora c'e'&amp;nbsp; un inconscio,&amp;nbsp; che non e' solo dislocato monadicamente&amp;nbsp; all'interno dell'individuo, ma e' disseminato ovunque, negli oggetti della cultura e della societ&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; che abitiamo. L'ambiente che abitiamo non e' infatti un ambiente solo sociale, ma anche un ambiente onirico, un ambiente che cio&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;è&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt;&amp;nbsp; evoca continuamente, incessantemente, attraverso gli oggetti plurimi da cui e' costituito, dei "treni associativi di pensiero" che vanno e vengono dall'interno del nostro inconscio, ma che dall'esterno culturale sono evocati. L' inconscio e' dunque come una chitarra le cui corde sono suonate da "molteplici linee di interesse psichico, che attraversano i momenti della vita come forma di radiante intelligenza silenziosa" (Bollas, 2009, pag. 10). Una di queste linee di interesse, che aggetta sulla soggettivit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; individuale e fa risuonare i suoi eventuali Se' nascosti,&amp;nbsp; e' certamente il cinema. In particolare il C.P. e' un oggetto evocativo straordinariamente potente, poich&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;é&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; fa vibrare corde molto antiche, fragilit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: 'Arial Unicode MS'; font-size: 12pt;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Helvetica; font-size: 12pt;"&gt; pluristratificate e incrostate dentro di noi, sollevando faglie protettive e togliendo maschere che pensavamo stabilmente posizionate (continua).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-6419840276055136755?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/6419840276055136755/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/12/lo-specchio-nel-buio-il-perturbante.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6419840276055136755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6419840276055136755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/12/lo-specchio-nel-buio-il-perturbante.html' title='Lo specchio nel buio. Il Perturbante freudiano e il Cinema Horror (5)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-8862729564057420682</id><published>2011-11-28T05:56:00.000-08:00</published><updated>2011-11-28T05:56:19.723-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Panic Button, di Chris Crow (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-AChBNUNKLts/TsBwnItSLWI/AAAAAAAACwk/FmS6ob1sn9U/s400/Panic_button_poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-AChBNUNKLts/TsBwnItSLWI/AAAAAAAACwk/FmS6ob1sn9U/s320/Panic_button_poster.jpg" width="226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Quattro giovani inglesi ricevono dal loro network preferito, 'All2gethr.com' , un viaggio premio con destinazione New York su un jet privato, a loro totale disposizione. Una volta saliti sull'aereo, dopo aver lasciato a terra i loro cellulari, vengono invitati a partecipare a un nuovo gioco virtuale, attraverso i pc di bordo. Si accorgeranno ben presto che, imprigionati su un velivolo che viaggia a 8000 metri di altitudine, stanno partecipando ad un gioco molto pericoloso, che ha in palio niente meno che la loro stessa vita...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E' interessante questa idea di Chris Crow ("Devil's Bridge" 2010), diciamolo subito e senza indugi. Si tratta, innanzitutto di un film molto inglese, soprattutto nella scrittura, che mi ha ricordato addirittura certe pieces teatrali di Harold Pinter, per l'ambientazione claustrofobica e per l'interazione, &amp;nbsp;dipinta con toni crudeli, tra i personaggi sulla scena. Come in una commedia di Pinter, la tensione sale gradualmente, per poi sfociare nella gratuità di una violenza umana insensata, quanto intrinsecamente comunque umana. Il sadismo di tutta una situazione che vede i quattro protagonisti rinchiusi nel loro sogno modesto, che si trasforma presto in un incubo, è modulato attraverso i modi freddi della fotografia di un ottimo Simon Poulter, che illumina un clima molto british, sebbene spostato a 8000 metri di altitudine. E' un sadismo gelidamente psicologico, per nulla &lt;i&gt;splatter&lt;/i&gt;, ma che, a maggior ragione, genera nello spettatore un effetto straniante, da operazione entomologica con l'insetto al microscopio da osservare nel suo stato di annichilimento senza speranza. La scrittura è davvero ben condotta, perchè parte in maniera lenta all'inizio, per poi procedere a scatti improvvisi, a colpi di scena e azioni di lotta tra i protagonisti, tutti elementi che lasciano il segno su chi guarda, senza voler mai cadere nell'inutilmente spettacoloso e/o effettistico gratuito. Il gioco al massacro si attorciglia lentamente come una vite americana attorno alla nostra curiosità, mantenendola vigile, ma senza &amp;nbsp;mai toccare troppo seduttivamente le corde di qualsiasi voyeurismo insito in ciascuno di noi. &amp;nbsp;Guardando il film, mi son detto: 'bè, son proprio bravi gli inglesi', tanto quanto ho avuto modo, varie volte, di dire: 'bè son proprio bravi i francesi'. In fatto di horror, naturalmente. Gli inglesi, tuttavia, come ho avuto modo di ribadire in altre recensioni a film anglosassoni, sembrano avere quel pizzico di cinismo filosofico in più, quel senso di letterario pessimistico-esistenziale che gli arriva chissà da dove, forse da Poe, forse addirittura da Shakespeare in persona, non lo so. Fatto sta che questo "Panic Button", oltre a farmi associare Pinter, mi ha fatto venire in mente il McEwan di "Cortesie per gli ospiti", per esempio. Il che non è poca cosa rispetto ai miei filoni associativi preconsci che abito e frequento più abitualmente. Ma torniamo al film, molto teatrale, molto drammaturgico, ripeto, nel senso proprio del "drama", nel quale i protagonisti si muovono recitando in modo sobrio ma intenso, mai isterico, o urlato, ma sempre sul pezzo, sul copione, consapevoli del fatto che loro sono lì per dar vita a una storia. Crow li dirige con movimento di macchina pacato, ovviamente quasi sempre in piano medio o primo piano, considerata l'angustia dello spazio dell'aereo maledetto, e alternando spezzoni video in bianco e nero, girati con videocamera digitale amatoriale in cui ci vengono mostrate le sequenze più violente. Aldilà del sottotesto un pò vieto, e di ispirazione chiaramente sociologica, che mira ad una critica dell'anonimato di certe frequentazioni del web indirizzate verso una deriva etica che Crow mette in primo piano nel suo script, se vogliamo trovare un ulteriore difetto nel film. questo è senz'altro l'uso della voce fuoricampo dell'aguzzino. Tale espediente ci ricorda troppo Jigsaw/Kramer della saga di "Saw", e non ci spieghiamo perchè Crow opti per questa banalissima soluzione, innestandola su una pianta che coltiva con tanto amore per 91 minuti di pellicola. Infatti è a partire dall'incipit, molto potente, spiazzante, che il regista mostra un talento inusuale, per poi introdurre questo aguzzino fantasmatico che però ci ricorda troppo il solito Jigsaw. Fortunatamente si tratta di una nota stonata che tutta l'architettura del film demistifica e ridimensiona alquanto, modulando sapientemente l'apparato estetico-visivo in ben altre e diverse direzioni rispetto a "Saw". Si poteva comunque a mio avviso evitare questo rimando, sebbene Crow non lo accentui oltre il limite del sopportabile. Terminiamo con una nota di merito alla colonna sonora di Mark Rutherford, che sa infiltrarsi nei punti giusti nella narrazione, sottolineando in modo fine e incisivo i momenti di svolta della storia. "Panic Button" è in sintesi un film che mi sento decisamente di consigliare.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Chris Crow&lt;b&gt; &amp;nbsp;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Chris Crow, Frazer Lee, John Shackleton, David Shillitoe&lt;b&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;Montaggio: &amp;nbsp;&lt;/b&gt;John Gillanders&lt;b&gt; &amp;nbsp;Fotografia: &lt;/b&gt;Simon Poulter&lt;b&gt; &amp;nbsp; Musiche: &amp;nbsp;&lt;/b&gt;Mark Rutherford&lt;b&gt;&amp;nbsp; Cast: &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Jack Gordon, Millie Midwinter-Lean, Elen Rhys, Scarlett Alice Johnson, Michael Jibson&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Nazione: &lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Gran Bretagna &lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; Produzione: &amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Movie Mogul Films&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Durata: &amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;91 min.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/5NHd4hKOxcE?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-8862729564057420682?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/8862729564057420682/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/11/panic-button-di-chris-crow-2011.html#comment-form' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8862729564057420682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8862729564057420682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/11/panic-button-di-chris-crow-2011.html' title='Panic Button, di Chris Crow (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-AChBNUNKLts/TsBwnItSLWI/AAAAAAAACwk/FmS6ob1sn9U/s72-c/Panic_button_poster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-1286491981917690649</id><published>2011-11-21T14:05:00.000-08:00</published><updated>2011-11-25T12:13:36.107-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Don't be Afraid of the Dark, di Troy Nixey (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.onlinemovieshut.com/wp-content/uploads/2011/06/dont-be-afraid-of-the-dark-poster1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://www.onlinemovieshut.com/wp-content/uploads/2011/06/dont-be-afraid-of-the-dark-poster1.jpg" width="268" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sally Hurst, ragazzina introversa e solitaria, è appena giunta a Rhode Island per vivere con suo padre Alex e la sua nuova fidanzata Kim, presa un'antica casa del 19esimo secolo, che stanno restaurando. Mentre esplora la magione labirintica, Sally scopre una cantina nascosta, cui nessuno era mai giunto prima, eccetto il primo proprietario della casa. La ragazzina lascerà libera, senza volerlo, una razza di creature abitatrici del buio, dovrà convincere Kim e Alex della verità di questa sua scoperta...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E' presto detto che una pellicola prodotta e sceneggiata da Guillermo del Toro si fa guardare molto volentieri, soprattutto per capire meglio "dove vanno" l'immaginario e la poetica di questo interessantissimo regista. Ma questo, tanto atteso "Don't be Afraid of the Dark" non l'ha girato lui, bensì il suo protetto Troy Nixey, che si aggira nei labirinti fauneschi dell'immaginario deltoriano, cercando di non schiacciare i piedi al maestro, omaggiandolo, ma tentando anche di dire qualcosa di personale. Ci riesce? La mia risposta è assolutamente no, che potrei anche esprimere con il noto proverbio: "la montagna ha partorito un topolino". Monumentale è infatti l'allestimento scenografico, costituito principalmente da una enorme casa ottocentesca, ripresa in lungo e in largo in uno stile che fa sommessamente (e pateticamente) l'occhiolino al kubrickiano "Overlook Hotel". Ma qui non c'è traccia di alcuno "shining", c'è solo una bimbetta neanche tanto simpatica che a differenza dei suoi coetanei non ha paura di nulla, tantomeno di cantine muffose e oscure abitate da orridi animaletti schifosi e aggressivi, alla faccia di ogni ragionevole teoria del trauma infantile. La nostra Sally è inoltre incastrata all'interno di una sceneggiatura molto stantia e polverosa, che la vede edipicamente rivaleggiare con la nuova, bella, formosetta fidanzatina di papi, che naturalmente stravince su di lei in fatto di seduzione femminile, il che naturalmente rende Sally invidiosa e cattiva al punto da diventare inconsapevole medium verso l'aldilà dei mostriciattoli mordaci, i quali rappresentano il suo stesso odio. Originale, vero? Scherzi a parte, ci pareva in verità di aver già visto lo stesso canovaccio narrativo in "Coraline" (2009), di Henry Selick, ma Nixen non sembra affatto curarsene, tirando dritto per la sua strada, che considera probabilmente molto originale. Non così risulta però allo spettatore, che, memore di "Coraline", si aspetta che da un momento all'altro Sally sia risucchiata (finalmente!) dalla bocca del forno in cantina, ed entri nell'altro mondo fantastico, abitato da mostruose creature dai volti familiari. Ma non accade neppure questo, e l'unica sequenza interessante rimane quella dell'attacco a Sally da parte dei mostriciattoli rattiformi, nella grande biblioteca. Ben poca cosa tuttavia, e soprattutto scarsamente perturbativa dei nostri animi avvezzi a ben altre bombe emotive. I genitori di Sally sono poi praticamente l'antitesi di Jack e Wendy di "The Shining"; sono cioè due marionette legnose e inespressive al massimo grado dell'umana possibilità di rappresentazione, e per questo facciamo loro i complimenti. Peccato però che non dovevano qui interpretare delle marionette tipo Pinocchio, e a un certo punto uno pensa che abbiano sbagliato set, quantunque il buon Nixey li riprenda comunque col suo teleobiettivo. Un gran pasticcio, insomma, una fricassea di luoghi comuni condensati in 99 minuti di pura noia pseudo-neogotica, intinta per qualche secondo in una salsina à la Del Toro, il cui aroma cinematografico si disperde subito, non appena addentiamo il boccone. Ci domandiamo quindi come mai il grande chef Del Toro abbia desiderato così ardentemente porre il suo imprimatur su una pellicola così poco comunicativa, espressiva, perturbativa. Personalmente tale domanda rimane un grande mistero inglorioso per Del Toro, e fallimentare per Nixey. Discorso affine va fatto per l'utilizzo dei "mostri", che sono di una banalità a dir poco sconcertante, e, piuttosto, molto simili ai folletti che fanno i cassieri nella Banca di Harry Potter (vi ricordate? sì, quelli col naso adunco e con gli occhialini): ciò che di meno "mostruoso" si possa mai vedere in un film. Il regista ce li mostra poi col contagocce, e solo a circa tre quarti di pellicola riusciamo a scorgerne la faccia, che sembra un "bu-bu-settete" da scherzetto di Halloween abbandonato in soffitta da qualche bimbetto annoiato dalla noiosa provincia americana che lo circonda. Come avrete ormai capito bene, il film non si fa apprezzare da nessun punto di vista, neppure da quello della colonna sonora (di Beltrami e Sanders), nè da quello della fotografia (di Stapleton), che insiste sui toni acidi, forse per imprimere vanamente un senso di decadenza ottocentesca alla Dorian Gray ad una storia che non ne sente proprio la necessità. "Don't be Afraid of the Dark", film molto deludente e poco credibile. Sconsigliato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Troy Nixey&amp;nbsp;&lt;b&gt;Soggetto e sceneggiatura: &lt;/b&gt;Guillermo del Toro, Matthew Robbins &lt;b&gt;Fotografia: &lt;/b&gt;Oliver Stapleton &lt;b&gt;Montaggio: &lt;/b&gt;Jill Bilcock &lt;b&gt;Musiche: &lt;/b&gt;Marco Beltrami, Buck Sanders &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Guy Pearce, Katie Holmes, Bailee Madison, Alan Dale, Julia Blake, Nicholas Bell, Edwina Ritchard&lt;b&gt;&amp;nbsp;Nazione: &lt;/b&gt;Australia, USA &lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Gran Via, Miramax Films, Tequila Gang&lt;b&gt;&amp;nbsp;Durata: &lt;/b&gt;99 min.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/S0eabwL1Sxg?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-1286491981917690649?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/1286491981917690649/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/11/dont-be-afraid-of-dark-di-troy-nixen.html#comment-form' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/1286491981917690649'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/1286491981917690649'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/11/dont-be-afraid-of-dark-di-troy-nixen.html' title='Don&apos;t be Afraid of the Dark, di Troy Nixey (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/S0eabwL1Sxg/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-4707164513773911448</id><published>2011-11-12T13:24:00.000-08:00</published><updated>2011-11-12T13:24:41.116-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>Hallelujah</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://cdn.blogosfere.it/internetepolitica/images/thend-anteprima-400x265-515789.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="212" src="http://cdn.blogosfere.it/internetepolitica/images/thend-anteprima-400x265-515789.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Berlusconi si è dimesso. E' un giorno storico per la nostra democrazia. Dopo molti, troppi anni, possiamo finalmente segnalare questa buona, ottima notizia. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-4707164513773911448?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/4707164513773911448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/11/hallelujah.html#comment-form' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4707164513773911448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4707164513773911448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/11/hallelujah.html' title='Hallelujah'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-8130969851196078246</id><published>2011-11-08T00:15:00.000-08:00</published><updated>2011-11-08T00:15:25.881-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Letteratura'/><title type='text'>Lo Zen e l'arte di non sapere cosa dire, di Stefano Bolognini (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.limpidamente.it/images/libri/libri.bollati-boringhieri.bolognini.lo-zen-e-l-arte-di-non-sapere-cosa-dire.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.limpidamente.it/images/libri/libri.bollati-boringhieri.bolognini.lo-zen-e-l-arte-di-non-sapere-cosa-dire.jpg" width="208" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;&lt;b&gt;Anno: &lt;/b&gt;2010 &lt;b&gt;Editore: &lt;/b&gt;Bollati Boringhieri &lt;b&gt;Pagine: &lt;/b&gt;150 &lt;b&gt;ISBN: &lt;/b&gt;978-88-339-2149-5 &lt;b&gt;Euro: &lt;/b&gt;14,00&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 20px;"&gt;Considerata l'ininterrotta pioggia battente di questi giorni e i cieli plumbei che ci sovrastano, mi sembra buona cosa alleggerire l'aria e l'atmosfera autunnale, parlando di questo gustosissimo libro di Stefano Bolognini, psicoanalista di Bologna, Presidente della Società Psicoanalitica Italiana e da pochissimo eletto Presidente dell'IPA (International Psychoanalytical association). E' utile premettere che questa sua ultima opera non è un libro di psicoanalisi, cioè non si rivolge affatto agli addetti ai lavori. Al contrario si rivolge a chiunque, poichè vuole descrivere,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 20px;"&gt;come recita il sottotitolo in copertina,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 20px;"&gt;"le strabilianti avventure nascoste nella vita quotidiana". Con mano leggera e spirito associativo-evocativo da uomo della strada che cammina nel mondo e riflette sui cambiamenti dell'oggi, non dimenticandosi della memoria sociale e familiare che sottende questo "oggi" che viviamo, Bolognini ci propone semplicemente sue riflessioni riguardanti il quotidiano, dipinto secondo le sue varie coloriture. Si tratta di brevi capitoletti a tema, quali ad esempio, l'uso che i giovani fanno dei progetti Erasmus, oppure da dove deriva il gusto universalmente condiviso della cotoletta, oppure ancora le sensazioni nascoste che proviamo quando i mendicanti per strada ci chiedono l'elemosina. Come si vede sono temi derivanti dalla quotidianità più quotidiana, una quotidianità dietro la quale si celano mondi, immagini, storie, che attraversano la Storia e giungono al Presente formando e informando le nostre percezioni giornaliere. Lo stile di Bolognini è spassoso, e insieme delicato, &amp;nbsp;riflessivo, introspettivo, come era accaduto anche nel suo precedente "Come vento, come onda" (2008), altra opera che consiglio vivamente di leggere. "Lo Zen e l'arte di non sapere cosa dire" sembra un dipinto ad acquerello, composto da lievi tratti dai colori pastello, come quei piccoli arcobaleni che si intravvedono in giardino, tra una quercia e una camelia, durante certe pioggerelline primaverili. E' un toccasana per lo spirito, un digestivo delicato per questi tempi bulimici, perchè invita a fermare il tempo, a fermarsi di fronte alle vicende quotidiane che ci occorrono, invitandoci a pensarle, disvelarle, soppesarne l'importanza. Il libro è anche un omaggio alla Storia e alla memoria in quanto tale, poichè in molte sue parti ha come protagonista la famiglia bolognese dell'Autore, cioè i suoi "avi": il quadrisnonno Raffaele, che "emigra" da Bologna a Imola intorno al 1880, ma poi, terrorizzato da tale distanza (circa 30 chilometri), fa dietrofront e ritorna alla sua amata Bologna; la nonna Clementina, che, interpellata su vari argomenti, soleva appunto rispondere "Non si sa che cosa dire", sospendendo il senso delle cose, e aprendo la mente altrui a pensieri ulteriori e insaturi. Dietro queste storie si coglie la grande umilità e soprattutto il grande amore per l'Umano, da parte di un Autore la cui passione per la Psicoanalisi, come metodo conoscitivo e come cura (di sè e dell'altro), si coglie palpabilmente, in filigrana, tra le pagine del libro. "Lo Zen e l'arte di non sapere cosa dire": consigliatissimo, e da leggere mentre fuori piove, seduti sulla poltrona più comoda del salotto, sorbendo una tisana calda, e lasciandosi andare, abbandonando la mente ad una dimensione il più possibile sognante e introspettiva.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-8130969851196078246?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/8130969851196078246/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/11/lo-zen-e-larte-di-non-sapere-cosa-dire.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8130969851196078246'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8130969851196078246'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/11/lo-zen-e-larte-di-non-sapere-cosa-dire.html' title='Lo Zen e l&apos;arte di non sapere cosa dire, di Stefano Bolognini (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-8385047937981863820</id><published>2011-10-29T06:25:00.000-07:00</published><updated>2011-10-29T06:43:15.897-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>The Thing, di M. van Heijningen Jr.(2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://cdn.screenrant.com/wp-content/uploads/The-Thing-2011-poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://cdn.screenrant.com/wp-content/uploads/The-Thing-2011-poster.jpg" width="270" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Antardide. In una base scientifica norvegese, un gruppo di scienziati entra in contatto con una forma di vita aliena che trovano congelata in una grotta poco lontana dalla base. Gradualmente, e loro malgrado, scoprono che questo essere alieno è in grado di mutare aspetto ed assumere le sembianze di qualsiasi forma di vita umana o animale che riesce a contagiare. Lo scongelamento della "cosa" provocherà eventi sempre più catastrofici...&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Di cosa ci accingiamo a parlare? Nientemeno che del &lt;i&gt;prequel &lt;/i&gt;di "La Cosa" (1982) di John Carpenter, a sua volta remake di "La cosa da un'altro mondo" (1951) di Howard Hawks. Ne deriva quindi la necessità di maneggiare con cura un oggetto estetico che si carica sulle spalle grossissime responsabilità, un oggetto, cioè, denso di rimandi, associazioni di idee, valenze storico-cinematografiche, e chi più ne ha più ne metta. Già a partire dall'idea di raccontarci cosa è successo nella base norvegese "prima" del narrato carpenteriano, implica dare un'interpretazione specifica al remake del 1982. Implica cioè pensare che il film di Carpenter &amp;nbsp; necessiti di un disvelamento narrativo, rispetto a un plot che si pensa in qualche modo incompiuto, o comunque meritevole di approfondimento. Implica porsi nell'ottica di misurarsi con un maestro, nonchè con una delle sue opere maggiormente mitopoietiche, archetipiche, irraggiungibili e irripetibili. V&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;an Heijningen&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Jr. è&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;consapevole di queste implicazioni? Direi proprio di no. Prima di tutto perchè appiattisce tutta la costruzione narrativa sugli effetti speciali, &amp;nbsp;aspetto importante, anzi sensazionale, nell'originale del maestro. Ma ciò che nel 1982 era davvero sensazionale e nuovo, qui, nel 2011, appare quasi obsoleto, inutilmente ripetitivo, per non dire urtante. Sono anni che ci vomitano addosso effetti speciali di ogni genere, e in questo nuovo "The Thing" la combinazione tra effetti speciali classici e CGI rende tutto il reparto &lt;i&gt;make-up and special effects &lt;/i&gt;una specie di congegno baroccheggiante nel quale si intravede un notevole compiacimento, da parte del regista, a mostrare quanto sia bravo, quanto sia moderno, a riprodurre trasformazioni corporee incredibili: braccia appese a molli deformazioni scheletriformi con inserzioni di zanne dentate; facce che si separano da se stesse come in un quadro vivente di Francis Bacon, ma in presa diretta; lunghe chele serpentiformi che emergono dal ventre come i vibranti capelli di Medusa. La potenza dell'alieno è resa cioè attraverso suggestioni visive appunto tra il barocco e lo stile pittorico di Bosch ne "Il giardino delle delizie", e la povera paleontologa Kate Lloyd (una Mary Elizabeth Winstead piuttosto spenta e mutacica, in verità), è costretta a vedere fusioni di corpi umani e smembramenti improvvisi di arti che diventano ragni e scolopendre inimmaginabili, lei che pensava di tornarsene al suo laboratorio con qualche innocuo trilobite extraterrestre. Tutto questo baraccone effettistico è anche suggestivo, cioè ha la funzione di liberare la mente dai nostri impegni quotidiani, come se andassimo a vedere un rettilario australiano, nel week-end con i bambini. Purtroppo si tratta solamente di questo però, e il film brucia velocemente, come una sigaretta accesa in un giorno di vento. Il tema del "fuoco" è peraltro anche qui (come nell'originale di Carpenter) centrale, ma il problema narrativo del film è che anch'esso segue il destino carbonizzante de "la cosa", incendiata a più riprese dai lanciafiamme norvegesi. Un film, cioè senza alcuno spessore stilistico, dalla sceneggiatura monocorde, che a tratti riprende, con scarsissimo effetto, suggestioni da opere come "Alien" (1979), soprattutto nelle carrellate lungo i corridoi bui, alla ricerca (vana) del "mostro". La tensione, la paranoia di gruppo che abbiamo tanto apprezzato nel film di Carpenter, qui si riduce a qualche urlo, a qualche schiamazzo nella sala-bar della base, per poi passare subito a qualche bella trasformazione dell'uno o dell'altro membro dello staff. In estrema sintesi&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Matthijs van Heijningen&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Jr. non offre nessun contributo interessante al mito de "La Cosa": si misura col suo prestigioso predecessore semplicemente amplificando a dismisura l'elemento effettistico, e riducendo al minimo l'aspetto interattivo-gruppale, affossando del tutto ogni possibilità di sviluppo creativo di una storia dalle potenzialità considerevoli. Dopo che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;van Heijningen&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Jr. ci ha raccontato cosa è successo nella base norvegese, "prima" di ciò che accadde nella più famosa base statunitense, ci viene una gran voglia di tornare a vederci il film di Carpenter, i suoi bellissimi, intensi campi lunghi esterni sui paesaggi innevati, i suoi claustrofobici piani sequenza interni, lasciandoci alle spalle al più presto Kate e i suoi amici. Personaggi che dimentichiamo infatti molto presto, inghiottiti anche loro nella mucillagine biologica che invade ogni sequenza. "The Thing" (2011), è un&amp;nbsp;&lt;i&gt;prequel &lt;/i&gt;davvero inutile, a tratti ridondante nel volere stupirci a tutti i costi mostrandoci le multiformi deformazioni aliene, e con un prefinale che diventa un banale &lt;i&gt;survival horror&lt;/i&gt;&amp;nbsp;come tanti ne abbiamo visti&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;Musica (di Marco Beltrami), e fotografia (di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Michel Abramowicz) non imprimono particolari spinte vitali ad un corpus filmico che si affloscia morendo su se stesso, di morte naturale, in un finale, ancora una volta inutilmente, tirato per le lunghe. "The Thing" (2011): film del tutto superfluo, comunque ininfluente, e da dimenticare.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Matthijs van Heijningen&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Jr.&lt;b&gt; &amp;nbsp;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Eric Heisserer, John W. Campbell&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Jr. &lt;b&gt;Fotografia: &lt;/b&gt;Michel Abramowicz&lt;b&gt; &amp;nbsp;Musiche: &lt;/b&gt;Marco Beltrami&lt;b&gt; &amp;nbsp;Montaggio: &lt;/b&gt;Peter Boyle, Julian Clarke, Jono Griffith&lt;b&gt; &amp;nbsp; Cast: &lt;/b&gt;Mary Elizabeth Winstead, Joel Edgerton, Ulrich Thomsen, Eric Christian Olsen, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Paul Braunstein, Trond Espen Seim, Kim Bubbs,&amp;nbsp;&lt;b&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;Nazione: &lt;/b&gt;USA, Canada&lt;b&gt;&amp;nbsp; Produzione: &lt;/b&gt;Morgan Creek Productions, Strike Entertainment&lt;b&gt;&amp;nbsp; Durata: &lt;/b&gt;103 min.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/UKjErC2JLQc?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-8385047937981863820?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/8385047937981863820/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/10/thing-di-m-van-heijningen-jr2011.html#comment-form' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8385047937981863820'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8385047937981863820'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/10/thing-di-m-van-heijningen-jr2011.html' title='The Thing, di M. van Heijningen Jr.(2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/UKjErC2JLQc/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-4190551139691325792</id><published>2011-10-12T07:45:00.000-07:00</published><updated>2011-10-12T07:45:38.619-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Apollo 18, di G. Lòpez-Gallego (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://cdn.screenrant.com/wp-content/uploads/apollo-18-poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://cdn.screenrant.com/wp-content/uploads/apollo-18-poster.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Nel 1970 la spedizione lunare NASA Apollo 18, venne lanciata nello spazio, ma incontrò parecchie e tragiche difficoltà lungo il suo percorso. Gli eventi che seguirono al lancio della spedizione furono così terribili che la NASA decise di nasconderli al mondo, arrivando a dichiarare che la missione non fu mai realizzata. Il film ci mostra cosa successe veramente...&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;"Apollo 18" è tutto costruito secondo la tecnica del &lt;i&gt;"found footage"&lt;/i&gt;, che consiste nel generare una storia filmica a partire da presunti "documenti reali". Si tratta, in altre parole, di un &lt;i&gt;mockumentary&lt;/i&gt;&amp;nbsp;più raffinato, per così dire, presentatoci come una sorta di documentario costruito tramite le "vere" riprese degli astronauti che hanno preso parte alla "vera" spedizione Apollo 18. Così infatti il film si presenta, in modo spoglio, scarno, come se il regista semplicemente ci mostrasse cos'ha trovato in un archivio segreto della NASA. Ma "Apollo 18" risulta, all fine, un film riuscito, soprattutto&amp;nbsp;perché sembra un sogno, cioè il sogno che Gallego fa &amp;nbsp;di una spedizione che non è mai realmente avvenuta. E' questo suo aspetto "onirico", favorito anche dalle riprese non nitide, da videocamera amatoriale in movimento, a rendere il film gradevole e spiazzante al contempo, soprattutto perchè capace di aprirci ad un "altrove" sognante, che è poi quello, anche mitico della Luna. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;I nostri astronauti sembrano infatti dei cavalieri ariosteschi caduti sulla Luna per ritrovarvi un senno che invece perdono del tutto, poichè sul satellite amico, materno, luminoso, trovano invece l'Altro, lo Straniero, fonte di minaccia, imprevedibilità, straniamento cognitivo dato che le sue forme sono "strane", &lt;i&gt;unhuman&lt;/i&gt;, in senso sia estetico che etico. Dialoghi e psicologia degli astronauti sono condotti con saggia semplicità, senza spingere l'accelleratore su una caratterizzazione yankee&amp;nbsp;che sarebbe andata a detrimento dell'elaborazione di un allestimento giustamente claustrofobico: esterno selenico e interno della navicella sembrano infatti partecipare della stessa, siderale, atmosfera di isolamento pneumatico cui sono sottoposti i protagonisti della vicenda, isolamento che non viene alleviato dalla voce di Houston. Anzi, al contrario, il Capitano Benjamin Anderson (Warren Christie) e il suo equipaggio sono ben lontani dai climi cinematografici del famoso "Houston, abbiamo un problema" ("Apollo 13", 1995), e se anche pronunciassero quella frase, a nulla varrebbe l'aiuto tecnico della base terrestre. Sono soli, alle prese con un'incognita più grande di loro, sorpresi e atterriti dal ritrovamento di una navicella russa, che sulle prime li conforta, perchè tale ritrovamento sembra fornire una spiegazione, che poi aggrava invece la situazione, visto che le macchie di sangue che trovano al suo interno, non fanno certo presagire nulla di buono. Il film può risultare lento a tratti, forse anche faticoso nella percezione visiva ovviamente frammentaria in alcuni punti, tuttavia Gallego è in grado di imprimere una ritmica calibrata e alternata di colpi di scena e pause che a partire dal 40esimo minuto fa crescere la suspense fino a un climax interessante e che sa generare inquietudine (la sequenza in cui vediamo all'improvviso uno strano essere ragnesco camminare rapidamente all'interno del casco di uno degli astronauti, è qualcosa di veloce ma intensamente perturbante. Per non parlare, poi, delle interessanti sequenze di trasformazione psicofisica cui sono sottoposti i nostri eroi). A un prefinale piuttosto lento, segue tuttavia un finale molto efficace, definitivamente catastrofico, e anche abbastanza credibile, pur all'interno di una cornice di inverosimiglianza in stile [REC], che però è complessivamente ben armonizzata. Il film di Gallego si fa dunque vedere con un certo piacere perturbativo generale, anche perchè sa essere sufficientemente originale da elaborare una stilema &lt;i&gt;mockumentary &lt;/i&gt;che riprende molti spunti dalla mitopoiesi, appunto, di [REC], senza mai comunque appiattirvisi in modo copiativo. C'è da dire inoltre che non è facile in ogni caso, soprattutto oggi in cui lo stile&lt;i&gt;&amp;nbsp;"mocku" &lt;/i&gt;è diventato dilagante (vedi i vari "Paranormal Activity" e compagnia bella), sfornare un film finto documentaristico senza cadere in facilonerie o ripetitività inconsapevoli. Gallego scansa bene gli ostacoli sul suo cammino in questo senso, e per questo (e non solo) va premiato consigliando senz'altro la visione del suo film.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Gonzalo Lòpez-Gallego &lt;b&gt;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Brian Miller, Cory Goodman &lt;b&gt;Fotografia: &lt;/b&gt;Josè David Montero &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Warren Christie, Ryan Robbins, Ali Liebert, Andrew Airile, Lloyd Owen, Michael Kopsa, Kurt Max Runte &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;USA, Canada &lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Apollo 18 Productions, Bekmambetov Projects Ldt. &lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;86 min.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/H0tZ4PW1VQA?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-4190551139691325792?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/4190551139691325792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/10/apollo-18-di-g-lopez-gallego-2011.html#comment-form' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4190551139691325792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4190551139691325792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/10/apollo-18-di-g-lopez-gallego-2011.html' title='Apollo 18, di G. Lòpez-Gallego (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/H0tZ4PW1VQA/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-6312977453498491502</id><published>2011-10-06T01:33:00.000-07:00</published><updated>2011-10-06T01:38:29.682-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Letteratura'/><title type='text'>La stella del diavolo, di Jo NesboØ (2003)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.lastshopping.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/La-stella-del-diavolo-di-Jo-Nesbo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="251" src="http://www.lastshopping.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/La-stella-del-diavolo-di-Jo-Nesbo.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Oslo si trova nella morsa di una delle estati più torride che la storia ricordi. Anche mettere due patate sul fuoco sembra un supplizio, ma quando, in un appartamento del centro, delle grosse macchie nerastre si allargano nell'acqua delle patate che bollono in una pentola sul fornello, Vibeke Knutsen capisce che non può essere colpa del caldo e, sollevando i suoi occhi dalla pentola al soffitto, vedo un denso liquido scuro colare attraverso l'intonaco e scendere a gocce verso il basso. Al piano di sopra, il quinto, una donna giace in una pozza di sangue, assassinata.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Anno:&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;2003 &lt;b&gt;Editore: &lt;/b&gt;tr. it Piemme Milano, 2008 &lt;b&gt;Traduzione: &lt;/b&gt;Giorgio Puleo&lt;b&gt; &amp;nbsp; &amp;nbsp;Pagine: &lt;/b&gt;471&lt;b&gt; &amp;nbsp; ISBN: &lt;/b&gt;978-88-566-1981-2&lt;b&gt; &amp;nbsp; Euro: &lt;/b&gt;11,50.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La presente recensione è "spoilerosa", già a partire dalla riga seguente, dopo il punto, quindi chi prosegue è avvertito. L'elemento che di più permette di suggerire la lettura di "La stella del diavolo", terzo romanzo di Jo Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø tradotto in Italia da Giorgio Puleo, è il fatto fondamentale che qui ci sbarazziamo finalmente di Tom Waaler, collega (per modo di dire) e nemico numero uno del nostro eroe, Harry Hole. Ce ne sbarazziamo in modo catartico, attraverso la sua trucidissima morte, che avviene mediante amputazione del suo braccio, armato di pistola, all'interno dell'ascensore di una casa dello studente di Oslo. Ciò avviene nelle ultime, dense, angoscianti pagine del libro, che chiudiamo con un lungo, sofferto sospiro di sollievo che Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø ci permette finalmente di tirare, dopo ben tre romanzi! Il mostro è abbattutto, la vecchia strega bruciata, il babau annientato e di questo siamo grati allo scrittore norvegese. Discorso diverso va invece fatto per i primi tre quarti del libro, che peraltro comincia con un errore di italiano da parte di Giorgio Puleo, il quale scrive "disfando" al posto di "disfacendo" nella seconda pagina, ahimè... Ma, a parte questo svarione anche comprensibile se dovuto a semplice disattenzione (ma che irrita comunque un ossessivo e attento alla lingua come il sottoscritto), l'incipit e le prime cento pagine appaiono, almeno a chi scrive, piuttosto disarticolate rispetto ai romanzi di Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø finora letti. Sembra che lo scrittore norvegese fatichi un pò a mettere sul binario il treno, che poi in verità riesce comunque a partire e a farci viaggiare a ritmo sostenuto nelle praterie di un immaginario "giallo" sempre molto gustoso, fino alla conclusione che, come detto, è veramente da considerare un piccolo capolavoro a sè. La costruzione del fantomatico serial-killer travestito da &amp;nbsp;fattorino che uccide giovani donne amputandone un dito della mano, secondo uno schema preciso e "diabolico" (in senso letterale), è poi ben raccontata e risulta suggestiva. Da un certo punto in poi il ritmo diventa, come di consueto, molto "americano", dosando sapientemente colpi di scena, suspense e momenti di introspezione psicologica distribuita equamente tra tutti i personaggi della storia, cioè tra "i buoni" e "i cattivi". Mi sembra utile tuttavia sottolineare che, fermo restando che Harry Hole resti un personaggio di grande spessore e umanità, Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø in questo romanzo calchi un pò troppo la mano nel descriverlo come un ubriacone inveterato (nella prima parte), salvandone successivamente l'immagine "sobria" e cognitivamente presente e attiva (nella seconda parte). Ho trovato questa trasformazione narrativa un tantino tirata per i capelli, anche perchè non si capisce che bisogno abbia uno come Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø di pigiare l'accelleratore sul solito, risaputo elemento traumatico del "detective-con-problemi-esistenziali", figura che ci ha ormai da tempo scassato i maroni. Se Harry avesse poi davvero problemi così duri con l'alcol, avrebbe di conseguenza , e verosimilmente grosse difficoltà a ritrovare una bussola orientativa realistica e l'acume che invece Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø &amp;nbsp;gli attribuisce. Sto dicendo che i plot che Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø confeziona (il plot di "La stella del diavolo" in particolare) camminano su una corda tesa come acrobati, dando l'idea di cadere di sotto da un momento all'altro, in fatto di verosimiglianza. Pensiamo ad esempio al modo con cui sono ideati ed eseguiti i delitti in questo romanzo: pensiamo alla ragazza uccisa nel bagno delle donne di un affollato studio di avvocati di Oslo, uccisione molto complessa e seguita da tutto un rituale che porta via tempo all'assassino, del tutto incurante di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;essere scoperto e riconosciuto. A tratti sembra cioè che Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø sia più interessato a un virtuosismo semi-barocco nella scrittura di genere "thriller" , piuttosto che a evocare scenari narrativi nuovi all'interno dello stesso genere. Ma, aldilà di queste osservazioni critiche che mi sembra giusto rilevare, l'effetto complessivo di questo romanzo è che, nonostante certe soluzioni narrative tirate per i capelli, tutto comunque, alla fine, si tenga e rimanga in piedi. Come certe architetture alla Gaudì, diciamo, che percettivamente sembrano così "molli", liquide, sbilenche, ma che possiedono una loro interna struttura molto solida e in ogni caso stabile. "La stella del diavolo" è, tra quelli finora da me incontrati, forse il meno riuscito sul piano dello stile, ma il treno comunque, dopo le prime cento pagine, si mette in pista &amp;nbsp;permettendoci uno sguardo su panorami e scorci molto suggestivi e che non ci aspettavamo di vedere. Quindi, aldilà di tutto lo consigliamo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-6312977453498491502?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/6312977453498491502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/10/la-stella-del-diavolo-di-jo-nesbo-2003.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6312977453498491502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6312977453498491502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/10/la-stella-del-diavolo-di-jo-nesbo-2003.html' title='La stella del diavolo, di Jo NesboØ (2003)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-7633357103315984100</id><published>2011-09-24T09:28:00.000-07:00</published><updated>2011-09-24T09:29:29.486-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>A Dangerous Method, di David Cronenberg (2011) - Anteprima Nazionale</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-bVcFp327wUk/Tnyz5oqeISI/AAAAAAAAAD8/0GkWrJdpojY/s1600/Film+Anteo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-bVcFp327wUk/Tnyz5oqeISI/AAAAAAAAAD8/0GkWrJdpojY/s400/Film+Anteo.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La controversa e conflittuale relazione tra Freud e Jung, aldilà delle dispute teoriche che la contraddistinse, fu anche attraversata dalla vicenda di Sabina Spielrein, paziente di Jung nonchè sua amante segreta, che diventò a sua volta psicoanalista molto acuta, al punto da influenzare il pensiero dell'ultimo Freud. Il film trae spunto dall'opera teatrale "The Talking Cure", di Christopher Hampton e dal libro "A most dangerous method", di&amp;nbsp;John&amp;nbsp;Kerr.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;"A Dangerous Method", che ho visionato all'anteprima nazionale organizzata a Milano dalla Società Psicoanalitica Italiana, segnala a mio parere un'evoluzione artistica significativa del cinema di David Cronenberg. Il regista canadese sposta infatti il baricentro della sua poetica verso un orizzonte puramente mentale. Gli interessa il dramma psicologico (come già avviene peraltro in "A History of Violence", 2005), non più la trasformazione psicofisica (come in "La Mosca", 1986, o "Inseparabili", 1988 o "Crash", 1996), e&amp;nbsp;perché&amp;nbsp;questa sua svolta sia la più chiara possibile, prende in esame il conflitto tra due grandi menti della storia della psicoanalisi, cioè quella di Sigmund Freud e quella di Carl Gustav Jung. Da tale conflitto trae origine la nascita della Psicoanalisi stessa, attraverso vicende complesse come quella di Sabine Spielrein, paziente di Jung, che ne diventerà l'amante, nonchè successivamente collega (diverrà psicoanalista infantile, sotto i buoni auspici di Freud, dopo essersi definitivamente separata dalla storia con Jung, e porterà la psicoanalisi in Russia, dove sarà fucilata dai nazisti insieme alle sue due figlie, Renata ed Eva). &amp;nbsp;La prima cosa che mi è venuta in mente dopo la visione di "A Dangerous Method", è che a Cronenberg non interessa qui il tema della relazione erotico-sentimentale tra paziente e analista. Non è quel tipo (comunque grave) di trasgressione, che il regista intende esplorare.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Cronenberg desidera invece investigare&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;il tema del contrasto - potente, pericoloso, &lt;i&gt;dangerous- &lt;/i&gt;tra due anime, tra due individui, legati insieme dai loro imperscrutabili intrecci inconsci . E' lo scontro, la violenza psichica (come in una sorta di "Crash", ma non più dal peso materico di corpi e metalli automobilistici) tra due menti nel loro avvicinarsi e interagire su piani profondi, che desta il totale interesse del regista e lo assorbe in 99 minuti di grande intensità, che mettono in scena con grande sapienza e potenza il&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;rapporto tra Freud e Jung, soprattutto nella sua declinazione - squisitamente psicoanalitica- di rapporto paterno-filiale. Quest'ultima prospettiva la vediamo squadernata con grande poesia nella sequenza della traversata oceanica verso gli Stati Uniti, dove Freud, Jung, Ferenczi e altri psicoanalisti si recheranno nel 1909, invitati dal presidente della Clark University, G. Stanley Hall, e dove Freud terrà le note "Cinque Conferenze sulla Psicoanalisi". E' notte, e mentre Freud cammina sul ponte della nave, Jung gli racconta un sogno molto articolato, che Freud gli interpreterà come espressione di un desiderio parricida di Jung nei confronti di Freud stesso. Jung non accetterà tale interpretazione, e chiederà a Freud: 'Bene, adesso mi racconti lei un suo sogno'. Freud-Mortensen gli risponderà, in modo enigmaticamente secco, più o meno nel modo seguente: 'Non posso raccontarle un mio sogno, poichè metterei a repentaglio la mia stessa autorità'. Cronenberg sembra far ruotare tutto il suo schema narrativo su questo dialogo, a partire dal quale Jung prenderà definitivamente le distanze dal suo maestro, senza accorgersi che Freud, con quella frase enigmatica, gli stava in realtà consegnando un prezioso insegnamento tecnico, e cioè la necessità, per l'analista, di saper mantenere una giusta assimetria relazionale rispetto al paziente. Ma è proprio questa asimmetria, cioè l'Autorità del suo medico, che Sabina Spielrein sta minando fin dalle sue fondamenta, trasformando il transfert erotico con Jung in relazione erotico-sentimentale vera e propria. L'intreccio tra &amp;nbsp;relazione conflittuale Freud-Jung e relazione carnale Jung-Spielrein è modellato con modalità quasi neoclassica da parte del regista canadese, che rende plastica, come una statua di Rodin, tale intreccio, mantenendolo, come dicevo più sopra, sempre sul piano dello spirito, del pensiero, della passione come moto di anime che si riguardano reciprocamente modificandosi, trasformandosi sì, ma &lt;i&gt;pericolosamente.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;La modalità scultoreo-plastica che sto cercando di descrivere è conseguita senz'altro anche dalla gestione di un cast molto immedesimato, molto aderente alla psicologia dei personaggi. Si racconta che Viggo Mortensen durante la conferenza stampa al Festival di Venezia, abbia fatto un intervento molto acceso nel quale invitava i familiari di Jung a rendere pubbliche molte delle sue lettere, ancora non pubblicate. Uno degli analisti presenti in sala durante il dibattito dell'anteprima (Roberto Goisis, responsabile dello Spazio Cinema di Spiweb.it) ci ha riferito che Mortensen, in qualla conferenza stampa sembrava uno psicoanalista ad un congresso, più che un attore, tanto si sentiva identificato nella parte! Anche Michael Fassbender (Jung) è molto ispirato nel rappresentare l'arianesimo altoborghese dello psicoanalista svizzero, contrapposto al pessimismo ebraico del padre della psicoanalisi. Keyra Knightley teatralizza i sintomi isterici di Sabine in modo addirittura filologico (Cronenberg ha effettivamente studiato le cartelle cliniche dell'Ospedale Burgholzli, dove fu ricoverata).&amp;nbsp;Oltre alla modalità "scultorea" della rappresentazione filmica, un secondo elemento stilistico di questo intenso lungometraggio, è senza dubbio la meticolosità della ricostruzione storica operata da Cronenberg: respiriamo atmosfere realmente ottocentesche, ne cogliamo l'anacronismo, la lontananza siderale dai tempi attuali. Basti pensare alla quantità di lettere che i protagonisti si scrivono con carta e penna, proprio, e ovviamente, "come una volta". Lo studio di Freud è poi ricostruito con ossessiva maniacalità, e pare che il regista sia&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;addirittura&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;riuscito &amp;nbsp;a scoprire la marca dei sigari fumati dal maestro viennese. L'uso che Cronenberg fa di tutta l'atmosfera "anacronistica" che è capace di evocare nel film mediante la puntuale ricostruzione scenografica della Vienna dei primi del '900, &amp;nbsp;è molto interessante e apre molteplici scenari di riflessione rispetto alle trasformazioni culturali e antropologiche cui è andata incontro la società post-moderna e attuale. Sto dicendo che Cronenberg, in questo film, forse molto più che in altre sue opere, è in grado di esprimere una capacità rappresentativo-simbolica, attraverso l'uso di immagini, molto elevata ed emotivamente profonda, aspetto che non può non interessare uno psicoanalista. &amp;nbsp;L'&lt;i&gt;affaire &lt;/i&gt;Jung-Spielrein rimane quindi, a mio modesto avviso, quasi accessorio, rispetto ad altri sottotesti, quasi un pretesto per parlare dell'idea di "&lt;i&gt;trasformazione"&lt;/i&gt;, altro concetto molto caro agli psicoanalisti e introdotto da Wilfred Bion. Per Cronenberg (come per Bion) la "trasformazione" psichica non è però priva di rischi, passa cioè attraverso quello che Bion chiama un "cambiamento catastrofico", un contrasto radicale, abissale, che non può che essere pericoloso. Forse si tratta anche di un auspicio, quello di Cronenberg, mediato attraverso le immagini "antiche" dell'ottocento viennese: l'auspicio che i tempi moderni che viviamo siano ancora in grado di sostenere e promuovere "rivoluzioni copernicane"; e anzi, sembra volerci dire il regista canadese, forse solo questo è il modo in cui l'umanità potrà progredire, a patto che sappia affrontare umilmente i pericoli che ogni cambiamento comporta. "A Dangerous Method": film di cui non si può mancare la visione.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia:&lt;/b&gt; David Cronenberg &lt;b&gt;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;John Kerr, Christopher Hampton &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Viggo Mortensen, Keyra Knightley, Michael Fassbender, Vincent Cassel, Sarah Gadon, André Hennicke, Arndt Schwering-Sohnrey, Mignon Remé, Mareike Carrière &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;Canada, Germania, UK, Svizzera &lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Recorded Picture Company, Lago Film, Prospero Pictures &lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;99 min &lt;b&gt;Uscita nelle sale in Italia: &lt;/b&gt;30 settembre 2011.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/TL49dYZgcRo?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-7633357103315984100?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/7633357103315984100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/dangerous-method-david-cronenberg-2011_24.html#comment-form' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/7633357103315984100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/7633357103315984100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/dangerous-method-david-cronenberg-2011_24.html' title='A Dangerous Method, di David Cronenberg (2011) - Anteprima Nazionale'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-bVcFp327wUk/Tnyz5oqeISI/AAAAAAAAAD8/0GkWrJdpojY/s72-c/Film+Anteo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-6669195441661335760</id><published>2011-09-21T03:54:00.000-07:00</published><updated>2011-09-21T04:01:32.718-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Shark Night, di David R. Ellis (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://static.screenweek.it/2011/5/24/shark-night-teaser-poster-usa_mid.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://static.screenweek.it/2011/5/24/shark-night-teaser-poster-usa_mid.jpg" width="205" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Un gruppo di sette amici decidono di passare un week-end sul lago Pontchartrain, nel golfo della Lousiana, presso la casa di vacanze dell'amica Sara. Saranno presi alla sprovvista dalla presenza di famelici squali che trasformeranno la loro vacanza in un incubo...&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La mitopoiesi filmica dello "squalo", Leviatano trasmigrato dalla leggenda alla cultura popolare intorno agli anni '70, ad opera di Spielberg (dal romanzo di Peter Benchley), ritorna oggi attraverso la lente interpretativa del regista David R. Ellis ("Final Destination 2", 2003, "The Final Destination", 2009, "Cellular", 2004, "Asylum", 2008). Tale lettura cerca, giustamente, di discostarsi dai prototipi spielberghiani delle origini,&amp;nbsp;iniettando&amp;nbsp;quel tanto di &lt;i&gt;new generation spirit &lt;/i&gt;utile a dare freschezza al copione. Ecco dunque che Ellis costruisce ad hoc il gruppo dei giovani trentenni aitanti e agiati, surfosi e scattanti sui loro yacht, incuranti delle crisi economico-finanziarie globali, al di sopra e aldilà della politica sinistrorsa obamiana, in sintesi quasi surreali a vedersi. Tale "sur-realtà" viene lacerata e spappolata dalla "realtà" costituita dallo squalo, che entra in scena amputando il braccio di Malik (Sinqua Walls), senza farsi troppi problemi. Allora cerchiamo di capire cosa vuole simboleggiare lo squalo di Ellis, rispetto ad altri squali prototipici statunitensi, poichè è chiaro che ogni epoca ha il suo squalo. E' molto probabile che il vorace mostro marino spielberghiano rappresentasse la nuova economia degli &lt;i&gt;yuppies &lt;/i&gt;rampanti, nuova generazione di barbari che minacciava, all'epoca, di radere al suolo la rassicurante tradizione contadina dell'old west. Ritengo che lo squalo di Ellis rappresenti invece lo spettro della &lt;i&gt;depressione&lt;/i&gt;, declinata in tutti i modi in cui vogliamo considerare il termine depressione, ma soprattutto nel senso di &lt;i&gt;recessione economica incombente. &lt;/i&gt;Una crisi economica che fa diventare merce da macello l'individuo, spogliandolo di qualsiasi umanità: questo credo sia il sottotesto che Ellis desidera veicolarci. L'invenzione dei due cattivi compari Dennis e Red, sembra andare esattamente in questa direzione interpretativa. Sullo sviluppo del plot mi fermo qui, per evitare inutili spoiler, tuttavia non posso evitare di sottolineare questo sottotesto, dal momento che è evidentissimo, e gli sceneggiatori (Hayes e Studenberg) lo amplificano a dismisura. Il problema capitale del film risiede &amp;nbsp;proprio in questa "dismisura" dello script, aspetto che finisce col porre in secondo e terzo piano il ruolo mitopoietico dello Squalo stesso, che diventa una comparsa man mano che il film procede nel suo (lento) minutaggio. Innanzitutto scopriamo che lo squalo non è uno solo, ma nel lago vi sono pesci pericolosi di vario tipo: squali bianchi e squali tigre, ad esempio, elemento che la sceneggiatura certamente arriva a spiegarci, facendo però virare tutto il pathos su territori tutto sommato prevedibili rispetto a certa cinematografia horror contemporanea. Ellis inoltre decide di girare gran parte della storia in notturna, con l'aiuto di una fotografia (di Gary Capo) peraltro efficace, ma che mette ulteriormente in soffitta il fascino maligno del pesce-mostro. Le sequenze degli attacchi non possiedo poi una significativa potenza che tocchi in qualche modo il nostro immaginario, anche perchè il prefinale e il finale assumono un andamento caotico, nel quale la rissa, lo scontro fisico e le pallottole volanti prendono inopinatamente il sopravvento. Fa eccezione la sequenza della morte di Beth, sanguinolenta e sadica al punto giusto, ma non lontana, anche qui, da certi stilemi &lt;i&gt;torture-porn&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che ci hanno ormai stufato a sufficienza.&amp;nbsp;Il film si trasforma lentamente sotto i nostri occhi in una specie di &lt;i&gt;survival-horror&lt;/i&gt;&amp;nbsp;alla marinara, nella quale, poi, la lotta finale tra i due maschi edipici nella gabbia sott'acqua, sposta tutto il baricentro della storia sulla coppia, allontanandoci ancora di più da qualsiasi brivido avessimo sperato di percepire sulla nostra pelle guardando il film. Non pago di tale chiosa rassicurante, Ellis chiude la partita con una inquadratura dello squalo cattivo, di una banalità urticante. Per farla breve "Shark Night" manda a pallino ogni possibilità di elaborazione, o revisione interpretativa originale di un costrutto stilistico molto amato da molti spettatori horrorofili, anche mediante l'ingaggio di un cast piuttosto sciatto, stereotipizzato, e che non sa essere mai all'altezza dei sottotesti che Ellis vorrebbe veicolarci. "Shark Night": visione non del tutto sconsigliata, ma comunque deludente in sommo grado, almeno per le mie papille gustative di squalo cinefilo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;David R. Ellis &lt;b&gt;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Will Hayes, Jesse Studenberg &lt;b&gt;Fotografia: &lt;/b&gt;Gary Capo &lt;b&gt;Montaggio: &lt;/b&gt;Dennis Wirkler &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Sara Paxton, Dustin Milligan, Chris Carmack, Courtney Hope, Sinqua Walls, Joel David Moore, Chris Zylka, Katharine McPhee &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;USA &lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Incentived Filmed Entertainment, Next Films, Sierra Pictures&lt;b&gt;&amp;nbsp;Durata: &lt;/b&gt;91 min.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/nDmLLGTQlXY?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-6669195441661335760?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/6669195441661335760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/shark-night-di-david-r-ellis-2011.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6669195441661335760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6669195441661335760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/shark-night-di-david-r-ellis-2011.html' title='Shark Night, di David R. Ellis (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/nDmLLGTQlXY/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-446897703229237788</id><published>2011-09-14T13:49:00.000-07:00</published><updated>2011-09-14T13:49:54.552-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Contagion, di Steven Soderbergh (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.badtaste.it/badposter/wp-content/myfotos/contagion/contagion-poster-combined.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.badtaste.it/badposter/wp-content/myfotos/contagion/contagion-poster-combined.jpg" width="216" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Un virus letale comincia rapidamente a diffondersi tra la popolazione mondiale. Il Dr. Ellis Cheever è a capo di un team di scienziati che cercherà di contenere la terribile epidemia...&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Dopo i vari "Ocean's Eleven" (2001), "Ocean's Twelve" (2004), "Ocean's Thirteen" (2007), e &amp;nbsp;"Traffic", vincitore di ben 4 Oscar nel 2001, Steven Soderbergh si cimenta con il genere apocalittico-virale, cimento dal quale esce vincitore, lasciandoci tuttavia a mio avviso qualche penna che non ci fa certo gridare al capolavoro. Il film è ben costruito, e sa muoversi su vari piani di sottotesto: la denuncia del potere paranoideo dei media, di internet in particolare; l'etica scientifica; l'insipienza della politica; la "banalità del male" insito nella natura; l'ananke che sovrasta il capo di tutti noi, mai e poi mai padroni del nostro destino; la precarietà della Vita. Tutti gli attori rifulgono poi di luce propria, senza che si tolgano luminosità gli uni con gli altri. Gwynet Paltrow regge praticamente le sorti di tutto il film, e della sua originale costruzione narrativa à&amp;nbsp;&lt;i&gt;rebours. &lt;/i&gt;Matt Damon, pur non convincendoci nella sua parte di vedovo che non versa una lacrima, è pur sempre solido nella sua parte di "fortunato" portatore sano del virus. Laurence Fishburne, il Dr. Cheever, tratteggia un personaggio molto umano che impersona le spinte etiche di un'umanità completamente allo sbando, soprattutto sul piano dell'etica condivisa.&amp;nbsp;&amp;nbsp;Il film entra subito in medias res, collocando la nostra testimonianza passiva di spettatori al 2° giorno di epidemia, nascondendoci cioè ciò che è accaduto al "paziente zero" (Gwynet Paltrow) il primo giorno. Rapidamente assistiamo all'espandersi pandemico di un virus letale che non lascia speranza alcuna a chi viene contagiato, e il ritmo narrativo si fa sempre più incalzante e veloce, attraverso la tecnica di un montaggio andante con moto che non stanca mai l'occhio, ma che al contrario ci accompagna all'interno delle sorti maligne che l'umanità attraversa. Abbiamo detto però che Soderbergh ci lascia qualche penna, e dirò subito quali sono i punti in cui secondo me casca l'asino: il sonoro e il perturbante. La colonna sonora di Cliff Martinez è pessima, poichè vuole sottolineare il crescente clima catastrofico mediante l'insistenza di bassi elettrico-sintetici che con il visivo c'entrano come i cavoli a merenda. Le musiche raffreddano cioè un'atmosfera che vuole essere apocalittica nelle immagini. Una grande contraddizione che francamente non ho capito. Già a partire da questo elemento tecnico il Perturbante viene a sua volta attutito e raffreddato fino a scomparire del tutto, fatta eccezione delle prime sequenze in cui muore per contagio il bambino di Mitch Emhoff (Matt Damon). Tale freddezza dell'allestimento scenico generale raggiunge i suoi massimi durante le sequenze girate nei laboratori dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nei quali non accade nulla di inquietante: il mondo là fuori va a fuoco, mentre qui dentro, ehi, ci sono gli scienziati che non perdono la testa come voi mortali, e vi salveranno, altro che quegli idioti di internet. "Contagion" infatti gronda di speranza da tutte le inquadrature, e questo ammortizza automaticamente e depotenzia tutti gli altri possibili sottotesti che collateralmente ci propone. In questo senso, alla fine, non è per niente un film "apocalittico", cioè non inietta alcun sentimento perturbante di sorta, in quanto risulta rassicurante, investendo la Scienza di un ruolo salvifico, etico, &amp;nbsp;riequilibratore dei destini dell'umanità. Sembra quasi che Soderbergh voglia aderire alle recenti scuole di filosofia neo-realistica (new-realism), allontanandosi da qualsiasi "pensiero debole" che rifletta sulla fragilità dell'umano. Perchè Soderbergh faccia questo tipo di scelta non ci è dato sapere, ma rimane il fatto che noi vediamo un montaggio alternato in cui si intrecciano storie differenti che alla fine acquistano una loro coerenza interattiva solo con il trionfo della Scienza sul Caos. Ma ciò accade in modo appunto "freddo", sterile, come le camere sterili in cui viene studiato il virus. Il film è a mio avviso da vedere, poichè la mano registica è raffinata e anche poetica in alcuni punti: si sente l'amore per l'umano farsi e disfarsi delle cose. E questo amore è reso con un tocco estetico che non capita spesso di cogliere al cinema. Ma se decidi di leggere l'Apocalisse di San Giovanni, non puoi, dopo, darne una interpretazione semplicemente razionalista, alla Bertrand Russell, diciamo così. La "paura" (Fear) di cui parla la locandina, è inoltre una falsa pista, perchè anche su quel piano l'angoscia del contagio non viene mai colta e rappresentata in modo "caldo" dal regista, che si limita a inquadrare alcuni supermercati saccheggiati, oppure, freddamente, degli atti di sciacallaggio notturno in case deserte. Direi, per concludere, che "Contagion" è un film da vedere proprio perchè eccentrico rispetto agli usuali paradigmi rappresentativi del genere apocalittico. Ma in ogni caso non entusiasma. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Steven Soderbergh &lt;b&gt;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Scott Burns &lt;b&gt;Montaggio: &lt;/b&gt;Stephen Mirrione &lt;b&gt;Musica: &lt;/b&gt;Cliff Martinez &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Gwynet Paltrow,&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Matt Damon, Jude Law, Kate Winslet, Laurence Fishburne, Josie Ho, Demetri Martin, Jennifer Ehle, Bryan Cranston &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;USA &lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Warner Bros. Pictures, Participant Media, Imagenation Abu Dhabi FZ &lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;105 min.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/4sYSyuuLk5g?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-446897703229237788?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/446897703229237788/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/contagion-di-steven-soderbergh-2011.html#comment-form' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/446897703229237788'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/446897703229237788'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/contagion-di-steven-soderbergh-2011.html' title='Contagion, di Steven Soderbergh (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/4sYSyuuLk5g/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-4968000472811715285</id><published>2011-09-08T13:25:00.000-07:00</published><updated>2011-09-08T13:30:14.606-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Final Destination 5, di Steven Quale (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.vivacinema.it/img/final-destination-5-poster-usa.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.vivacinema.it/img/final-destination-5-poster-usa.jpg" width="216" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sam Lawton scopre di possedere la capacità di prevedere apocalittiche disgrazie che stanno per accadere a lui e al suo gruppo di amici, attraverso visioni che si impadroniscono di lui e gli rivelano il suo imminente e tragico destino. Grazie a una di queste visioni riesce a sfuggire miracolosamente al crollo di un ponte sospeso mentre lo sta attraversando su un autobus. Tuttavia la morte lo insegue, così come tutti coloro che riescono a sfuggirle...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;"Final Destination 5", di Steven Quale, ha promosso in me riflessioni filosofiche sul Tempo e sull'impermanenza delle cose. Avete presente il "De brevitate vitae" di Seneca? Ecco, una cosa così. "Non multum temporis habemus, sed multum perdidimus", scrive ad esempio, il filosofo latino nel suo breve ma denso saggio. La saga di "Final Destination" la conoscevo fino a un certo punto (diciamo fino al terzo episodio?), così mi sono buttato su quest'ultimo capitolo in una modalità tra lo svogliato e l'incuriosito. Chi volesse un riassunto ragionato e molto ben fatto dei capitoli precedenti, può, anzi deve leggersi il nutrito post dell'amica Lucia &lt;a href="http://ilgiornodeglizombi.wordpress.com/2011/09/07/lo-specialone/"&gt;qui&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;L'inizio non è male, e la lunga, anaforica sequenza del bus, che si ripete due volte nel sogno di Sam e nella realtà (filmica), lascia indubitabilmente sue tracce consistenti sulle nostre retine. Poi, nello srotolarsi dello script, la storia si sbrodola lungo le anse di un fiume metafisico che tuttavia non è in grado di sostenere e contenere nei suoi argini, un pò come se Quale volesse reggere la Tour Eiffel su una struttura lignea fatta di stuzzicadenti. Pura acrobazia concettuale iperbolico-adolescenziale, e nulla più. Sarebbe meglio dire "tardo-adolescenziale", ma dove comincia e dove finisce l'adolescenza, soprattutto oggigiorno? E' comunque evidentissimo che il film, come tutti gli altri della serie, parla a un pubblico di &lt;i&gt;teenager&lt;/i&gt;. Ed è ovvio che sia così, perchè il tema del Tempo come consumazione e attesa della fine (della morte) inaugura le intense trasformazioni psicologiche dell'adolescente medesimo. Quando si è bambini il tempo è infatti infinito e la morte (la "Final Destination") non si pone come idea, come pensiero, o comunque è così lontana che non la si vede neppure. E' con la pubertà, cioè con una spinta radicale del Tempo Biologico, che il Tempo cronologico comincia, e con esso l'angoscia della brevità della vita. Questa nuova, tragica consapevolezza, a posteriori, è ben nota agli psicoanalisti, a quelli francofoni in particolare, che la chiamano &lt;i&gt;apres-coup.&lt;/i&gt; Dicevamo che tutti i film di questa serie parlano ad un pubblico di adolescenti, gruppo assai sensibile al tema della morte, perchè comincia a vivere il trauma emotivo di un &lt;i&gt;apres-coup &lt;/i&gt;che non aveva mai vissuto prima. A mio parere quest'ultimo capitolo parla la stessa lingua, ma lo fa in modo apparentemente più cupo, più "fiolosofico",&amp;nbsp;giust'appunto. Ma è solo apparenza, ribadisco. Forse per questo il mio "controtransfert" di spettatore, sulle prime mi ha fatto tornare alla mente Seneca. Il problema esiziale di "Final Destination 5" è tuttavia che Quale non è Sant'Agostino, e nemmeno Seneca, e quindi &amp;nbsp; tutto il &lt;i&gt;teen-age spirit&amp;nbsp;&lt;/i&gt;si banalizza assai rapidamente, soprattutto a causa di dialoghi da serial televisivo per liceali. Quando ad esempio il gruppo dei ragazzi sopravvissuti incontra il "coroner" (un algido e poco convincente Tony Todd), sembra che stiano &amp;nbsp;discutendo a chi tocca tirare i dadi a Monopoli, piuttosto che della loro morte in quanto individui. &amp;nbsp;Forse il nostro regista avrebbe potuto più agevolmente rimanere su un orizzonte da&amp;nbsp;&lt;i&gt;teenager-movie&lt;/i&gt;&amp;nbsp;in quanto tale,&amp;nbsp;come accadeva nel primo film della serie, piuttosto che muovere sottotesti pretenziosi sottobanco, senza poi svilupparli con la serietà che tali sottotesti avrebbero meritato, e anzi riduncedoli in brandelli un'inquadratura dopo l'altra. Quale filosogeggia senza essere laureato in filosofia, e pretende di potenziare e dare nerbo a tale modus operandi banalotto, attraverso sequenze da film apocalittico (la prima sequenza del ponte crollato è bella, ma rimane una gran baracconata da puro intrattenimento a sè, del tutto disarticolata dal resto dello script). Vi sono poi cadute dal sapore completamente puritano-yankee, che toccano addirittura livelli di masochismo fantozziano, cioè di inconsapevolmente comico: la morte dell'amico Isaac sotto gli aghi della vecchia agopuntrice sadica è l'emblema di questo puritanesimo castratorio di ogni espressione di libera sessualità. Il decesso di Isaac avviene infatti dopo una sequenza in cui il ragazzotto grassottello cerca di sedurre la bella cinesina della reception del centro massaggi. Tale seduzione finisce con una morte atroce, che si conclude con la decapitazione-castrazione finale. E non occorre chiamare in causa Sigmund Freud per cogliere &amp;nbsp;questi grossolani svarioni ipo-simbolici dello script, davvero narrativamente tagliati a colpi d'ascia. Il film delude molto, in sintesi, dopo essere partito in quarta con una grande scena d'azione, di morte e di apocalisse che poteva anche fare ben sperare. Si decompone nel seguito come un cadavere esposto troppo a lungo al sole della canicola, &amp;nbsp;e certo non rallenta tale processo il pre-finale orchestrato secondo un forzatissimo e incongruo stilema &lt;i&gt;thrilling&lt;/i&gt;. Tale stilema si appoggia per giunta su un inverosimile conflitto tra Sam e Peter, figura, quest'ultima, peraltro molto debole e incapace di sostenere una caratterizzazione che non aveva mai trovato forza nel corso di tutta la pellicola. Al termine della visione il film risulta quindi tronfio, pompato, pseudo-filosofico e superficiale da qualsiasi angolatura lo si guardi, al punto da farmene sconsigliare la visione a tutti, fuorchè a coloro che sono bruciati dal sacro fuoco del completismo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Steven Quale &lt;b&gt;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Eric Heisserer, Gary Dauberman &lt;b&gt;Fotografia: &lt;/b&gt;Brian Pearson &lt;b&gt;Montaggio: &lt;/b&gt;Eric A. Sears &lt;b&gt;Musiche: &lt;/b&gt;Brian Tyler &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Nicholas D'Agosto, Emma Bell, Miles Fisher, Arlen Escarpeta, Ellen Wroe, Meghan Ory, David Koechner, Tony Todd &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;USA &lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;New Line Cinema, Practical Pictures, Parallel Zide &lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;92 min.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/I5tTATfG0x4?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-4968000472811715285?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/4968000472811715285/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/final-destination-5-di-steven-quale.html#comment-form' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4968000472811715285'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4968000472811715285'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/final-destination-5-di-steven-quale.html' title='Final Destination 5, di Steven Quale (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/I5tTATfG0x4/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-8491856193699374012</id><published>2011-09-03T07:25:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T08:47:02.098-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Bereavement, di Stevan Mena (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.aceshowbiz.com/images/still/bereavement_poster01.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.aceshowbiz.com/images/still/bereavement_poster01.jpg" width="216" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Minersville, Pennsylvania, un bambino di sei anni gioca su un'altalena nel giardino di casa sua mentre sua madre è in casa a prendere il tè con un'amica. Martin Bristoll, questo è il nome del bambino, viene prelevato dall'altalena e rapito da Graham Sutter, un bruto ex gaeleotto psicotico, che lo rinchiude in una vecchia fabbrica abbandonata, costringendolo per lunghi anni ad assistere a torture e vessazioni di ogni tipo che Graham infligge alle sue vittime (usualmente giovani donne rapite esse stesse e poi trascinate nella vecchia fabbrica sul suo scuro furgone). L'orrendo destino di Martin rimane sconosciuto al mondo per cinque anni, fino a quando la diciassettenne Allison Miller decide di andare a vivere dallo zio Jonathan che abita con moglie e figlia in una villetta non distante dalla casa di Sutter. Facendo jogging, Allison si accorgerà della presenza di un bambino spaventato all'interno della decrepita costruzione non lontana dalla casa degli zii. La curiosità di Allison alimenterà una spirale maligna dalle imprevedibili conseguenze...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://wickedchannel.com/wp-content/uploads/2011/03/bereavement-movie.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://wickedchannel.com/wp-content/uploads/2011/03/bereavement-movie.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;C'è finalmente una buona, anzi ottima notizia proveniente dal mondo cinematografico perturbante statunitense. Notizia che sono lietissimo di comunicare e che consiste in un film: "Bereavement", di Stevan Mena, regista geniale e capace di eguagliare, se non addirittura di superare il Pascal Laugier di "Martyrs" (2008). Rispetto a questo parallelismo che vado dipingendo, e che proseguirà nel corso della presente recensione, sento già mormorii critici sullo sfondo, dei quali non mi curo, poichè ritengo questa pellicola davvero interessante, tanto quanto avevo ritenuto "Martyrs" una vera chiave di volta del genere horror contemporaneo. Stevan Mena costruisce un lugubre, claustrofobico, brutale incubo, contrappuntato da una perfetta colonna sonora dai toni funerei e insieme martellanti (dello stesso Mena), capace di impreziosire le sequenze più &lt;i&gt;strong&lt;/i&gt;, che poi non sono poche. Il film non è facile da digerire, nemmeno per gli stomaci più corazzati, soprattutto per il fatto che Mena allestisce il dramma dell'uccisione dell'infanzia, o per dire meglio dell'anima di un bambino, costretto a fare da testimone muto delle efferratezze di un &lt;i&gt;villain&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che proprio mai vorremmo incontrare sul nostro cammino. Un vero "alieno", cioè, lontano mille miglia da qualsiasi forma di umanità e affettività. Un alieno non solo nel senso della violenza nella cui gabbia è prigioniero e insieme secondino, ma anche nel senso strettamente psichiatrico di psicotico, cioè allucinato, delirante, serial killer tra l'organizzato e il disorganizzato, sempre al bordo di un crollo psicotico che tuttavia non attraversa mai. "Bereavement" è il &lt;i&gt;prequel &lt;/i&gt;di "Malevolence" (2004), sempre di Mena, e ci vuole raccontare cosa accade a partire dal punto in cui Martin viene rapito, fino a cinque anni dopo, quando cioè il bambino ha circa undici anni. Già a partire da questo assunto, lo script non lascia speranze, e affligge lo spettatore fin dalle prime sequenze, attraverso la creazione di atmosfere plumbee, deprivate ("bereavement" significa appunto "privazione", "perdita", "annullamento"), polverose, sempre angolate da inquadrature che aggettano su angoli bui e legnosi, dietro cui giovani donne appese a ganci vengono accoltellate e dissanguate. In questi stessi angoli bui "abita" l'anima di Martin, ostaggio di Graham, a sua volta ostaggio dell'allucinazione parlante di un grande teschio di bufalo cornuto, appeso in una stanza della sua casa, e che ben presto diverrà anche il protagonista dei sogni di Martin (vedi foto sopra). Le affinità con "Martyrs" qui si affollano evocativamente: come la povera Lucie (Mylène Jampanoi), anche Martin è costretto ad un contatto con il Trauma, fatto di identificazioni sottili, infiltrative con il suo carnefice, che è poi un'effige perversa e/o psicotica del Potere Assoluto, annichilente. Nel caso di "Martyrs" il "potere della violenza" è perpetrato da un gruppo, è collettivo; si tratta però di un gruppo che si comporta come un individuo tetragono, totalitario. &amp;nbsp;In "Bereavement" il gruppo è costituito da un individuo, Graham, un "individuo" che è però, al suo interno, frammentato come un gruppo. La violenza di Graham e quella del gruppo di Mademoiselle, in "Martyrs", è tuttavia la medesima, e tende a mostrarci gli effetti devastanti del potere mediante la sovversione (al limite del rappresentabile, anche cinematografico) della relazione umana. La "marcia in più" che "Bereavement" possiede, rispetto a "Martyrs" (altri mormorii in fondo alla sala...), è data da più fattori convergenti: intanto si tratta di un film che pur partendo da una piattaforma &lt;i&gt;low-budget &lt;/i&gt;(circa 2 milioni di dollari), riesce a trasmettere emozioni molto intense ed inquietanti, promuovendo riflessioni e associazioni profonde che film più costosi e hollywoodiani non riescono a fare; il secondo fattore risiede nel fatto che "Bereavement" sfugge alla seduzione di un manierismo e di una cura del particolare su cui "Martyrs" si siede come sugli allori, a tratti, pur mantenendo una sua precisa geometria architettonica; il terzo aspetto a vantaggio del film di Mena consiste in una sceneggiatura calibratissima in ogni suo punto, e che dà il meglio di sè nell'ambito di una perfetta congiunzione tra prefinale e finale, che lascia a bocca aperta, incrementando ritmicamente i colpi di scena e la suspense in modo intensissimo, fino al finale, che ci fa rimanere incollati alla poltrona, pensosi e tremebondi fin dopo lo scorrere dei titoli di coda, inutilmente cullati da una colonna sonora (sui titoli di coda, appunto) molto dolce e pacata. Tale colonna ci trasporta infine alla rapida sequenza finale, collegata temporalmente ai fatti di "Malevolence". Le performances degli attori sono tutte mirabili, in particolare quella di Alexandra Daddario (Allison), che con i suoi occhioni azzurri dovrà affrontare durissime prove, proprio come Anna di "Martyrs" (tutta la sequenza della cella frigorifera in cui Allison viene rinchiusa da Graham, è una delle migliori cose che abbia visto da molto tempo a questa parte in ambito &lt;i&gt;horror&lt;/i&gt;). Brett Ryckaby, è tremendissimo nell'interpretare la cattiveria folle di Sutter, così come il piccolo Spencer List, sebbene non proferisca parola nel corso di tutta la pellicola, determina con la sua semplice presenza scenica smottamenti emotivi non da poco nello spettatore adulto, sebbene vaccinato, europeo e civilizzato. "Bereavement": film memorabile, anche nel senso che rimane impresso nella mente e nel cuore, dopo la sua visione, proprio per il suo terreo pessimismo, per l'assoluta, drammatica icasticità volta a rappresentare il luogo ("non-luogo" al limite del rappresentabile) della totale assenza di speranza. Da vedere, necessariamente, prioritariamente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia:&lt;/b&gt;&lt;i style="font-weight: bold;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;Stevan Mena &lt;b&gt;Sceneggiatura:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Stevan Mena &lt;b&gt;Fotografia: &lt;/b&gt;Marco Coppetta &lt;b&gt;Montaggio: &lt;/b&gt;Stevan Mena &lt;b&gt;Musiche: &lt;/b&gt;Stevan Mena &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Michael Biehn, Alexandra Daddario, John Savage, Spencer List, Peyton List, &amp;nbsp;Nolan Gerald Funk, Brett Rickaby, Valentina de Angelis &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;USA &lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Aurilia Arts Productions, Crimson Films&lt;b&gt;&amp;nbsp;Durata: &lt;/b&gt;103 min.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/DQIYaD1BxQI?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-8491856193699374012?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/8491856193699374012/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/bereavement-di-stevan-mena-2010.html#comment-form' title='24 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8491856193699374012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8491856193699374012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/bereavement-di-stevan-mena-2010.html' title='Bereavement, di Stevan Mena (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/DQIYaD1BxQI/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>24</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-1077824203170944999</id><published>2011-09-01T12:52:00.000-07:00</published><updated>2011-09-01T12:53:17.672-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>A Dangerous Method, di David Cronenberg (2011) - trailer</title><content type='html'>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/xuDVNSPgnzo?rel=0" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-1077824203170944999?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/1077824203170944999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/dangerous-method-david-cronenberg-2011.html#comment-form' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/1077824203170944999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/1077824203170944999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/09/dangerous-method-david-cronenberg-2011.html' title='A Dangerous Method, di David Cronenberg (2011) - 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Lei è una biologa marina, così decidono di noleggiare una barca per &amp;nbsp;dirigersi su una remota isola sulla Grande Barriera Corallina. Paradiso? L'isola è idilliaca, circondata da una barriera larga, coperta di palme e ricca di uccelli e altri animali selvatici. E' piccola e completamente deserta. Dopo lo snorkelling, il sesso e il riposo, i due giovani innamorati presto cominciano a pensare che ci sia qualcun altro sull'isola, anche perchè scoprono impronte, che non sono le loro, sulla sabbia. In un primo momento l'esperienza sembra divertire Harry e Beth, ma gli eventi si fanno vieppiù &amp;nbsp;inquietanti. Dal paradiso, la vacanza sull'isola deserta si trasformerà per loro in un incubo.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="background: white; color: black; font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;"Sea, sex and sun"&lt;/i&gt;: questa in sintesi la meta che si prefiggono Harry e Beth, giovane coppia &amp;nbsp;che si lascia alle spalle il continente rifugiandosi per dieci giorni su un'isola selvaggia e completamente disabitata. I due trentenni fanno ciò che è giusto e sano fare alla loro età (ma anche a qualsiasi altra età, basta che lo si voglia), e il regista Bill Bennett, la cui lunga carriera comincia nel lontano 1985 ("A Street to Die"), li sceglie mediante un casting saggiamente condotto. Lei è una Geraldine Hakewill che sa impersonare molto bene la fidanzatina seduttiva; liquida come una sirenetta, come si addice ad una giovane biologa marina, fa di tutto per stordire con effetti speciali erotico-soft il suo uomo. Lui è invece un Henry James che indossa perfettamente i panni del ragazzone di provincia che quasi non crede alla meraviglia di essere il fidanzato della "dottoressa", per giunta così ammaliante e carina. Bennett tuttavia ci fa assaporare velocemente questo edenico incipit, gettandoci subitamente nell'enigma delle impronte inspiegabili sulla sabbia. Non appena il marinaio trasporta i due piccioncini sull'isola per poi andarsene in modo spiccio, respiriamo immediatamente un sapore di mistero, evocato dagli sguardi preoccupati di Harry, che sente strani echi provenire dal bosco. I colpi di scena si susseguono da qui in poi con equilibrata scansione temporale, all'interno di una natura lussureggiante che non viene peraltro sottolineata con grande forza espressiva dal regista. E si tratta, ritengo, di una buona mossa, poichè appare chiaro che a Bennett interessa di più la storia, cioè non vuole girare l'ennesimo film sulla Natura Selvaggia come protagonista. A questo riguardo, nello svolgimento dello script, l'inserzione, a circa metà del minutaggio, dei due pescatori di frodo che approdano sull'isola, è ben congegnata poichè sposta decisamente il baricentro del nostro sguardo sulla narrazione, e non sull'immagine in quanto tale (o sull'effetto speciale spettacoloso-naturalistico). Colonna sonora e fotografia plasmano bene le atmosfere, sia diurne che notturne, e le rendono sottilmente inquietanti, così come perturbante giunge a noi l'apparizione del capanno di Coral, nel bosco. L'idea del capanno è originale, poichè è un "capanno che piange", cioè un luogo-fantasma, piccolo, prima vuoto, poi "arredato" di oggetti provenienti non si sa da dove. La sequenza del prefinale con Harry che trova il telefono satellitare che squilla nel capanno è in tal senso molto intensa e ispirata. La casupola contiene un diario, nel quale è raccontata la storia di Coral, che qui ovviamente non riporto per preservare la sorpresa a chi desidera vedere il film. Sciaguratamente i guai di questa pellicola cominciano proprio con la scoperta del "diario". Infatti tutto comincia a virare (troppo rapidamente) al soprannaturale, e così la psicologia dei personaggi, l'interazione tra Harry e Beth, il pathos psicologico, si decompongono e scivolano via nel mare, nonostante il buon climax tra prefinale finale. Certo, l'attenzione al "femminile", così importante per tutta la cinematografia mainstream australiana (vedi Jane Campion), attrae assolutamente l'interesse di Bennett, che da un certo punto di vista sembra voler parlare più di uno stupro che raccontarci una storia di fantasmi. Ma è appunto questa curiosa commistione ambigua tra &amp;nbsp;denuncia socio-culturale che tende al femministico, e horror-sovrannaturale puro, che opacizza a tratti la visione di un film che avrebbe potuto offrirci molto di più in fatto di "perturbante", anche pensando alla mano registica molto ispirata di Bennett (certe inquadrature del falò finale sulla spiaggia sono davvero degne della Campion di "The piano" -1993). "Uninhabited" è ad ogni modo una ulteriore dimostrazione che il cinema "australe" ha - da sempre- molte carte da giocare e possiede un suo fascino che non ci lascia certo indifferenti. Consigliato, seppur con qualche pacata ma decisa riserva.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Bill Bennett&amp;nbsp;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Bill Bennett&amp;nbsp;&lt;b&gt;Fotografia:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Lachlan Milne&amp;nbsp;&lt;b&gt;Musica:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Peter Miller&lt;b&gt;&amp;nbsp;Nazione:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Australia&amp;nbsp;&lt;b&gt;Produzione:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;SC Films International, Screen Australia&amp;nbsp;&lt;b&gt;Durata:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;93&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="311" src="http://www.youtube.com/embed/gdmg5nm2iCM?rel=0" width="500"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-147431474192447956?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/147431474192447956/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/08/uninhabited-di-bill-bennett-2010.html#comment-form' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/147431474192447956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/147431474192447956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/08/uninhabited-di-bill-bennett-2010.html' title='Uninhabited, di Bill Bennett (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/gdmg5nm2iCM/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-3914724366619540503</id><published>2011-08-23T12:52:00.000-07:00</published><updated>2011-08-24T08:51:01.157-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Good Neighbors, di Jacob Tierney (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://static.screenweek.it/2011/5/19/good-neighbours-poster-usa-3_mid.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://static.screenweek.it/2011/5/19/good-neighbours-poster-usa-3_mid.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Victor è nuovo di Montreal e tenta di fare amicizia coi suoi due nuovi vicini di appartamento: Spencer, un giovane uomo invalido e costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente stradale nel quale ha perso la vita sua moglie; e la ventenne Louise, che lavora in un ristorante cinese nel quale non entra mai nessun cliente. Louise ama i gatti e la sua dorata solitudine. Nel frattempo Montreal è terrorizzata da un misterioso serial killer che violenta e uccide giovani donne.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif;"&gt;A dispetto delle entusiastiche recensioni della critica americana, "Good Neighbors" (giunto alla ribalta al Toronto International Film Festival nel 2010)&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;è una &lt;i&gt;noir-comedy &lt;/i&gt;intellettualoide e manierata fino allo stremo dello spettatore. Personalmente non capisco come fa ad esempio Chris Eggertsen di Bloody Disgusting a premiare un film così con ben 8 punti su 10. Incomprensibile. Eggertsen sostiene che la caratterizzazione psicologica dei tre personaggi (a parte Speedman che gli sta un pò antipatico) è magistrale, e che i colpi di scena sono architettati in modo sopraffino e spiazzante. La verità è (a mio modesto avviso) che il film è lentissimo, al punto che annoierebbe anche un bradipo affetto da narcolessia, e per di più è tensiogeno a un grado sottozero, da far venire nostalgia di una sana ventata di azoto liquido sulle ginocchia. Alle nostre ginocchia, invece, "Good Neghbors" fa venire solo il latte, dal momento che fino a circa due terzi di pellicola non accade nulla di nulla. Il tutto si apre con il trasloco di Victor (Jay Baruchel), maestro elementare nevrotico, timido e imbranato, che comincia ad entrare in contatto coi suoi due vicini, molto diversi da lui, ma forse per questo per lui interessanti. Se io avessi una vicina di casa come Louise, anonima ventenne che passa la sua vita dando da mangiare ai suoi amati quanto fastidiosi gatti, e che non dà segno di alcuna funzione neuronale attiva, nè tanto meno di un briciolo di sensualità femminile, personalmente mi limiterei a salutarla educatamente sulle scale. Invece Victor si incaponisce, secondo motivazioni di cui il regista ci tiene accuratamente all'oscuro, con questa "misteriosa vicina", fino a che ci andrà a letto insieme (col preservativo ovviamente, perchè va bene il contatto, ma la nevrosi ha ragioni che il cuore non può conoscere, ed è poi evidente che Louise non ci tiene neppure ad avere una vita sessuale sua, magari usando, che so, la pillola?). Spencer dovrebbe essere in lutto profondo: ha perso la moglie in un incidente stradale causato da lui. E' completamente paralizzato dalla cintola in giù e frequenta solo una anziana signora che gli fa inutili massaggi riabilitativi alle cosce. In tale tremenda posizione esistenziale cosa fa Spencer? Si dispera? No. Si riempie la casa di acquari e dà da mangiare ai pesci, oppure invita a cena Victor, Louise e altri amici, passando le sere dell'inverno canadese chiacchierando come un improbabile intellettuale liberal newyorkese. Come si vede, la sceneggiatura è molle come una prugna matura ad agosto inoltrato, e la caratterizzazione psicologica dei tre personaggi si colloca tra l'inverosimile e il semplicemente palloso. Se a quanto detto aggiungiamo una regia statica, che crea le sue forme mediante l'alternanza tra inquadrature fisse (il ristorante dai colori rossi in cui lavora Louise) e dissolvenze su porte, finestre e ambienti interni sempre uguali, ne deriva un prodotto artistico finale che stanca l'occhio, anzi lo congela in un freddo artico, altro che canadese. Certo, fotografia ottima, gusto del particolare molto raffinato, movimenti di macchina lenti e ampi, soprattutto quando riprendono le grandi cucine e gli spazi dei tre appartamenti. Ma il quadro non migliora comunque, aldilà dell'occhio da esteta fuori tempo di Tierney. I colpi di scena di cui parla Eggersten ci sono, è vero, ma sono bolliti e stracotti insieme alla lenta zuppa che ci viene propinata fino ad oltre metà pellicola. Tali colpi di scena sono poi letteralmente ammazzati da un finale che rappresenta a mio parere il contrario dell'intrattenimento, poichè ha la pretesa di risolvere l'intreccio capovolgendo in modo troppo artefatto la situazione di base, rendendo questo movimento di fatto assai poco convincente. "Good Neighbors": film che si può tranquillamente evitare, nonostante l'incenso che gli è stato gettato da più parti, negli States. &lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Jacob Tierney &lt;b&gt;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Jacob Tierney, Chrystine Brouillet&lt;b&gt;&amp;nbsp;Cast: &lt;/b&gt;Jay Baruchel, Scott Speedman, Emily Hampshire, Xavier Dolan, Gary Farmer, Kaniehttiio Horn, Jacob Tierney &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;Canada &lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Magnolia Pictures, Park Ex Pictures &lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;99 min.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/eQMdHORSxrE" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-3914724366619540503?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/3914724366619540503/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/08/good-neighbors-di-jacob-tierney-2010.html#comment-form' title='20 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/3914724366619540503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/3914724366619540503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/08/good-neighbors-di-jacob-tierney-2010.html' title='Good Neighbors, di Jacob Tierney (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/eQMdHORSxrE/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>20</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-3307704473629333806</id><published>2011-08-21T13:41:00.000-07:00</published><updated>2011-08-21T14:04:03.656-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Letteratura'/><title type='text'>Sesso, Morte e Super-Io, di Ronald Britton, 2004</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://img2.webster.it/BIT/450/9788834014509g.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://img2.webster.it/BIT/450/9788834014509g.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 15.0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 15.0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;Anno:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;2003&amp;nbsp;&lt;b&gt;Editore:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;Karnac Book Ldt, London. Tr. it. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 2004&amp;nbsp;&lt;b&gt;Traduzione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;Gianni Baldaccini&amp;nbsp;&lt;b&gt;Pagine:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;178&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;b&gt;ISBN:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;88-340-1450-2&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;b&gt;Euro:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;15,00.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: #c0a154; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 15.0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 15.0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 15.0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;"Sex, Death and Super-Ego" di Ronald Britton è un libro per psicoanalisti, o per chi pratica la psicoanalisi&amp;nbsp;professionalmente&amp;nbsp;in vari ambiti in cui tale disciplina trova uno spazio idoneo per essere applicata. Ero dunque indeciso se segnalarlo qui e scriverne una recensione, poi mi sono detto che un libro è un libro, e, dal momento che l'ho trovato molto interessante e mi è piaciuto, ho pensato che non vedevo il motivo di censurare il desiderio di scriverne per i lettori del mio blog. Partiamo col dire che Britton appartiene alla scuola psicoanalitica inglese dei post-kleiniani. Si è formato con personaggi illustri come Herbert Rosenfeld, Betty Joseph, Hanna Segal ed ha elaborato in modo originale il pensiero kleiniano, pensiero che, approfondendo l'insegnamento di Freud (soprattutto l'ultimo Freud, cioè gli sviluppi teorico-clinici freudiani successivi al 1921), si dirige verso l'attualità delle nuove patologie narcisistiche contemporanee. In questo libro Britton espone il suo punto di vista circa la formazione del Super-Io nei suoi intrecci con l'Io, concetto quanto mai complesso, quanto dimenticato anche dalla psicoanalisi contemporanea. Cosa vuol dire Io, soprattutto oggigiorno? Soprattutto all'interno del pensiero psicoanalitico, nel quale un intersoggettivismo totalizzante sembra aver ormai messo in ombra il tema dell'individualità e dell'intrapsichico in quanto tale? E' proprio vero -si chiede Britton- che "tutto è relazione", e che quindi il tema dell'Io è diventato ormai obsoleto? Partendo dal punto di riferimento imprescindibile di Freud, Britton si sposta rapidamente in territorio kleiniano, dialettizzando il fondativo rapporto tra Io e Ideale dell'Io (principalmente costituito dai genitori interiorizzati dall'Io dell'individuo) e ristudiando in termini molto moderni e convincenti l'idea di "scena primaria". Secondo Britton l'Io è una funzione che rimanda al contenimento psichico: "Se le funzioni dell'Io sono integre, l'individuo si sente contenuto in sè stesso" (pag. 84). Ciò significa che per Britton l'Io è una parte dell'apparato mentale in cui ha luogo l'integrazione/contenimento degli stimoli (interni ed esterni) cui l'individuo è continuamente sottoposto. Finalità precipua di tale processo "integrativo", è quella di creare uno spazio interiore, simbolico, mentale, che l'Autore definisce come "l'altra stanza". Un'"altra stanza" che è poi quella in cui avviene l'amplesso tra i genitori, ma che può essere appunto pensata, "collocata", integrata e tollerata, interiorimente, senza che si sviluppino angosce di esclusione o invidie intollerabili. Dall'Io Britton passa ad esaminare il concetto di Super-Io, sempre a partire da Freud, per poi procedere verso gli sviluppi kleiniani e bioniani. Il Super-Io è sempre collegato da Britton - come da Freud stesso- al tema dell'Ideale dell'Io costituito dai propri genitori interni. Interessantissima è l'analisi della sezione biblica dedicata al Libro di Giobbe, che mette in scena un Super-Io divino il quale mette alla prova la fedeltà di un Io sadicizzato e annichilito. L'analisi di Britton evidenzia che il Giobbe biblico risulta infine in grado di mettere i &amp;nbsp;discussione il suo Dio, cioè di non cedere comunque al sadismo intrinseco della parte maligna del Super-Io stesso, dis-identificandosi cioè dal Super-Io, pur non rinnegandolo, capacità importante per l'Io, secondo Britton, in grado di dargli forza e di aumentare le sue capacità esplorativo-conoscitive. La parte finale del libro è particolarmente interessante, sul piano psicoanalitico,&amp;nbsp;poiché&amp;nbsp;affronta il tema (oggigiorno molto attuale) del narcisismo, inteso come forma clinica molto diffusa e spesso confusa con altre patologie come quelle borderline. Sul piano diagnostico, lo psicoanalista inglese evidenzia due tipologie di paziente narcisista, uno con "la pelle spessa" (si tratta di individui prevalentemente schizoidi e anaffettivi, che tendono a tenere a distanza emotiva elevata l'analista, nella stanza dall'analisi), l'altro con la "pelle sottile" (che tende invece ad identificarsi in modo iper-dipendente con analista, riempiendo di sè come un "blob" senza confine la stanza analitica e la relazione terapeutica). Entrambi i pazienti fanno vivere all'analista esperienze controtransferali penose e di difficile elaborazione. Un'ultima parola sull'ultimo capitolo del libro, "Problemi narcisistici nella condivisione dello spazio", che ho trovato di grande potenza seggestiva e metaforica, ad esempio in questo suo paragone (cui spesso la mia mente era andata in modo associativo, anche prima di aver letto questo libro) tra l'analisi e la vita matrimoniale, situazione in cui la condivisione dello spazio fisico è anche (e prima ancora) condivisione di uno spazio psichico, che diventa poi appunto uno spazio fisico abitato dall'immaginario fantasmatico-emotivo interno dei due abitanti (moglie/marito-analista/paziente). Lo stile di Britton è asciutto, anglosassone, simile a quello del suo collega John Steiner, di cui segnalo il fondamentale volume "I Rifugi della mente" (1993). Ma questa "asciuttezza" non è sinonimo di restringimento, ma al contrario di ampliamento del pensiero e delle modalità di funzionamento del mondo interno e dell'Inconscio di ciascuno di noi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: #c0a154; background-image: initial; background-origin: initial; color: #333333; font-family: Arial; font-size: 10.5pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-3307704473629333806?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/3307704473629333806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/08/sesso-morte-e-super-io-di-ronald_21.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/3307704473629333806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/3307704473629333806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/08/sesso-morte-e-super-io-di-ronald_21.html' title='Sesso, Morte e Super-Io, di Ronald Britton, 2004'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-4010014932442491874</id><published>2011-08-17T13:18:00.000-07:00</published><updated>2011-08-17T13:20:16.831-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Letteratura'/><title type='text'>Nemesi, di Jo NesbØ, 2010.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.lastshopping.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/Nemesi-jo-nesbo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.lastshopping.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/Nemesi-jo-nesbo.jpg" width="198" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: myriad-pro, Helvetica, Arial, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 12px; line-height: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: myriad-pro, Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 13px;"&gt;&lt;strong style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-weight: bold; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Data di pubblicazione&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;agosto 2010 &lt;b&gt;Editore&lt;/b&gt;: Piemme, Milano&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; line-height: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;strong style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-weight: bold; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Collana&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; line-height: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Paperback Adulti&amp;nbsp;&lt;strong style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-weight: bold; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Serie&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 13px;"&gt;&amp;nbsp;Bestseller&amp;nbsp;&lt;strong style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-weight: bold; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Rilegatura&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;brossura con alette&amp;nbsp;&lt;strong style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-weight: bold; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Formato&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;12.5x19 cm&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; line-height: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;strong style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-weight: bold; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Pagine&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;496&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;strong style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-weight: bold; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;ISBN&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: myriad-pro, Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 12px;"&gt;978-88-566-1465-7&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: myriad-pro, Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; line-height: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Quando era entrato nella casa di Anna Bethsen la sera prima, il commissario Harry Hole pensava che sarebbe stato per l’ultima volta. Invece, quella mattina, dopo essersi svegliato sul divano di casa sua, coperto dal cappotto e completamente intorpidito dall’alcol, viene chiamato per un nuovo caso. Giunto sulla scena del crimine, scopre che questa coincide con la casa della donna, dove tutto pare uguale alla sera precedente, se non fosse che ora Anna è distesa sul letto con una pistola nella mano.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; line-height: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 13px;"&gt;Proseguiamo con qualche ulteriore recensione letteraria, prima di reimmergerci nel filmico, brodo di coltura preferito da queste parti. Però si sa che l'estate favorisce il tempo della lettura, e infatti di libri ne ho letti un pò, quest'anno, tra una zuppa di pesce e una partita a tennis. Il secondo romanzo di Jo Nesb&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 13px;"&gt;&amp;nbsp;tradotto in Italia, "Nemesi", si merita decisamente un lungo applauso, dopo che siete arrivati fino all'ultima delle sue lunghe 496 pagine che non vi deluderanno mai, ma proprio mai. Anzi, sono pagine che sembrano spalmate di unguento moschicida e noi lettori siamo le mosche catturate dalla rete seducentemente vischiosa di Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø. La storia parte a razzo mediante una rapina in banca che finisce in tragedia con una delle cassiere uccise con un colpo di fucile. Il nostro eroe, l'agente Harry Hole entra subito in azione, allontanandosi temporaneamente dall'indagine che sta seguendo e che riguarda la morte della sua cara collega Ellen. Tutto il libro racconta questo "temporaneamente", cioè questo interim temporale che si chiude geometricamente nell'ultima pagina, dove riprende l'indagine riguardante Ellen, lasciandola comunque ancora in sospeso e costringendoci - giustamente- a leggere il romanzo successivo. Sì, perchè i romanzi di Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø non sono storie separate. Sono invece un unico grande romanzo suddiviso in libri diversi, forse solo perchè nessun editore pubblicherebbe un libro di tremila pagine, che sarebbe troppo pesante (fisicamente, intendo) anche per chi legge. Dicevamo che il libro parte a razzo e su quel razzo vi tiene saldamente legati, paragrafo dopo paragrafo, facendovi conoscere i lati oscuri di una Norvegia autunnale, piovosa, attraversata da loschissimi figuri della malavita che si infiltrano fino agli alti gradi della polizia, generando un intreccio davvero malignamente perverso che Hole avrà la maestria di sbrogliare, come solo lui sa fare. La scrittura di Nesb&lt;/span&gt;Ø&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; è come al solito &amp;nbsp;condotta in modo ferreo, e insieme zigzagante, caprioleggiante a salti carpiati, rasentante l'inverosimile assoluto, ma non per questo meno convincente. Anzi, al contrario, le capriole isotopico-letterarie cui ci costringe il nostro ci appaiono tanto gustose quanto più barocche ci si presentano: vedi la morte di Anna, un vero capolavoro di logica thrillerosa quant'altre mai. Nel libro è poi raccontata la trasferta brasiliana di Hole insieme ad una giovane collega della sezione Antirapine, esperta nell'analisi di video a circuito chiuso, nuovo personaggio assai ben tratteggiato, denso di chiaroscuri psico-femminili molto sottili e ambigui. Hole,&amp;nbsp;tornato&amp;nbsp;ad Oslo sarà vittima dell'aggressione di un tremendo rottweiler, nonchè quasi arrestato perchè sospettato di omicidio, naturalmente allo scopo di incastrarlo. Inutile dire, che tra una birra e l'altra il nostro eroe si divincolerà magistralmente dalle trappole disseminate sul suo sentiero. Insomma, io credo che la fama che segue ormai da tempo Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø ovunque vada e qualsiasi cosa scriva, sia del tutto meritata, con buona pace degli invidiosi di cui è pieno il mondo. Almeno stando a questi due libri che ho letto, voglio dire. Ma mi è difficile pensare che uno che scrive come lui, possa avere un calo di ispirazione nelle storie successive, che mi sto accingendo a leggere, in questa metà di agosto così calda. La prossima sarà infatti (già da domani) "L'uomo di neve", continuazione di "Nemesi". Nella prossima recensione tuttavia, non temiate, non vi tedierò ancora con Nesb&lt;/span&gt;Ø, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;anche perchè vorrei spezzare un pò l'attenzione con stimoli variegati,&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;e&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;passerò così a parlarvi di un libro di psicoanalisi pura, molto serioso e "duro", che però mi è molto piaciuto. Il titolo non ve lo dico. Come al solito voglio sorprendervi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-4010014932442491874?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/4010014932442491874/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/08/nemesi-di-jo-nesb-2010.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4010014932442491874'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4010014932442491874'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/08/nemesi-di-jo-nesb-2010.html' title='Nemesi, di Jo NesbØ, 2010.'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-2118566189970772809</id><published>2011-08-16T03:10:00.000-07:00</published><updated>2011-08-16T03:10:34.891-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Letteratura'/><title type='text'>La cavalcata dei morti, di Fred Vargas (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://m2.paperblog.com/i/50/502604/in-libreria-fred-vargas-la-cavalcata-dei-mort-L-Oebmt4.jpeg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://m2.paperblog.com/i/50/502604/in-libreria-fred-vargas-la-cavalcata-dei-mort-L-Oebmt4.jpeg" width="204" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 20px;"&gt;&lt;b&gt;Anno:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;2011&amp;nbsp;&lt;b&gt;Editore:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Einaudi, collana Stile Libero Big&amp;nbsp;&lt;b&gt;Traduzione: &lt;/b&gt;Margherita Botto&amp;nbsp;&lt;b&gt;Pagine:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;432&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;ISBN:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; font-family: Arial, Helvetica, Verdana, sans-serif;"&gt;9788806209759&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;b&gt;Euro: &lt;/b&gt;19,00&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="Body1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt;Durante una vacanza in Alsazia, anni fa con mia moglie, vagando con l'automobile attraverso la campagna francese, sconfinammo in Lorena alla ricerca di un ristorante che ispirasse le nostre papille. A un certo punto decidemmo di prendere una strada secondaria che si immergeva in un bosco e segnalava con cartelli di legno la presenza, per quanto capivamo, di una trattoria a conduzione familiare. Il nostro vagare fu ampiamente ricompensato dal ritrovamento del tutto causale e rabdomantico di un bellissimo castelletto seicentesco&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;entro il cui salone riposava un enorme camino di pietra. Sul fuoco del camino il proprietario del ristorante abbrustoliva grosse fette di pancetta, raccontando ai commensali storie di caccia e di cucina, e servendo poi, insieme al bacon, anche squisite quiche lorrain come non ne ho mai assaggiate in vita mia. Il pranzo terminava con una crostata di mirtilli del sottobosco circostante, accompagnata con panna. Naturalmente il tutto era impreziosito dal sapore intenso di un ottimo rosso alsaziano, che alla fine della libagione ci fece gradevolmente girare la testa. Ci&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;ò&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt;&amp;nbsp;che soprattutto ci colpì di quell'ambiente era l'atmosfera di intima familiarit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: Helvetica;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt; e informalita', rappresentata in particolare dal bacon abbrustolito sotto i nostri occhi al fuoco del grande camino di pietra. La lettura dell' ultimo romanzo di Fred Vargas, "La cavalcata dei morti", mi ha fatto lo stesso effetto, o meglio mi ha riportato alla mente quell'esperienza alsaziana, cos&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;ì&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt;&amp;nbsp;nutriente, cos&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;ì&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt;&amp;nbsp;arricchente, ed e' proprio per questo che ve l'ho raccontata qui per esteso, all'interno di una recensione a questo libro.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Passeggiando nel bosco maledetto di Bonneval, Normandia, insieme al commissario Adamsberg, sembra di sentire il sapore delle more che il commissario raccoglie lungo il suo cammino, per poi fermarsi ad assaporarle, seduto su un tronco muschioso. Chi ama la scrittura morbidosa e vellutata della Vargas, archeologa e medievalista francese, creatrice sublime del personaggio del commissario dell'Anticrimine Adamsberg, si delizierà&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt;&amp;nbsp;qui come in un bagno caldo, ritrovando tutte le atmosfere e lo stile sognante che aveva incontrato negli altri romanzi. Non siamo di fronte alla potenza drammatica di un "Sotto i venti di Nettuno"&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;(&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;2005&lt;/span&gt;) , e neanche al fascino millenaristico-leggendario di "Nei boschi eterni" ( 2007, che e' a mio avviso il suo capolavoro). In "La cavalcata dei morti" Vargas sembra concedersi anche lei ( e lei con noi, obviously) una tranquilla passeggiata nella foresta, rispetto ad altri suoi romanzi adamsbergiani in cui il ritmo e la vitalit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: Helvetica;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt; caotica degli ambienti descritti dominano con maggiore nerbo la scena narrativa. Si tratta di una tranquillit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: Helvetica;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt; relativa, naturalmente, poich&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: Helvetica;"&gt;é&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt; nel corso del romanzo vengono fatte secche almeno quattro persone, nonch&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: Helvetica;"&gt;é&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt; descritte le atrocit&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: Helvetica;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt; sadiche di un padre sui suoi tre figli piccoli, ma il libro rimane comunque godibilissimo dalla prima all'ultima pagina. L'incipit e le pagine di apertura subito successive, sono poi gustosissime perch&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: Helvetica;"&gt;é&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt; aprono alcuni sotto-plot polizieschi minori, che hanno come protagonisti alcuni piccoli animali (due topini che mangiano mollica di pane, e un piccione, vittima di un vandalo che gli ha legato le zampe con la corda di uno yo-yo, di cui Zerk, il figlio ventottenne di Adamsberg si prender&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: Helvetica;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt; cura, dopo che il volatile sarà passato dalle mani amorevoli della tenente Retancourt). La caratterizzazione delle altre figure, gli abitanti della cittadina di Ordebec in Normandia, e' disegnata altresì&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt;&amp;nbsp;con mano creativa e umanamente toccante: i tre fratelli, Vandermot, per esempio, costituiscono un affresco familiare dai colori selvatici, bizzarri e insieme poeticissimi, basti pensare al fatto che uno dei fratelli, Martin, passa le sue giornate a catturare insetti nel bosco per poi farne marmellate e patè&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt;&amp;nbsp;che offre ai suoi ospiti inorriditi; oppure Lina, l'altra sorella, evocher&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: Helvetica;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt; in Adamsberg il ricordo di un dolce dei Pirenei, un koglouf, reso morbido dal miele e guarnito di mandorle.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Come quasi tutti i romanzi della Vargas, le suggestioni storiche legate a leggende medievali, si intrecciano con la dura realt&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-fareast-font-family: Helvetica;"&gt;à&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Helvetica; mso-hansi-font-family: Helvetica;"&gt; di crimini perpetrati nel presente, e anche qui infatti ci viene descritta come sfondo la leggenda della "schiera selvaggia", masnada di guerrieri fantasma che cavalcano urlando scheletri di cavalli, guidati dal diabolico Sire di Hellequin, attraversando tutto il nord Europa. La storia e l'intreccio sono poi, come di consueto, molto ben congegnati e il colpo di scena finale, pur non essendo un fuoco d'artificio ferragostano, lascia comunque basiti e pensierosi al punto giusto. Una Vargas dunque leggermente in minore, rispetto ad altre sue opere precedenti, nelle quali appare più ispirata, ma in ogni caso da leggere assolutamente per rendere l'Estate più fresca e gradevole.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-2118566189970772809?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/2118566189970772809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/08/la-cavalcata-dei-morti-di-fred-vargas.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/2118566189970772809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/2118566189970772809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/08/la-cavalcata-dei-morti-di-fred-vargas.html' title='La cavalcata dei morti, di Fred Vargas (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-911124285489256842</id><published>2011-07-28T05:55:00.000-07:00</published><updated>2011-07-28T05:55:07.539-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>Feria d'agosto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://ricette.pourfemme.it/img/zuppa-di-pesce.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="267" src="http://ricette.pourfemme.it/img/zuppa-di-pesce.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Come di consueto il blog chiude per una ventina di giorni. Uno tra gli obiettivi fondamentali di questo periodo di vacanza al mare con tutta la famiglia, sarà decisamente quello di trovare il tempo (e il pesce giusto) per cucinare una zuppa di pesce come si deve. Magari anche per festeggiare il Ferragosto (saremo insieme a un buon gruppo di persone, tra amici, parenti, bambini urlanti, almeno 5, che non so fino a che punto ci faranno riposare come vorremmo). La foto che ho messo più sopra rimanda proprio al desiderio gastronomico estivo di cui vi dicevo. Dedico inoltre questo post così "orale" alla nuova nata (il 26 luglio, ore 22,30) della famiglia, la cuginetta Martina, che sicuramente avrà molta fame. Benvenuta! Insomma, si chiude un anno lavorativo e blogsferico faticoso, lungo, complesso, e mi sembrava giusto segnalare, anche con un post un pò diverso dai soliti richiami perturbanti, uno stacco, una differenza, uno scarto, anche perchè, parlando di zuppe, non vorrei mai che questo blog diventasse una "minestra riscaldata". Inoltre la vita poi, non è sempre e solo "perturbante", ma grazie al cielo, a tratti, anche gustosa da assaporare. Quindi buone vacanze a chi va in vacanza, e buona permanenza a chi permane.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;P.S. In ferie leggerò comunque e commenterò i post degli amici blogger. Potrebbe darsi che scriva anche qualcosa, tra un castello di sabbia e una cicala di mare alla brace, non si sa mai...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-911124285489256842?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/911124285489256842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/feria-dagosto.html#comment-form' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/911124285489256842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/911124285489256842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/feria-dagosto.html' title='Feria d&apos;agosto'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-472986413262480526</id><published>2011-07-26T05:08:00.000-07:00</published><updated>2011-07-26T05:08:34.421-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Stake Land, di Jim Mickle (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://images.movieplayer.it/2011/04/12/la-locandina-di-stake-land-199682.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://images.movieplayer.it/2011/04/12/la-locandina-di-stake-land-199682.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;In una America del futuro prossimo, devastata da una nuova Grande Depressione economica, un popolo di vampiri assetati di sangue umano invade il paese. Gli USA diventano una terra desolata e morta.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&amp;nbsp;Martin è un adolescente che ha perso l’intera famiglia durante il tremendo e veloce contagio vampiresco, e Mister è invece un bravissimo cacciatore di vampiri, che adotterà Martin portandolo con lui e insegnandogli l'arte della caccia. Martin e Mister viaggiano verso New Eden, nel Canada, una zona che sembrerebbe essere ancora incontaminata.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Immaginatevi gli USA che si trasformano rapidamente in un far west selvaggio, pericoloso e inospitale, nel quale resistono alcune enclave isolate di umani, intenti a rifondare la loro vita quotidiana nei modi più vari e perversi (come ad esempio in setta talebana più pericolosa degli stessi vampiri, oppure come comunità medievale che difende le proprie postazioni turrìte dall'avanzata dei "barbari"). Immaginatevi due sceneggiatori (Mickle e Damaci) che hanno certamente letto e riletto Cormac McCarthy, soprattutto, ovviamente "The Road" (2006), e ne sono rimasti estasiati al punto di voler innestarne lo spirito su una storia di vampiri, magari pensando di rivitalizzare un filone horror ormai decaduto a stereotipato come quant'altri mai. "Stake Land" di Jim Mickle è in sintesi questo: una parabola densamente mccarthyiana incorniciata dentro ad un &lt;i&gt;cadre &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;vampirologico-horror che possiede anche lievi ma variegate venature romeriane. Detto questo, com'è il film? La pellicola oscilla come un pendolo peraltro ben oliato in tutti i suoi ingranaggi, su queste due strutture narrative, quella cioè esistenzialiastico-letteraria, toccando corde intimistico-adolescenziali, quasi musiliane oserei dire (è lo stile mccarthyiano); e la struttura classicamente horror, in cui a farla da padrone è lo stilema "attacco-contrattacco", come in "Io sono leggenda" di Matheson. Rispetto a Matheson qui però i protagonisti-cacciatori&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;sono due&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;, Martin e Mister, due ottimi personaggi, derivati da un casting perfettamente condotto, molto intensi, molto complementari, sebbene così diversi, quasi antitetici, per nulla edipici, per nulla stereotipati, cioè secondo me molto nuovi all'interno del genere perturbante. Il duo, verso metà del minutaggio diventa triade, con l'inserzione di Belle, giovane ragazza incinta, incontrata in un bar on the road. E' chiaro - dalla mia prospettiva che come sapete è anche quella psicoanalitica- che qui invece lo script si "edipizza", introducendo addirittura il tema della gravidanza, e quindi quello della famiglia, così caro, in modo quasi misticheggiante, agli americani. Trattasi di un Edipo ovviamente anomalo, post-post-moderno nella forma, ma molto classico nella sostanza, visto che mette in scena (inconsapevolmente?) tutto quanto il ciclo generazionale umano: infanzia (il nascituro), adolescenza (Martin), età adulta (il cinismo di Mister), nonchè l'Enigma della Vita come Sfinge edipica, cioè il Mostro-Vampiro. Tutto questo materiale simbolico, ed è proprio qui che ci avviciniamo ai punti deboli di questo film, è trattano con sguardo essenzialmente filosofico, e quasi per nulla perturbante. Credo infatti che "Stake Land" non lo si possa considerare un film di "genere perturbante". Probabilmente sono io che ci proietto mie suggestioni culturali personali (fatto comunque inevitabile ogni volta che ci si accosta ad un prodotto artistico), ma il film sembra sceneggiato da Gunther Anders, quanto a pessimismo millenaristico sui destini dell'Umano così inconsapevolmente diretto verso l'autodistruzione; oppure da Hanna Arendt, in quanto a riflessione socio-politica, ad esempio sulle banche succhiasangue che riducono l'individuo in animale-schiavo del potente virus della finanza mondiale. Il pendolo che oscilla tra filosofia e perturbante, si ferma cioè più sulla riflessione esistenzialistica, che sul Perturbante in quanto tale, mettendo così la sordina all'intrattenimento, alla suspense, al brivido, tutti ingredienti fondamentali di un film "horror". E' per questo che mi sento certamente di consigliare la visione di "Stake Land", avvertendo tuttavia che essa non emoziona, nè esalta i palati &lt;i&gt;horror-oriented&lt;/i&gt; più di tanto. Jim Mickle infatti mette in scena una riflessione riguardante le possibilità che ha la Speranza di danzare nel deserto del non-pensiero contemporaneo. Ma questo potevamo scoprirlo leggendo un libro di Cormac McCarthy, senza dover passare attraverso una storia di vampiri, dalla quale comunque ci aspetteremmo qualcosa di diverso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Jim Mickle&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Jim Mickle, Nick Damaci&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Ryan Samul&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;Montaggio:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Jim Mickle&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Jeff Grace&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Connor Paolo, Nick Damici, Danielle Harris, Gregory Jones, Kelly McGillis, Bonnie Dennison, Michael Cerveris, Sean Nelson&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;USA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;b style="font-family: Arial;"&gt;Produzione:&amp;nbsp;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Anno:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;Durata:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;98&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="237" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/38517"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/38517" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="237" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-472986413262480526?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/472986413262480526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/stake-land-di-jim-mickle-2010.html#comment-form' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/472986413262480526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/472986413262480526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/stake-land-di-jim-mickle-2010.html' title='Stake Land, di Jim Mickle (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' 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1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-gTtVfYItZXo/Th-w-3yxnHI/AAAAAAAAD3o/DIH09mFu4d8/s1600/MV5BNjY5ODA4MzEyN15BMl5BanBnXkFtZTcwODg1Mzc3NQ%2540%2540._V1._SY317_CR16%252C0%252C214%252C317_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Voi lo sapete che nutro da sempre un certo interesse per il cinema &lt;i&gt;indie&lt;/i&gt;&amp;nbsp;in ambito horror-perturbante, e che ogni tanto decido di girare il volante e deviare i miei percorsi usualmente mainstream in territori più inesplorati e low budget. A volte mi imbatto in produzioni terribilmente brutte, ma altre volte scorgo arcobaleni inaspettati e gradevoli alla vista. E' il caso di questo "Drive-In Horrorshow" di un giovane Michael Neel, che a soli 32 anni riesce a tirare in piedi una installazione cinematografica che è un vero e proprio omaggio al genere&amp;nbsp;&lt;i&gt;splatter, &lt;/i&gt;che faremmo meglio a definire, attraverso questo film a episodi, sottogenere &lt;i&gt;hard-splatter&lt;/i&gt;, poichè siamo qui di fronte a qualcosa di piuttosto hard, cioè per palati abituati a masticare non proprio solo noccioline. Il tutto e' pero' immerso in un clima molto ironico-macabro e &lt;i&gt;gore-funny&lt;/i&gt;. Neel ci introduce subito in un'atmosfera vetero-creepshowiana mediante la figura di un &lt;i&gt;prologus&lt;/i&gt;&amp;nbsp;beffardo e sinistro, raffigurato nel personaggio del Proiezionista, che ci presenta ogni episodio all'interno della polverosa cabina delle proiezioni di un fantomatico e desertico drive-in. Un personaggio pure lui totalmente &lt;i&gt;gore-&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;funny&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;, &lt;/i&gt;come da tempo immemore non ne vedevo.&amp;nbsp;In "Pig", primo degli episodi, assistiamo al dramma psicofisico di un ragazzo che dopo una notte d'amore con la sua fidanzata, viene letteralmente incollato, nudo, alla vasca da bagno dalla stessa donzella, nonché torturato dalla medesima, folle di gelosia. Nel secondo, "The Closet", forse il meno riuscito, un bambino riesce a sbarazzarsi di tutta la sua noiosa famigliola alleandosi con lo ziotibiesco mostro che vive nello sgabuzzino della sua cameretta. Il terzo episodio, "Fall Apart", che ritengo il più riuscito, con quella stridente colonna sonora così indicata e commentare le immagini (molto, molto disturbanti) della decomposizione corporea di Patrick, ci racconta di un medico dei poveri alle prese con un paziente affetto da strane pustole emorragiche, che lo contagerà, cambiandogli la vita. "The Meat Man" ci parla di una inquietante &lt;i&gt;urban legend &lt;/i&gt;(molto intra-familiare in verità...)&amp;nbsp;attraverso le voci "innocenti" di due ragazzini. "The Watcher" è addirittura un omaggio (di un certo tenore, peraltro, considerato il budget inesistente alle spalle di questo film) al genere &lt;i&gt;teen-slasher&lt;/i&gt;&amp;nbsp;in stile &lt;i&gt;"Hatchet", &lt;/i&gt;e riesce ad essere in tal senso molto più incisivo e perturbante di un qualsiasi danaroso ma insipido Michael Bay di turno. Insomma, c'è molta fantasia e creatività nella scrittura di questo "Drive-In Horroshow", così come anche molta ingenuità e approssimazione &lt;i&gt;indie, &lt;/i&gt;naturalmente, per cui non aspettatevi una meraviglia da rimanere a bocca aperta. Tuttavia il tono generale di questa pellicola mi ha colpito, perchè ho visto vera passione per il genere. Ho visto studio, elaborazione personale, cura del make-up e degli effetti &lt;i&gt;splatter&lt;/i&gt;, incisività in parecchie inquadrature molto shocking. E poi anche attenzione per i dialoghi (specialmente in "Fall apart"). Infine ho colto uno sguardo trasversale che fa parlare infanzia, adolescenza e età adulta in modo corale e con finezza non da poco, considerati i pochissimi quattrini a disposizione di Neel. "Drive-In Horroshow": piccola opera minore che non vi deluderà.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Michael Neel &lt;b&gt;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Greg Ansin, Michael Neel &lt;b&gt;Fotografia: &lt;/b&gt;Michael Neel &lt;b&gt;Effetti Speciali:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;Rob Fitz, Nick Flanagan, Jeff O'Brien &lt;b&gt;Musiche: &lt;/b&gt;Greg Ansin, Eric Welsh&lt;b&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Cast: &lt;/b&gt;Jenna Morasca, Luìs Negron, Bill Gage, Ethan Zohn, Nancy Sadsad, Matthew Catanzano, Larry Jay Tish. &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;USA&amp;nbsp;&lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Grim Films &lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;94 min.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/d0QcSzMMa7I?rel=0" width="425"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-7898119695709613860?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/7898119695709613860/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/drive-in-horrorshow-di-michael-neel.html#comment-form' title='15 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/7898119695709613860'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/7898119695709613860'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/drive-in-horrorshow-di-michael-neel.html' title='Drive-In Horrorshow, di Michael Neel (2009)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-gTtVfYItZXo/Th-w-3yxnHI/AAAAAAAAD3o/DIH09mFu4d8/s72-c/MV5BNjY5ODA4MzEyN15BMl5BanBnXkFtZTcwODg1Mzc3NQ%2540%2540._V1._SY317_CR16%252C0%252C214%252C317_.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>15</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-806008609302866279</id><published>2011-07-17T03:53:00.000-07:00</published><updated>2011-07-20T08:45:57.259-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>Blog a Impatto Zero</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.doveconviene.it/co2neutral/bottoni/bottone_doveconviene.it_CO2_125x125.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://www.doveconviene.it/co2neutral/bottoni/bottone_doveconviene.it_CO2_125x125.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Segnalatami dall'amico Eddy, aderisco molto volentieri a questa iniziativa ambientalista che desidera coinvolgere i blogger interessati. Andate a leggervi le istruzioni per parteciparvi sul&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.doveconviene.it/co2neutral/pianta-un-albero"&gt;Sito che ospita l'iniziativa "Blog a Impatto Zero"&lt;/a&gt;. Avrete così l'occasione di vedere piantato un albero per voi, rendendo il vostro blog "a impatto zero di Co2" (odiosa sostanza che ammorba le nostre città). Doveconviene.it si occupa della raccolta di volantini di diverse catene di ipermercati, consentendo a noi cittadini di confrontare prezzi e offerte. E' così possibile consultare online le varie offerte, riducendo l' impatto ambientale del volantinaggio cartaceo, responsabile di una percentuale consistente di spreco di carta. &lt;a href="http://dl.dropbox.com/u/8546615/Blog%20impatto%20zero.pdf"&gt;QUI&lt;/a&gt;&amp;nbsp;trovate un documento in .pdf che spiega molto dettagliatamente le ragioni e le mosse dell'iniziativa. A presto, e auguri per il vostro nuovo albero.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;Gli alberi si trovano nelle vicinanze d un piccolo villaggio tedesco nella regione di Saxony-Anhalt, dove e' in corso un importante progetto di piantumazione su un area di 3,4 ettari, nei quali saranno piantati circa 27.000 alberi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-806008609302866279?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/806008609302866279/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/blog-impatto-zero.html#comment-form' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/806008609302866279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/806008609302866279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/blog-impatto-zero.html' title='Blog a Impatto Zero'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-4534077928597194198</id><published>2011-07-15T09:40:00.000-07:00</published><updated>2011-07-15T09:53:16.288-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Wrecked, di Michael Greenspan (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://cdn.ilcinemaniaco.com/wp-content/uploads/2011/03/wrecked-poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://cdn.ilcinemaniaco.com/wp-content/uploads/2011/03/wrecked-poster.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;Un uomo riprende conoscenza all'interno di un’auto completamente distrutta in fondo a una scarpata. E’ &amp;nbsp;ferito gravemente ad una gamba, intrappolata nelle lamiere e non ha la più pallida idea di chi sia e di come sia arrivato lì. In questa situazione ai limiti della sopravvivenza gli fanno compagnia la radio della macchina, ancora funzionante, che lo aggiorna riguardo una violenta rapina in banca finita male, e il cadavere di un uomo sul sedile posteriore dell'&lt;span rel="{&amp;quot;ad&amp;quot;:&amp;quot;159&amp;quot;,&amp;quot;campaign&amp;quot;:&amp;quot;6&amp;quot;,&amp;quot;keyword&amp;quot;:&amp;quot;25&amp;quot;,&amp;quot;microbanner&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;}" style="cursor: pointer;"&gt;&lt;span rel="{&amp;quot;ad&amp;quot;:&amp;quot;133&amp;quot;,&amp;quot;campaign&amp;quot;:&amp;quot;6&amp;quot;,&amp;quot;keyword&amp;quot;:&amp;quot;25&amp;quot;,&amp;quot;microbanner&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;}" style="cursor: pointer;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="intopic-ad-popup-link"&gt;&lt;i&gt;auto&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;, nel cui portafoglio trova dei documenti che lo identificano come uno dei rapinatori. L'uomo uscirà faticosamente dall'auto e scoprirà intorno a sé una Natura selvaggia e inospitale. Dovrà anche capire chi è, cosa gli è accaduto, e affrontare la scoperta di verità difficili da accettare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il regista canadese Michael Greenspan ammicca sottilmente a due altri film di genere &lt;i&gt;survival-thriller/horror &lt;/i&gt;come "&lt;i&gt;Frozen" &lt;/i&gt;(2010) di Adam Green, e "&lt;i&gt;127 hours"&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(2010) di Danny Boyle, innestando su un'idea affine alle opere sopracitate, un tema semi-noir, facendolo gestire in totale solitaria da Adrien Brody. Sarebbe sufficiente questa prima sintesi dello script a farmi storcere il naso. Ma non è tanto la struttura anomala della storia ad aver generato in me più di una perplessità, quanto la conduzione di un ritmo di regia alquanto sonnolento e assai poco coinvolgente. Greenspan ce la mette tutta, con l'aiuto dell'ottima fotografia di James Liston, a riflettere l'immagine di una natura muschiosa, selvatica e inospitale, ma l'esito dei suoi immani sforzi si ferma qui, poichè l'andamento della storia è davvero troppo lento, anche per uno come me che a suo tempo ha visionato lungamente anche Tarkovskiy. Come si fa, voglio dire, a farci vagare in tondo per 40 minuti di pellicola nel bosco con Adrien Brody, dopo che nei 30 minuti precedenti siamo stati con lui giorno e notte nel chiuso dell'automobile distrutta? &amp;nbsp;Tutto ciò in quasi totale assenza di dialoghi, accompagnati da pallidi ed inutili flash-back sulla vera identità di Brody, nonchè da rare sequenze leggermente&amp;nbsp;thrilling (come quella del puma che sbocconcella allegramente il cadavere dell'uomo sul sedile posteriore, ma che dura pochi e rapidi secondi)? La colonna sonora di Michael Brook, così pomposamente esistenzialista, manco fossimo davanti a immagini di Terrence Malick, non fa che appesantire l'aria già afosa che aleggia su tutto il film. Tutto il marchingegno narrativo è poi costruito solo intorno a Brody, attore che può piacere o non piacere, ma che qui non convince affatto, anche quando cerca di rappresentare piagnucolosamente la figura dell'uomo in balìa della natura bruta. Due parole, infine, sulla struttura dello script, che avevo lasciato in ombra appositamente, per concentrarmi sulla regia. Anche da questo punto di vista la storia contiene alcuni buchi logici poco comprensibili: perchè, ad esempio il protagonista, chiuso nell'automobile, ci impiega circa tre giorni e due notti a capire come poter aprire la portiera incastrata, e poi, come per miracolo gli si accende una lampadina e la portiera si apre? Oppure: com'è possibile che Brody perda completamente la memoria e il proprio senso d'identità, in una sorta di dissociazione mnestica traumatica, semplicemente dopo un incidente stradale? Ma queste domande bisognerebbe farle a Christopher Dodd, artefice di una sceneggiatura che ci lascia soli nel bosco, inseme a Brody, con le nostre domande irrisolte. "Wrecked": non riesco a trovare uno straccio di motivo valido per consigliarlo. Non so se Greenspan e Brody mi perdoneranno. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Michael Greenspan&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Christopher Dodd&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;James Liston&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Montaggio:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Wiebke von Carolsfeld&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Michael Brook&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Adrien Brody, Caroline Dhavernas, Ryan Robbins, Adrian Holmes, Jacob Blair&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;USA/Canada&lt;/span&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Produzione&lt;/b&gt;: Independent Edge Films, Telefilm Canada, Equity Investment Program &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Durata: &lt;/b&gt;91 min.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="237" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/28801"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/28801" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="237" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-4534077928597194198?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/4534077928597194198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/wrecked-di-michael-greenspan-2011.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4534077928597194198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4534077928597194198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/wrecked-di-michael-greenspan-2011.html' title='Wrecked, di Michael Greenspan (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-5347202990148715352</id><published>2011-07-10T13:00:00.000-07:00</published><updated>2011-07-10T13:00:40.795-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Dylan Dog: Dead of Night, di Kevin Munroe (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CmUC459z3yo/TYP5X5h7hvI/AAAAAAAAAHU/g-A_yhk9ZcQ/s1600/dylan_dog_dead_of_night.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-CmUC459z3yo/TYP5X5h7hvI/AAAAAAAAAHU/g-A_yhk9ZcQ/s320/dylan_dog_dead_of_night.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 13.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;New Orleans. Dylan Dog viene assoldato da una donna che dichiara di aver visto suo padre essere ucciso da una misteriosa creatura. Muovendosi con la sua tipica astuzia da strada, il suo revolver e un piccolo arsenale di armi paranormali, Dylan Dog cercherà di riportare ordine e pace là dove ora c'è solo morte e interrogativi...&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Sarò franco fin da subito: questa versione cinematografica del noto personaggio di Tiziano Sclavi, uscito per la prima volta in edicola nel lontano ottobre 1986, è veramente brutta, mal scritta e mal girata. Soprattutto perchè il Dylan Dog impersonato da Brandon Routh nulla ha a che vedere con lo spirito originario che ha generato il personaggio del fumetto; un personaggio assolutamente londinese, ruperteverettiano, proto-emo, proto-dark, molto all'antica nel senso di antimoderno per eccellenza, mosso da pulsioni tardo-adolescenziali che si mescolano a rimandi gotici e ossianici. Il "vero" Dylan Dog è cioè un personaggio molto creativo, che attraversa un universo di associazioni immaginarie e culturali assai spesse (ricordo il titolo di un numero, "&lt;i&gt;Golconda!&lt;/i&gt;", che riprendeva quello di un famoso quadro di Reneè Magritte), e lo attraversa con passo leggiadro, aggraziato e simultaneamente perturbante. Qui, nel film di Kevin Munroe, ci troviamo di fronte a un Dylan Dog trasformato in macchietta da serie televisiva pomeridiana per preadolescenti annoiati, una specie di Tom Cruise in minore per palati facili &amp;nbsp;statunitensi di provincia. Una vera pena doverselo sorbire, dopo aver letto molti numeri di quel mitico fumetto italiano, e viene da chiedersi come mai Sclavi non sia insorto mediante apposite conferenze stampa, allo scopo di negare qualsiasi vicinanza a questo obbrorio filmico (ma le royalties sui diritti d'autore probabilmente sono in grado di tacitare qualsiasi nobile intento...). Il resto della ciurma di attori, suddivisa in modo equo tra buoni e cattivi, è pedissequa e (ancora) televisiva al duecento per cento. E' cosa buona e giusta stendere un pietoso velo di silenzio sulla storia, scritta a quattro mani da Oppenheimer e Donnelly (che hanno firmato il recentissimo "&lt;i&gt;Conan il Barbaro"&lt;/i&gt;&amp;nbsp;del tremendo Marcus Nispel, che uscirà negli States il 18 agosto 2011, nonchè altre cosucce insipide e inutili tra cui &lt;i&gt;"Sahara", del 2005). &lt;/i&gt;I due &lt;i&gt;writers, &lt;/i&gt;dopo questa nefasta performance,&amp;nbsp;penso fermamente siano da evitare come un'epidemia di Escherichia Coli, e sono loro, naturalmente, più che il regista, i principali responsabili di questa disastrosa riduzione cinematografica di Dylan Dog. Mettono sul piatto una storia senza capo nè coda, chiamando a raccolta zombies, vampiri e licantropi, cioè tutti i mostri dell'immaginario horror mondiale di tutti tempi, sperando di poterli contenere in uno script che non esploda nel vuoto pneumatico su cui è costruito. Speranza vana, ovviamente, poichè i mostri in guerra messi in scena posseggono una credibilità estetica pari a quella di un imbianchino di Voghera (marito della famosa casalinga) messo a restaurare la Cappella Sistina. Dialoghi da asilo Pini, musiche da pubblicità di pandoro natalizio, CG e reparto effettistico tipo "art attack" per bambini, riducono il film a uno psedurutilante sfondo di cartapesta, che nel corso del minutaggio si inclina fino a cadere del tutto sbriciolandosi in mille pezzi. Davvero il nostro buon Dylan di Tiziano Sclavi, si meritava qualcosina di più, tanto più che i due geniali sceneggiatori eliminano subito uno dei&amp;nbsp;personaggi&amp;nbsp;fondamentali delle storie di Dylan, cioè l'aiutante Groucho, sostituendolo con Marcus, zombie "buono" e amico dell'"indagatore dell'incubo". Il perchè di tale scelta non la conosciamo, ma tale improvvida decisione è a mio avviso una spia della superficialità del gruppo di writers-più-regista al lavoro. Inutile dire che il film non spaventa neanche per un secondo, e neppure si avvicina mai alla sottile vena ironica e al senso del macabro che caratterizzano le storie a fumetti originali. "Dylan Dog: Dead of Night": sconsigliatissimo, issimo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;Kevin Munroe&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Joshua Oppenheimer, Thomas Dean Donnelly&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Geoffrey Hall&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Montaggio:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Paul Hirsch&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Geoffrey Hall&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Brandon Routh, Peter Stormare, Anita Briem, Taye Diggs, Sam Huntington, Brian Steele, Kurt Angle, Randal Reeder, James Hébert, Courtney Shay Young&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;USA&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="242" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/39245"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/39245" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="242" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-5347202990148715352?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/5347202990148715352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/dylan-dog-dead-of-night-di-kevin-munroe.html#comment-form' title='16 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5347202990148715352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5347202990148715352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/dylan-dog-dead-of-night-di-kevin-munroe.html' title='Dylan Dog: Dead of Night, di Kevin Munroe (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-CmUC459z3yo/TYP5X5h7hvI/AAAAAAAAAHU/g-A_yhk9ZcQ/s72-c/dylan_dog_dead_of_night.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>16</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-5352289142873326255</id><published>2011-07-02T14:56:00.000-07:00</published><updated>2011-07-02T14:58:17.912-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>The Woman, di Lucky McKee (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://static.blogo.it/cineblog/the-woman-il-film-horror-di-lucky-mckee-scatena-polemiche-le-foto/the_woman_poster_061510_01.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://static.blogo.it/cineblog/the-woman-il-film-horror-di-lucky-mckee-scatena-polemiche-le-foto/the_woman_poster_061510_01.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 13.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Chris Cleek, un avvocato di successo che abita in campagna, scopre che nel bosco nei pressi dell'abitazione della sua famiglia vive una donna completamente selvaggia, che si nutre di animali e abita in una caverna.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Chris la catturerà e si porrà l'obiettivo di "civilizzare" la donna selvaggia, cominciando a &amp;nbsp;torturarla dopo averla rinchiusa in uno scantinato. La sua famigliola naturalmente lo seguirà in questa nobile impresa, anche perchè in famiglia tutti sanno bene chi comanda...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;Sollecitato (o solleticato? Le parole sono molto importanti da queste parti...) dall'importante recensione di Elvezio Sciallis che potete leggere &lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/06/woman-2011.html"&gt;QUI&lt;/a&gt;, mi volgo anch'io, con piacere sommo ad esprimere un parere su quest'ultima opera di Lucky MKee, del quale avevo a suo tempo elogiato "May" (2002) (&lt;a href="http://psicheetechne.blogspot.com/2010/11/may-di-lucky-mckee-2002.html"&gt;vedi recensione qui&lt;/a&gt;)&lt;b&gt;. &lt;/b&gt;L'elemento che mi ha più colpito di questo suo ultimo film è la grande libertà associativo-estetica di questo regista, che non si lascia spaventare da uno sceneggiatore quale Jack Ketchum, ma che anzi valorizza il suo fondamentale contributo con la sua personale ispirazione creativo-visiva, libera appunto da qualsiasi pregiudizio o dogma o stereotipo &lt;i&gt;horror-style&lt;/i&gt;. E sarebbe molto facile cadere nei suddetti pregiudizi, poichè il nucleo narrativo è qui ridotto all'osso: si tratta della "scena modello" ketchumiana per eccellenza, cioè la segregazione del femminile e la sua brutalizzazione da parte di un potere violento e senza senso, "scena modello" che può pericolosamente diventare ripetitiva e sterile, se non viene trattata da mano accorta e sensibile. Ma McKee aveva dimostrato rara sensibilità già in "May", e qui raffina ulteriormente il suo occhio, mediante il ricorso ad una essenzialità narrativa di rara, cristallina bellezza. Non sono presenti nessun pleonasmo, nessuna sbavatura, nessun bisogno di dire cose in più. "The Woman" è in questo senso un elogio dell'insaturità, dell'astinenza dalla ridondanza, dell'epochè di quella pulsione esibizionistica, che spesso muove molti produttori e registi che guardano al genere perturbante solo come a un business (e sono in molti, come si sa). &amp;nbsp;McKee non è interessato al business, ma solo al racconto, al &lt;i&gt;modus narrandi&lt;/i&gt;, alla forma che diventa contenuto. E' ovvio che per poter realizzare questo suo interesse, che è anche il nostro, il regista debba lavorare con mano salda su un cast di grande qualità, e anche in questo caso ci azzecca in pieno posizionando una triade centrale di attori le cui performance sono davvero mirabili. Pollyanna McIntosh (la Donna) è capace di mettere in scena la primitività selvaggia della Natura Darwiniana in modo davvero straniante. Angela Bettis è una moglie masochista, succube e insieme complice della follia tirannica del marito, oltremodo inquietante nella sua passività patologica. Sean Bridgers (Chris Cleek, il capofamiglia) incarna il potere paterno sadico e simmetricamente isomorfo alla primitività della donna selvaggia che vorrebbe dominare. Ma, come dicevo, è la potenza del racconto a dominare la scena, potenza cioè della macchina da presa e di un montaggio (di un geniale Zach Passero) che sottolinea ricorsivamente i passaggi più intensi della sceneggiatura. La potenza narrativa di "The Woman" risiede, io credo, soprattutto nella molteplicità di piani cui rimanda una storia che si presta ad una molteplicità pluristratificata di letture. Prendiamo ad esempio una delle sequenze iniziali in cui la Donna trancia con un morso inaspettato un dito di Chris: c'è un piano simbolico-psicologico, che è quello della castrazione, ma è presente anche un piano filosofico, perchè potremmo vedere questa castrazione come lo scarto originario tra Uomo e Natura, che Chris vorrebbe onnipotentemente sanare, cercando di "civilizzare" un qualcosa non civilizzabile per definizione. &amp;nbsp;Ma è presente anche un piano di lettura sociologico, relativo a una denuncia del clima mafioso-omertoso di certe famiglie abusanti che sembrano sempre più soffondere il tessuto sociale, dai livelli più suburbani a quelli più altolocati (vedi le perversioni dei vari Strauss-Kahn e/o Berlusconi di turno). In tal senso l'uso degli effetti speciali e il ricorso ad alcuni spunti &lt;i&gt;splatter&lt;/i&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&amp;nbsp;sono solo funzionali alla struttura del racconto e sono ben lungi dall'essere buttati lì per colpire la pupilla dello spettatore ingenuo. "The Woman" non presuppone infatti uno spettatore ingenuo, al contrario richiede grande intelligenza e senso critico a chi guarda, elemento che lo innalza di molti metri sopra altri film di genere. Come ultima notazione a un film che va decisamente visto e studiato, desideravo riferirmi agli accostamenti a "Martyrs" di P. Laugier, &amp;nbsp;fatti da alcuni recensori (tra cui Elvezio Sciallis stesso, che citavo all'inizio). Non credo che "the Woman" sia paragonabile a "Martyrs", se non per una loro similare ed intrinseca risonanza etica e antipostmoderna. Per il resto sono film molto diversi, e per giunta "The Woman" credo si muova in territori ancor più chiaramente etici, poichè parla del potere e delle sue deformazioni patologiche, collocando questo discorso nel cuore della famiglia borghese contemporanea. "Martyrs" sposta il discorso etico, invece, all'interno di un universo più surreale, eccentrico, e in questo diventa meno "caldo", meno umano di questo "The Woman". Inutile ribadire quindi che se ne consiglia la visione.&amp;nbsp;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Lucky McKee&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Lucky McKee, Jack Ketchum&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Alex Vendler&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Montaggio:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Zach Passero&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Sean Spillane&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Pollyanna McIntosh, Sean Bridgers, Carlee Baker, Shana Barry, Marcia Bennett, Angela Bettis&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;USA &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Moderciné&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2011&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Durata:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;90&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="303" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/33251"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/33251" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="303" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-5352289142873326255?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/5352289142873326255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/woman-di-lucky-mckee-2011.html#comment-form' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5352289142873326255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5352289142873326255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/07/woman-di-lucky-mckee-2011.html' title='The Woman, di Lucky McKee (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-6099300543518568006</id><published>2011-06-29T01:42:00.000-07:00</published><updated>2011-06-29T06:12:20.214-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Letteratura'/><title type='text'>Il pettirosso, di Jo NesbØ ( 2009)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.bookrepublic.it/static/covers/r_product/9788858500194.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.bookrepublic.it/static/covers/r_product/9788858500194.jpg" width="197" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 20px;"&gt;&lt;b&gt;Anno:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;2009&amp;nbsp;&lt;b&gt;Editore: &lt;/b&gt;Piemme&amp;nbsp;Milano&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 20px;"&gt;, 2010&amp;nbsp;&lt;b&gt;Traduzione: &lt;/b&gt;Giorgio Puleo&amp;nbsp;&lt;b&gt;Pagine: &lt;/b&gt;496&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;ISBN:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;978-88-566-1117-5&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;b&gt;Euro: &lt;/b&gt;6,99.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Cercare di capire il successo mondiale di un autore di libri gialli, implica necessariamente aver letto gran parte dei suoi libri, o&amp;nbsp;comunque&amp;nbsp;le opere che hanno venduto di più. Di solito sono scettico rispetto ai soliti battages pubblicitari con le etichette rimovibili sulle copertine, con su scritto 'un milione di copie vendute', e mi fido ovviamente di più del mio libraio di fiducia pavese, il quale mi ha consigliato vivissimamente Jo Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø, aldilà della pubblicità noiosa che gli ruota attorno. Comincio perciò dal primo romanzo tradotto in italiano da Giorgio Puleo (non è il primo della serie, ve ne sono altri precedenti che attendono ancora traduzione), che introduce il personaggio del detective Harry Hole della sezione omicidi della polizia di Oslo. Posso dire di conoscere piuttosto bene la letteratura gialla scandinava (Mankell, Indridasson, Nasser, Holt e altri), e devo dire che questo "Il pettirosso", è stato una lieta sorpresa, soprattutto perchè ha uno stile tutto particolare e tutto suo, che si distingue da tutti gli altri autori sopracitati. Aldilà dell'intreccio e della costruzione dei personaggi, è la scrittura che salta all'occhio per un suo interno dinamismo, per una sua velocità e musicalità che ti cattura subito non facendoti pesare mai le lunghissime 496 pagine cui ti costringe. Velocità e musicalità narrative che rapidamente passano dai toni lirici ai bassi crudi e roventi di un &lt;i&gt;hard boiled&lt;/i&gt;. Proprio come il paesaggio norvegese, che trasforma paesaggi montani con alte vette a picco sul mare, in fiordi di acqua calma e piatta. La scrittura di Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø sembra appunto un sobbalzante viaggio all'interno del territorio norvegese, con una modalità narrativa che coinvolge anche la temporalità, facendoci slittare dal presente al passato della seconda guerra mondiale, sul fronte russo-norvegese, con tanto di descrizioni di trincee, baionette e furori hitleriani. L'ambiente guerresco degli anni '40 trasmigra velocemente nella Oslo di oggi, nella quale Harry Hole è a sua volta in guerra contro un ambiente neonazista che gli uccide la sua migliore amica e collega, Ellen Gajten. Uccisione perpetrata con modalità trucida e quasi da arancia meccanica, e tale da generare uno stilema narrativo che ulteriormente differenzia il testo di Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø da altri romanzi gialli scandinavi, che possiamo definire più "classici", più "romantici" nel loro impianto complessivo. "Il pettirosso" è un giallo invece molto moderno, molto mosso, molto metropolitano. Il personaggio di Harry Hole l'ho trovato, qui, forse poco definito e caratterizzato rispetto ad altri più "cattivi", come quello di Tom Waler, vera canaglia nazista infiltrata nelle alte sfere della polizia. Probabilmente nei romanzi precedenti Nesb&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Ø aveva dedicato più cura nell'introdurlo ai lettori, e in questo romanzo vuole invece dedicarsi di più alla storia. In ogni caso Harry non è il solito poliziotto traumatizzato da qualcosa che è successa nel passato. E' un'omone alto un metro e novantacinque con il vizio del bere, al quale cerca di fare faticosamente fronte. Ma è innanzitutto un ottimo poliziotto con un gran fiuto, e che ama le donne, soprattutto la sua Rakel. Romanzo molto interessante nella sua architettura molto variegata e a tratti dissonante e spigolosa, come un edificio di Alvar Aalto, che muove e rigenera le acque già molto pescose del genere giallo scandinavo. Molto consigliato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-6099300543518568006?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/6099300543518568006/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/il-pettirosso-di-jo-nesb-2009.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6099300543518568006'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6099300543518568006'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/il-pettirosso-di-jo-nesb-2009.html' title='Il pettirosso, di Jo NesbØ ( 2009)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-7049608277547614694</id><published>2011-06-18T07:21:00.000-07:00</published><updated>2011-06-18T07:21:53.554-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>Pausa estiva</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://digilander.libero.it/DolceAmaraMelannas/tuffo.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://digilander.libero.it/DolceAmaraMelannas/tuffo.gif" width="173" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il blog chiude per otto giorni. Me ne vado con la famiglia in Spagna, Isole Baleari. Vacanza di mare e di scoperte in giro per Maiorca. Ci voleva proprio, diciamocela tutta, perchè è stato un annetto bello denso di cose lavorative, ma anche di visioni filmiche, recensioni, commenti, microdibattiti e nuove conoscenze interessanti nella blogsfera. Spero quindi di ritemprare il corpo e lo spirito e di tornare ricaricato. Auguro a tutti una buona fine di giugno, che poi significa un BUON INIZIO ESTATE. Ci rivediamo intorno al 30 giugno con nuove recensioni.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-7049608277547614694?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/7049608277547614694/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/pausa-estiva.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/7049608277547614694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/7049608277547614694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/pausa-estiva.html' title='Pausa estiva'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-2177405408866670708</id><published>2011-06-17T14:38:00.000-07:00</published><updated>2011-06-17T14:38:53.064-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Dark Ride, di Craig Singer (2006)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://darkride.blueomega.com/images/poster.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://darkride.blueomega.com/images/poster.gif" width="222" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Un gruppo di sei amici in viaggio si ferma nei pressi di un parco dei divertimenti chiamato "Dark Ride". I giovani non sono a conoscenza del fatto che uno psicopatico, responsabile del brutale assassinio di due ragazze avvenuto anni prima, è appena fuggito da un istituto psichiatrico e ha trovato rifugio all'interno di quel luogo...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;E' estate, tempo di fiere strapaesane, di cinema all'aperto, di giostre, di ruote panoramiche e tunnel dell'orrore di hooperiana memoria. Ecco dunque che prendo in mano questo primigenio AfterDark del 2006, che desideravo vedere da tempo, e approfitto dell'inizio estate per parlarne. Purtroppo ne devo parlare male, molto male, poichè a dispetto di una locandina che farebbe ben sperare, il film di questo ininfluente Craig Singer (&lt;i&gt;"Animal Room", 1995; "Perkin's 14", 2009&lt;/i&gt;), vuole pigramente scimiottare il ben più consistente, per l'epoca, "&lt;i&gt;The Funhouse" &lt;/i&gt;(1981) di Tobe Hooper, e a questo pietoso scimiottamento si ferma.&amp;nbsp;&amp;nbsp;Si tratta cioè della solita solfa del gruppetto di ragazzotti ventenni, maschi e femmine, alla ricerca di nuove esperienze di sesso e di sballo attraverso le consuete canne fumate together sul van on the road again, sulle strade della grande mamma America. Il gruppetto incrocia Jonah, il pazzo criminale slasher di turno, appena fuggito con tanto di camicia di forza, come se nulla fosse, dal manicomio di massima sicurezza della contea, e per finezza di scrittura (si fa per dire, of course), uno dei ragazzi è addirittura il cugino delle due ragazzine uccise da Jonah nei bei tempi che furono. Tutto il narrato è iper-intriso, fino al vomito bulimico, di clichè di sottogenere di serie B, C, Z, e per sovramercato abbiamo anche un condimento di dialoghi insulsi, artatamente sboccati e pseudogiovanilistici, tanto per attrarre come mosche sul miele gli adolescenti brufolosi di provincia che vogliono vedere le fighette ventenni con la minigonna, &amp;nbsp;un pò più puttane delle loro compagne di classe quindicenni. Il film è cioè avvolto da un puritanesimo yankee davvero disturbante, ed è proprio questo suo stile di fondo che mi spinge ad usare per controformazione reattiva, come si è notato, un linguaggio volgarotto che non è mia abitudine usare qui. Le sequenze di pseudo-sesso sono infatti utilizzate per attrarre pubblico giovane, provinciale, e sottoporlo a stimoli erotico-aggressivi seducenti, tanto perchè paghino il biglietto alla cassa. La sequenza della fellatio che si conclude in modo ridicolmente gore, è emblematica in tal senso. Il resto del film è pura e noiosa inutilità, banalità cotta, ricotta e stracotta, quasi volgare nella sua ostinazione. Il &lt;i&gt;villain&lt;/i&gt;&amp;nbsp;assassino e psicopatico&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;è poi senza spessore, senz'anima, una vera ameba che veste una maschera da burattino che forse vorrebbe ricordare qualche lontano film di Argento, ma magari lo fa senza neppure rendersene conto. L'ambiente labirintico della funhouse, del tunnel degli orrori è allestito e fotografato in modo dozzinale, con quelle sciocche luci rosse intermittenti di cui non capiamo il senso, semprechè ne abbia uno qualsiasi. Pochissimo da dire circa il reparto effetti speciali, vacui e spenti come pochi avevo visto finora, tanto quanto il tenore della suspense, adrenalinica come un'iniezione di pentotal direttamente in vena. E' davvero vergognoso vedere come un regista si disponga a massacrare in modo così idiota il genere &lt;i&gt;slasher&lt;/i&gt;, fregandosene assolutamente del significato storico che questo genere ha rappresentato per il cinema americano dalle sue origini ai nostri giorni. Si salvano una, massimo due sequenze floridamente &lt;i&gt;splatter&lt;/i&gt;, che tuttavia non sono sufficienti ad evitare che la barca presto coli a picco. Cosa possiamo aggiungere sul cast? Carine le ragazze, alle quali offrirei volentieri un drink, per il resto Singer avrebbe potuto tranquillamente ingaggiare uno stormo di oche starnazzanti sortendo lo stesso effetto, nonchè spendendo molti meno quattrini. "Dark Ride": film orribilmente brutto e da evitare con cura, dedicando invece all'estate incipiente lunghe&amp;nbsp;&amp;nbsp;passeggiate in fiere strapaesane, o al luna park, guardando il cielo stellato sulla ruota panoramica, insieme al proprio amore. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Regia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Craig Singer&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Craig Singer, Robert Dean Klein&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Vincent E. Toto&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Konstantinos Christides&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Jamie-Lynn Sigler, Patrick Renna, David Clayton Rogers, Alex Solowitz, Andrea Bogart, Jennifer Tisdale, Brittney Coyle, Chelsey Coyle, Jim Cody Williams&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;USA &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Lionsgate Films, My2Centences, Blue Omega Entertainment.&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2006&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Durata:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;94&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="287" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/33154"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/33154" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="287" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-2177405408866670708?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/2177405408866670708/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/dark-ride-di-craig-singer-2006.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/2177405408866670708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/2177405408866670708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/dark-ride-di-craig-singer-2006.html' title='Dark Ride, di Craig Singer (2006)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-7016995559939851955</id><published>2011-06-15T06:01:00.000-07:00</published><updated>2011-06-15T06:01:58.076-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>YellowBrickRoad, di Jesse Holland, Andy Mitton  (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.splattercontainer.com/images/upload/image5898.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.splattercontainer.com/images/upload/image5898.jpg" width="246" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;Una mattina del 1940 nel New England, l'intera popolazione della cittadina di Friar New Hampshire, ben 572 persone, si mise in cammino su per un sentiero di montagna, lasciandosi alle spalle vestiti, soldi, effetti personali. Tutte queste persone abbandonarono anche i loro aninmali domestici: tutti i cani rimasero legati o chiusi nei loro recinti e morirono di fame.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;Nessuno seppe mai spiegare perché lo fecero. Gruppi di salvataggio inviati dall'esercito riuscirono più tardi a individuare i resti di circa trecento degli scomparsi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Alcuni erano morti assiderati, altri erano stati barbaramente e misteriosamente uccisi...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Col passare degli anni un'accurata azione di "insabbiamento" riuscì a contenere e a far dimenticare questa triste storia e le leggende createsi attorno a Friar e ai boschi selvaggi che la circondano: la città tornò a popolarsi e qualcuno, principalmente cacciatori, osò addirittura tornare in quelle foreste.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Oggi però un gruppo di ricercatori è convinto di aver trovato il sentiero percorso 70 anni prima dai "camminatori di Friar" ed è deciso a seguire quella strada e arrivare a fare luce su questo incredibile &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;mistero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;La loro ricerca avrà presto dei risvolti terribili...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;A prima vista siamo dalle parti di un revival di "&lt;i&gt;The Blair Witch Project"&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(1999). C'è questo sperduto paesino statunitense sul quale aleggia una leggenda molto realmente raccontata nelle prime sequenze con le foto in bianco e nero della tragedia collettiva degli anni '40. C'è una natura avvolgente e sinistra, anonima, frondosa, muta e troppo grande per essere capita dagli umani. C'è il gruppo di ricercatori storico-antropologici ben decisi a studiare il fenomeno: il tutto è narrato da Holland e Mitton senza fronzoli particolari, con freddezza quasi entomologica, vedi il primo gelido impatto tra ricercatori e abitanti della cittadina di Friar. I registi ci fanno poi, saggiamente, entrare in medias res, come a volerci dire 'questo che vedete non è TBWP, che ben conosciamo, quindi lasciatevelo alle spalle e seguiteci subito sulla YellowBrickRoad'. Sono presenti tuttavia altre suggestioni, come rimandi a "Lost", e poi certamente al mitico e indimenticabile "&lt;i&gt;Picnic a Hanging Rock&lt;/i&gt;" (1975) del grande, grandissimo Peter Weir. Di quest'ultimo film "YellowBrickRoad" riprende lo stile sensorial-naturalistico, con quelle sequenze che riprendono cieli alti levati in mezzo ai rami di grandi querce, oppure i campi lunghi e medi di distese di fiori ed erba carezzata dal vento. I rimandi ad opere similari sono comunque consapevoli e ben inseriti in questa originale pellicola dei due registi statunitensi. Originale perchè inscrive il tema del mistero della Natura Matrigna Omicida, così atavico, primigenio, all'interno di una storia "moderna", con tanto di strizzatina d'occhio alle cosiddette "nuove tecnologie". Grande profusione quindi di videocamere digitali, ma sempre in equilibrio anti-mockumentarisico, con una sceneggiatura ben scritta, misurata, che ci porta lentamente ma inequivocabilmente nel territorio dell'inquietudine. Ottimo inoltre l'uso del sonoro, che contrappunta lo scorrere delle inquadrature con effetto molto straniante, nonchè generando un climax emotivo graduale ma inesorabile. Il gruppo di attori (particolare menzione per Michael Laurino) è ben assortito e selezionato. L'interazione tra i vari personaggi sulla scena è costruita con una finezza psicologica che guarda al gruppo come individuo e organismo vivo e conflittuale nella sua relazione enigmatica con l'incombente Natura circostante. Il primo picco conflittuale tra due personaggi, Daryl (Clark Freeman) e Erin (Cassidy Freeman), carica come una molla la tensione, spingendola verso un puro &lt;i&gt;gore &lt;/i&gt;davvero molto spiazzante e benvenuto perchè imprime alla storia un'aura perturbante molto efficace.&amp;nbsp;&amp;nbsp;A partire da questo primo innocuo litigio, che si tramuta improvvisamente in violento omicidio, il film corre speditamente e con vigoria lungo un sentiero horror molto acutamente disegnato dai due filmaker. Certo, da qui in poi, tutto diventa misterioso, incomprensibile, le bussole cominciano ad impazzire, così come le menti dei nostri ricercatori, così inizialmente "scientificamente orientate". Ma "YellowBrickRoad" è un film che sorprende, che organizza la suspense in modo ritmato e mai annoiante, che si fa cioè guardare con interesse, e nel quale si coglie passione e inventiva da parte degli autori. Per esempio le sequenze in cui i protagonisti vengono letteralmente bombardati da fortissimi stimoli acustici provenienti da un altrove naturale non identificato, pur essendo molto "&lt;i&gt;Lost"-featured&lt;/i&gt;, possiedono una loro particolare potenza evocativa che non mi pare di aver visto in certo cinema perturbante recente che si rifa al solito "TBWP". Il pregio di "YellowBrickRoad" consiste cioè nello srotolarsi di una sceneggiatura nella quale il mistero si infittisce sempre di più, attraverso il ricorso a tecniche polimorfe, tra cui un sonoro stridente e disturbante, nonchè il &lt;i&gt;gore&lt;/i&gt;&amp;nbsp;collocato in situazioni in cui non ce lo aspetteremmo affatto. Di non secondaria importanza la fotografia di Michael Hardwick, che fonda la sua filosofia su un uso della luce naturale e sull'accentuazione della sua ugualmente naturale umbratilità. I due registi, Jess Holland e Andy Mitton, sono comunque coloro da tenere maggiormente d'occhio, rispetto agli sviluppi futuri della loro poetica, poichè la loro modalità sperimentale di guardare all'horror, in questo film, rende questo loro esordio molto interessante e apprezzabile. Anche il finale, che attinge alle suggestioni carpenteriane di "&lt;i&gt;Il seme della follia" &lt;/i&gt;(1994), possiede una sua originalità, pur rimandando ad altri stilemi cinematografici.&amp;nbsp;"YellowBrickRoad": consigliato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Regia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Jesse Holland, Andy Mitton&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Andy Mitton, Jesse Holland&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Michael Hardwick&lt;/span&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Cast&lt;span class="apple-style-span"&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Michael Laurino, Anessa Ramsey, Alex Draper, Cassidy Freeman, Clark Freeman, Tara Giordano, Sam Elmore, Laura Heisler, Lee Wilkof&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;USA&lt;/span&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Points North Films &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2010&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Durata:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;90&lt;/span&gt; min.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="302" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/18617"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/18617" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="302" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-7016995559939851955?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/7016995559939851955/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/yellowbrickroad-di-jesse-holland-andy.html#comment-form' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/7016995559939851955'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/7016995559939851955'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/yellowbrickroad-di-jesse-holland-andy.html' title='YellowBrickRoad, di Jesse Holland, Andy Mitton  (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-6688948821264633265</id><published>2011-06-12T08:26:00.000-07:00</published><updated>2011-06-12T08:26:06.208-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Super 8, di J.J. Abrams (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.40secondi.com/wp-content/uploads/2011/03/Super8_lnternetTeaser_fin4_APP.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.40secondi.com/wp-content/uploads/2011/03/Super8_lnternetTeaser_fin4_APP.jpg" width="216" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;1979, Ohio. In una piccola cittadina di provincia, nel corso di una calda estate, un gruppo di &amp;nbsp;ragazzini è testimone di un incidente ferroviario catastrofico. I ragazzi riprendono quanto accaduto con una telecamera Super 8: nascerà presto in loro il sospetto che "l'incidente" in realtà non sia stato un incidente.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Quel che accade subito dopo in tutta la città sembra avvalorare questa loro ipotesi: cominciano infatti ad accadere strani avvenimenti e sparizioni di cittadini.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Mentre la polizia locale indagherà alla ricerca della verità, i giovani amici si renderanno conto che intorno a loro sta succedendo qualcosa di terribile e imprevedibile. Qualcosa di orribile è sfuggito al controllo dei militari USA...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Diciamo subito, a scanso di equivoci, che "Super 8" non appartiene al "genere horror", o per meglio dire appartiene al perturbante spielberghiano, più che a quello cloverfieldesco alla Abrams, nonostante il regista sia comunque Abrams. Questa preliminare notazione non ridimensiona tuttavia il valore estetico di questo film, anzi lo sospinge verso sentieri luminosi in cui l'ibridazione artistica di generi piuttosto lontani tra loro, sa produrre un effetto interessante, decisamente poetico, "romantico", oserei dire. Intanto la costruzione del gruppetto di ragazzini amanti del cinema, uniti dal progetto di "girare" un film con una videocamera super 8, oltre a ricordare lontanamente ma suggestivamente "IT" di King, elabora questo tema preadolescenziale in modo mai stucchevole o da "film per ragazzi". "E.T." è infatti tornato, ma è cattivo, uccide lo sceriffo (nell'intensa e saggiamente ellittica sequenza del benzinaio di notte), rapisce inopinatamente cittadini del villaggio, obbliga le autorità locali ad un piano di evacuazione biblico, genera conflitti tra esercito e polizia locale. Parlavamo di "romanticismo", categoria estetico-filmica totalmente derelitta e soffocata dalle onde modaiole del "mockumentary", peraltro reintrodotto dallo stesso Abrams, insieme a Matt reeves, con "Cloverfield" (2008). In "Super 8" la finezza registica di Abramas consiste appunto nel ridimensionare quasi parodisticamente il tema del "mockumentary", invecchiandolo ad arte, facendolo cioè regredire a "gioco", a &lt;i&gt;play &amp;nbsp;&lt;/i&gt;winnicottiano, a prototipo culturale, nel momento in cui mette in mano una videocamera amatoriare video 8 a un gruppetto di ragazzi delle scuole medie. Attraverso le pellicole che girano sul proiettore del giovane Joe Lamb (un'ispirato Joel Courtney), o di quello del suo grasso amico-regista Charles (Riley Griffiths), possiamo vedere tratti e movimenti del "mostro". Un mostro molto cloverfieldiano, che ci sarà mostrato con tranquilla tempistica nella bella sequenza dell'attacco all'autobus su cui viaggiano i ragazzi, e poi definitivamente in quella dei sotterranei del cimitero. Il tutto è girato con toni appunto romantici, con amore per il cinema come intrattetimento e disvelamento lento, pacato, nel quale l'immagine e la fotografia "vere", niente affatto mockumentarizzate, ritornano ad essere le vere protagoniste di un "vero" film. Abrams, dopo "Lost" e "Cloverfield", ritorna cioè a ripensare il cinema sci-fi. Decide di farlo all'interno di una produzione spielberghiana, come in un ritorno alle origini di cui sente, quasi proustianamente, il richiamo e il bisogno di attingervi ancora per trovare nuove energie creative. E le trova, decisamente. Come descrivere altrimenti se non come "ritrovamento di ispirazione", la lunga sequenza finale delle automobili che volano in cielo, attratte dal magnetismo alieno? Oppure la sequenza iniziale dell'incidente ferroviario, vero colpo di genio che supera a duecento allora ogni banalità mockumentaristica odierna? Non è certo un caso che il film sia ambientato nel 1979, anni luce fa, vuole dirci Abrams attraverso questa location temporale. Questo tipo di messaggio viene inscritto in una sceneggiatura molto ben curata, calibrata, forse un pò troppo melodrammatica in alcuni punti (vedi la descrizione del rapporto tra Joe e Alice-Elle Fanning), in particolare per i nostri gusti europei e italiani, ormai assuefatti al bunga-bunga. Si tratta di una melodrammaticità che però è in sintonia coi vissuti del pubblico americano medio, e in questo senso non eccede e non disturba lo sviluppo dello script. Sonoro (di Micheal Giacchino) e fotografia (di un Larry Fong che sembra aver catturato - non si sa come - le luci dei cieli notturni degli anni '70 e averceli portati oggi, qui, sullo schermo), accentuano un alone di nostalgia infantile molto ben raccontato ed molto ben emotivamente trasmesso. Come immagino si sia potuto intuire fin qui, consiglio la visione di "Super 8", per le tante suggestioni e per i tanti stimoli che attiva, e perchè permette una vera riflessione sul cinema sci-fi, sulla sua storia, e sulle sue polimorfe e discutibili declinazioni espressive contemporanee.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;J.J. Abrams&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;J.J. Abrams&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Larry Fong&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Montaggio:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Maryann Brandon, Mary Jo Markey&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Michael Giacchino&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Kyle Chandler, Elle Fanning, Ron Eldard, Noah Emmerich, Joel Courtney, Riley Griffiths, Ryan Lee, Zach Mills, Gabriel Basso, AJ Michalka&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;USA&lt;/span&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Produzione&lt;/b&gt;: Amblin Entertainment, Bad Robot, Paramount Pictures &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2011&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Durata: &lt;/b&gt;112 min.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="237" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/41014"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/41014" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="237" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-6688948821264633265?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/6688948821264633265/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/super-8-di-jj-abrams-2011.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6688948821264633265'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6688948821264633265'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/super-8-di-jj-abrams-2011.html' title='Super 8, di J.J. Abrams (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-6291997607939980337</id><published>2011-06-11T04:36:00.000-07:00</published><updated>2011-06-11T04:36:09.828-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>Poca trippa per gatti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.filmjabber.com/posters/2744-movie-poster.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://www.filmjabber.com/posters/2744-movie-poster.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Nu-Dh8Es55E/S-mBCNTZobI/AAAAAAAAABE/vntuxs-9avU/s1600/Super-8-Movie-Poster.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/_Nu-Dh8Es55E/S-mBCNTZobI/AAAAAAAAABE/vntuxs-9avU/s200/Super-8-Movie-Poster.jpg" width="135" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Desideravo parlare brevemente dei miei prossimi progetti recensori, anche se all'orizzonte non sembrano mostrarsi film o libri di grande e particolare richiamo, almeno per quanto riguarda le mie papille gustative perturbantòfile. C'è poca trippa per gatti, insomma, in questo inizio d'estate. Seguendo un pò vari siti e blog sparsi per la blogsfera, sia italiani che esteri, non mi pare siano al momento segnalati prodotti degni di nota. Per quanto riguarda il sottoscritto ho attualmente per le mani &lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt1650062/"&gt;"Super 8"&lt;/a&gt;, di &lt;a href="http://www.imdb.com/name/nm0009190/"&gt;J.J.Abrams&lt;/a&gt;&amp;nbsp;grande sceneggiatore della serie "Lost". "Super 8" mi incuriosisce molto, non chiedetemi il perchè, forse semplicemente perchè è il nuovo figlio di Abrams, oppure perchè rimanda a suggestioni aliene, che con il Perturbante sono apparentate strettamente. Dipoi m'impegna la visione di un non recente film Lionsgate, e cioè &lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0433963/"&gt;"Dark Ride" (2006)&lt;/a&gt;&amp;nbsp;, che non ero ancora riuscito a vedere e m'incuriosiva per i rimandi hooperiani al &lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0082427/"&gt;"Il tunnel dell'orrore" (1981)&lt;/a&gt;. Anche di questo "Dark Ride vedrete a breve qui una recensione. Per quanto riguarda i libri e la letteratura, sono in dirittura d'arrivo con "Il pettirosso" del grande Jo Nesbo, di cui sto iniziando a leggere i romanzi, che non conoscevo. Riferirò a riguardo in tempi più lunghi, così come per la saggistica psicoanalitica: il mio orizzonte casalingo è per adesso illuminato dal volume di Niels Peter Nielsen "I Colori dell'odio" (Raffaello Cortina Editore, 2011), interessantissimo saggio sull'Odio nelle sue polimorfe declinazioni emotive e comportamentali. State sintonizzati e leggerete anche di questo bel saggio. A presto. E ricordatevi di andare a votare, domenica per questi sacrosanti referendum.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-6291997607939980337?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/6291997607939980337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/poca-trippa-per-gatti.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6291997607939980337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6291997607939980337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/poca-trippa-per-gatti.html' title='Poca trippa per gatti'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Nu-Dh8Es55E/S-mBCNTZobI/AAAAAAAAABE/vntuxs-9avU/s72-c/Super-8-Movie-Poster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-5475046324250539635</id><published>2011-06-06T14:36:00.000-07:00</published><updated>2011-06-06T15:01:54.138-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Fertile Ground, di Adam Gierasch (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.trailershut.com/movie-posters/Fertile-Ground-Movie-Poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.trailershut.com/movie-posters/Fertile-Ground-Movie-Poster.jpg" width="216" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;i&gt;Emily e Nate Weaver lasciano la città per il comfort di una casa rurale di famiglia di Nate nel New Hampshire. Lì, isolata e posseduta da visioni terribili, Emily scopre di essere incinta, mentre Nate viene invaso dallo spirito omicida di uno dei suoi avi. In una casa infestata dalle vittime passate, Emily scopre che lei è l'ultimo obiettivo di una lunga tradizione omicidiaria.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La piattezza al sapore di piombo delle nuove produzioni After Dark Originals è davvero sorprendente. Sorprendente soprattutto per l'attitudine quasi copiativa delle singole opere prodotte, che sembrano a tratti ripercorrersi stilisticamente le une le altre. Questo "Fertile Ground", per esempio ricorda molto, in alcuni punti, certe sequenze di "The Broken" di Sean Ellis (2008), in particolare nelle visioni trasfigurate e fantasmiformi del marito, nel momento in cui Emily fa sesso sul lettone della bisnonna di Nate. La "copiatività", inutile e dannosa, di questo film non si ferma qui, e rende il prodotto di Adam Gierasch &amp;nbsp;un vero "fertile ground" per il critico inferocito e arcistufo di beccarsi tra capo e collo queste tegole plumbee. Ad esempio molte insipide inquadrature della "casa", ricordano "Hamitiville Horror" (1979) di Stuart Rosenberg, senza ovviamente avvicinarsi neanche di un millimetro alla proposta estetica dell'originale. Per il resto la sceneggiatura a capitoli, che sembra addirittura scimiottare (somma ridicolaggine!) l"Antichrist" di Lars von Trier, fa il suo buon lavoro di seppellimento definitivo della pellicola ai livelli più bassi del deja-vu riscaldato e rifrullato horror-yankee che abbiamo mai visto fino ad ora. L'interpretazione attoriale è sciattissima e nessun colpo di genio anche casuale della regia riesce a risvegliare quei morti di sonno dei nostri Leisha Hailey (Emily) e Gale Harold (Nate). Anzi, a un certo punto del film non vediamo l'ora che si fracassino a vicenda la testa con qualsiasi corpo contundente che gli offriremmo volentieri noi stessi, almeno potessimo entrare magicamente nella storia. Colonna sonora in stile Carosello anni '70 (soprattutto nella prima parte del film), ed effetti speciali che presto evaporano via dalla nostra vista come neve al sole, fanno traballare la baracca fino al crollo finale in un secondo atto filmico che drammaturgicamente ha lo spessore di un'antina d'armadio per bambini dell'Ikea. Che dire, dunque? Direi che, ahimè, non ci siamo proprio. Nemmeno per quanto riguarda le visioni fantasmatiche degli avi omicidi di Nate. Salverei solamente una sequenza, ben fatta, quasi carpenteriana-delle-origini, cioè quella in cui Emily è ferma al semaforo che passa velocemente dal rosso, al verde, al giallo e viceversa, mentre la contadina bionda con in braccio il neonato la guarda con occhio enigmatico. Tale sequenza è interessante e produce una gestalt feminino-perturbante che non mi sarei aspettato: ma dura pochissimo, è una specie di brevissimo arcobaleno durante un ininterrotto acquazzone tropicale. Per concludere la consegna nell'oblio di questo film di Gierasch (autore di "Autopsy" - 2008 e "Mortuary" - 2005, dal quale forse non dovremmo aspettarci poi tanto, peraltro), aggiungerei che è molto, molto noioso, almeno per un'ora abbondante di minutaggio. E non è poco, che dite? Credo alfine che il tempo che ho dedicato a questo "Fertile Ground" sia sufficiente, anche per suggerire di allontanarci sempre più dalla After Dark, diventata in questi anni una specie di industria che produce carta carbone e matite copiative di pessima qualità. Sconsigliato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Adam Gierasch &amp;nbsp;&lt;b&gt;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;Jace Anderson, Adam Gierasch &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Gale Harold, Leisha Hailey, &amp;nbsp;Chelcie Ross, Jami Bassman, Kailah Combs, Ingrid Coree, Clint Curtis &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;USA&amp;nbsp;&lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;After Dark Films &lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;95 min.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="304" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/33557"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/33557" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="304" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-5475046324250539635?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/5475046324250539635/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/fertile-ground-di-adam-gierasch-2010.html#comment-form' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5475046324250539635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/5475046324250539635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/fertile-ground-di-adam-gierasch-2010.html' title='Fertile Ground, di Adam Gierasch (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-8063906156844261419</id><published>2011-06-03T03:40:00.000-07:00</published><updated>2011-06-03T06:14:32.274-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>The Tree of Life, di Terrence Malick (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://muchadoaboutnoth1ng.files.wordpress.com/2011/05/the-tree-of-life-movie-poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://muchadoaboutnoth1ng.files.wordpress.com/2011/05/the-tree-of-life-movie-poster.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial; text-transform: uppercase;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="text-transform: uppercase;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; color: #222222; font-weight: normal; text-transform: none;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;E' la storia di una famiglia del Midwest negli anni cinquanta, vista attraverso lo sguardo rimemorativo del figlio maggiore, Jack, nel suo viaggio personale dall'innocenza dell' infanzia alle disillusioni dell' età adulta in cui cerca di tirare le somme di un rapporto conflittuale con il padre (Brad Pitt). Jack - che da adulto è interpretato da Sean Penn - si sente come un'anima perduta nel mondo moderno che vaga nel tentativo di trovare delle risposte alle origini e al significato della vita, tanto da mettere in discussione anche la sua fede.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: 'Trebuchet MS', Verdana, Arial, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; font-size: 12px;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: 'Trebuchet MS', Verdana, Arial, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; font-size: 12px;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;* &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; * &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: 'Trebuchet MS', Verdana, Arial, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; color: black;"&gt;&lt;i&gt;"&lt;/i&gt;Spesso il male di vivere ho incontrato:&lt;br /&gt;era il rivo strozzato che gorgoglia,&lt;br /&gt;era l'incartocciarsi della foglia&lt;br /&gt;riarsa, era il cavallo stramazzato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; color: black;"&gt;&lt;br /&gt;Bene non seppi, fuori del prodigio&lt;br /&gt;che schiude la divina indifferenza:&lt;br /&gt;era la statua nella sonnolenza&lt;br /&gt;del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato". (Eugenio Montale)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;"The Tree of Life" non è un film. E' un'opera d'arte di elevatissimo valore etico ed estetico. E' forse paragonabile a una sinfonia di musica contemporanea, oppure a un'opera visivo-pittorica, a un'installazione permanente che diventa inno alla creazione intesa anche, ma non solo, come origine della Vita. Visto in questa prospettiva "The Tree of Life" non è certamente pensabile solo come un "film". Ne deriva a mò di corollario che quest'opera non può essere richiudibile nel ristretto ambito di una cosiddetta "recensione". Porterò quindi in questa sede delle semplici riflessioni e suggestioni sorte in me dopo dall'esperienza della visione di questo "oggetto artistico", anche rispetto a ciò che non mi ha convinto, oltre che a ciò che mi ha convinto. Innanzitutto diciamo subito che si tratta di un oggetto altamente enigmatico, cioè di un qualcosa che immediatamente tocca le corde dell'inconscio di chi guarda, perchè gronda dell'inconscio dell'artista, ne porta completamente il segno. "The Tree of Life" è intriso dell'inconscio di Malick, come le immagini di cascate e acque che a loro volta grondano&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;ovunque&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;sullo schermo. Acque, piogge, &amp;nbsp;maree, stagni, fiumi, laghi, segnalano che siamo più che altro di fronte ad una ininterrotta associazione libera,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;nel corso di un andamento narrativo tutt'altro che lineare del montaggio&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;. Questo chiamiamolo-film appare infatti come un'epifania associativa libera, al limite del rappresentabile, che scaturisce dal cosiddetto "lavoro dell'Inconscio", così come lo descrive (assai bene) lo psicoanalista inglese Christopher Bollas nel suo interessantissimo libro "Cracking-up" (Raffaello Cortina Editore). "The Tree of Life" sovverte infatti ogni aspettativa di uno spettatore "medio", sovvertendo la tecnica cinematografica classica, in primis eliminando qualsiasi (QUALSIASI) intento legato all'intratenimento. Malick sembra quasi voler allontanare lo spettatore qualunque, affaticandogli la mente, stancandogli la vista, ad esempio piazzando al centro dell'opera un quarto d'ora abbondante di immagini naturalistiche oscure, dense, primitive , che non possiedono, in&amp;nbsp;sé, un senso immediato - dopo aver introdotto la famiglia di Jack (Sean Penn) alle prese con il lutto di un figlio diciannovenne presumibilmente morto in guerra, vediamo infatti vulcani che eruttano, correnti magmatiche che si scontrano, alghe marine, pesci, onde altissime infrangersi su scogliere indistinte, meiosi e mitosi cellulari in sequenze macrofotografiche, stormi di uccelli in volo, nuvole, alberi, boschi, foglie trafitte da raggi di sole radenti, prati fumiganti di nebbie aurorali, canyons dai colori smaglianti, campi di girasoli in piena luce solare, deserti petrosi - per poi tornare al "romanzo familiare" dell'infanzia &amp;nbsp;di Jack, in un'infinità di flash back catturati da una macchina da presa manovrata in modo fluido, liquido, ondivago, giroscopico. Le immagini naturalistiche ininterrotte sembrano il "mare dell'Inconscio", la "Thàlassa", come la descrive lo psicoanalista ungherese, allievo di Freud, Sandor Ferenczi. Il montaggio è infatti, in realtà, uno "smontaggio" associativo che vuole avere l'effetto di generare crepe e frammentazioni percettive profonde, attraverso cui si mostri appunto l'Essere, l'Inconscio. Tale meta è ovviamente impossibile da realizzare appieno, e Malick lo sa, poichè l'Uomo nasce proprio come scarto da quell'Inconscio, al quale non può tornare, pena il suo annullamento nell'indifferenziato. Malick sa che l'Uomo è limite, "finitudine e colpa" (Ricoeur), "esserci-per-la morte" (Heidegger). Ed ecco che Malick, a fronte di queste consapevolezze, dopo aver smontato la nostra percezione, chiama in causa la narrazione più lineare delle vicende della famigliola del Midwest, famiglia come forma umana in cui cerchiamo di contenere l'enigma supremo della Vita, le sue potenti correnti carsiche inconsce che albergano comunque all'interno di ognuno di noi. Il nostro compito terreno è far fronte a questo mistero, a questo enigma che ci abita e ci ammalia. Vengono dunque in mente, certamente, anche suggestioni lacaniane, oltre che Kubrick, Freud, Jung. Detto questo, che descrive, come mi sembra di aver fatto, un'opera potente, stravinskiana, addirittura wagneriana, "The Tree of Life" non mi ha convinto del tutto. Sono la ridondanza di alcuni segmenti stilistici, nonchè la ripetitività di certe atmosfere familiari, ad appesantire a mio avviso inutilmente un'opera che poteva decisamente guardare di più a un registro "orientale", "leggero", "zen", per "parlare" di senso e non-senso della Vita, dell'Amore, dell'Odio, della Natura. Il rimando alla Natura darwiniana che incombe su tutto, presentato in modo così invasivo, schiaccia l'idea di una riflessione su tutti questi importantissimi temi, e la schiaccia proprio nel momento in cui Malick la sta portando avanti, come aveva fatto molto più egregiamente e in modo, appunto sottilmente "zen" in "La sottile linea rossa" (1998). Anche gli attori, soprattutto Sean Penn e Jessica Chastain, Mrs. O'Brien, risultano travolti dalle maree e dalle imponenti cascate che Malick pone così spesso in primo piano. "Tree of Life": opera egregia, tragica, eroica, che soffre tuttavia di un inutile eccesso di titanismo, anche un pò troppo "occidentale" a mio modesto avviso, che sembra aver preso la mano dell'artista. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial; text-transform: uppercase;"&gt;REGIA:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial; text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=60388&amp;amp;n=Terrence-Malick" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Terrence Malick&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="text-transform: uppercase;"&gt;SCENEGGIATURA:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=60388&amp;amp;n=Terrence-Malick" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Terrence Malick&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="text-transform: uppercase;"&gt;CAST:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=911&amp;amp;n=Sean-Penn" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Sean Penn&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=78524&amp;amp;n=Brad-Pitt" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Brad Pitt&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=43900&amp;amp;n=Joanna-Going" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Joanna Going&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=95080&amp;amp;n=Fiona-Shaw" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Fiona Shaw&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=232090&amp;amp;n=Tom-Townsend" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Tom Townsend&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=232091&amp;amp;n=Jessica-Chastain" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Jessica Chastain&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=232093&amp;amp;n=Jackson-Hurst" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Jackson Hurst&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=232094&amp;amp;n=Crystal-Mantecon" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Crystal Mantecon&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=136506&amp;amp;n=Lisa-Marie-Newmyer" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Lisa Marie Newmyer&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=163639&amp;amp;n=Pell-James" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Pell James&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=232095&amp;amp;n=Tamara-Jolaine" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Tamara Jolaine&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=232096&amp;amp;n=Jennifer-Sipes" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Jennifer Sipes&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=116922&amp;amp;n=Will-Wallace" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Will Wallace&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial; text-transform: uppercase;"&gt;FOTOGRAFIA:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial; text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=65868&amp;amp;n=Emmanuel-Lubezki" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Emmanuel Lubezki&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;MONTAGGIO:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=26145&amp;amp;n=Hank-Corwin" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Hank Corwin&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=83093&amp;amp;n=Jay-Rabinowitz" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Jay Rabinowitz&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=147264&amp;amp;n=Daniel-Rezende" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Daniel Rezende&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=104330&amp;amp;n=Billy-Weber" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Billy Weber&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;MUSICHE:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=29463&amp;amp;n=Alexandre-Desplat" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Alexandre Desplat&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;PRODUZIONE:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Plan B Entertainment, River Road Entertainment&lt;/span&gt;&amp;nbsp; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;PAESE:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;USA 2011&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;GENERE:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Drammatico&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;DURATA:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;139 Min&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;FORMATO:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Colore 1.85 :1&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="291" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/32040"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/32040" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="291" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-8063906156844261419?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/8063906156844261419/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/tree-of-life-di-terrence-malick-2011.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8063906156844261419'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/8063906156844261419'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/06/tree-of-life-di-terrence-malick-2011.html' title='The Tree of Life, di Terrence Malick (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-1353801737579633904</id><published>2011-05-30T15:11:00.000-07:00</published><updated>2011-05-30T15:15:33.623-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>The Ward, di John Carpenter (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.film-review.it/gallery/7138/zoom/the_ward_locandina.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.film-review.it/gallery/7138/zoom/the_ward_locandina.jpg" width="224" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La giovane e bella Kristen viene ricoverata in una clinica psichiatrica dopo essere stata arrestata per aver incendiato una vecchia fattoria. Qui incontra diverse altre ragazze, tutte disturbate e con personalità molto diverse tra loro: Sarah, una chiacchierona che dice di sapere sempre tutto; Iris, una dolce e talentuosa artista che cerca di farla sentire benvenuta; Emily, una pazza scatenata, ma simpatica; e Zoey, che ha un comportamento infantile ed è attaccatissima al suo pupazzo a forma di coniglietto.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Kristen scopre anche che il fantasma di una misteriosa giovane donna abita i corridoi e le stanze di quel luogo, tormentandone gli ospiti ivi ricoverati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Ma non è tutto: investigando sul passato del sinistro ospedale, &amp;nbsp;arriva a credere che nessun paziente lo abbia mai lasciato da vivo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;La domanda fondamentale che ci si pone dopo aver visto&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;"The Ward", è&amp;nbsp;perché&amp;nbsp;un maestro del calibro di John Carpenter debba aver bisogno di buttare nel cesso la propria credibilità artistica, confezionando un'operatta insipida e debolissima come quest'ultimo suo film. E tutta l'energia critica che uno ha a disposizione nel momento in cui si dispone a scrivere una recensione in merito a "The Ward", se ne va completamente convergendo verso la ricerca di una possibile risposta a tale domanda, che tuttavia rimane (almeno per me) irrisolta. Infatti sarei tentato di terminare qui la "recensione", non fosse per il rispetto profondo che nutro nei confronti di chi mi legge, pubblico verso cui ritengo di avere l'obbligo etico di dar conto in modo accurato di ciò che vedo al cinema. Ben due menti sceneggiatrici (M. e S. Rasmussen) producono uno script che è un topolino partorito da una montagnetta: il disvelamento finale, in stile agnizione retorica, con presuntuose intenzioni socio-psichiatriche, è la ciliegina su una molle torta di panna, che fa tuttavia crollare la torta medesima e certo non la abbelisce esteticamente. Tutto il film si fonda infatti su questa&lt;i&gt;&amp;nbsp;agnitio&lt;/i&gt;, topos retorico conosciuto fin dai drammi latini, ed utilizzato per sorprendere il pubblico attraverso la "scoperta" della vera identità di un personaggio. Il problema è che alla fine di tutto il girato, questa modalità stilistica, che retrospettivamente dovrebbe arricchire e sorprendere, non dà affatto spessore alla storia, ma al contrario la banalizza e costringe in stereotipi, che qui non specifico per non cadere in &lt;i&gt;spoiler. &lt;/i&gt;Il film descrive poi caratterizzazioni dei personaggi, che definire superficiali sarebbe un eufemismo, ma mi fermo qui rispetto a questo aspetto critico, solo perchè mi piange il cuore massacrare un grande vecchio come Carpenter. Sarebbe come massacrare un pezzo del mio Sè, della mia storia, e non vedo perchè farlo, perchè non mi ritengo così masochista. Regia, movimenti di macchina nei corridoi bui del "North Bend PsychiatricHospital", montaggio, tutto sembra tagliato sciaguratamente con la scure, un "tant al tòc", come si dice a Milano, cioè senza un briciolo di quella finezza perturbante che eravamo abituati a vedere in certe sequenze del Carpenter di trent'anni fa. Ma forse il problema sta proprio lì, cioè dovremmo abituarci all'idea che i "grandi maestri" non esistono più, e che dobbiamo elaborare il lutto relativo al fatto che un "The Thing" non tornerà,&amp;nbsp;perché&amp;nbsp;il tempo passa, e così come con la deriva dei continenti l'Africa non si&amp;nbsp;congiungerà&amp;nbsp;più all'Europa, allo stesso modo Carpenter, così come Craven o Raimi, per dire, non sono più quelli delle origini, e certamente in un futuro prossimo non torneranno più ad essere quelli che erano. E perchè dovrebbero, poi, mi domando? Mi rendo conto che questa consapevolezza è un colpo basso per il nostro immaginario filmico, ma è anche un antidoto alla cocente delusione che si prova nel guardare questi ultimi colpi in canna di registi che non hanno più niente da dire, proprio in un'epoca storica in cui invece MOLTO ci sarebbe da dire, attraverso il medium cinematografico perturbante. Cioè, per essere più chiaramente esemplificativo: come fa, voglio dire, uno che ha girato &lt;i&gt;"Essi vivono"&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(1988), oppure "&lt;i&gt;Il seme della follia" &lt;/i&gt;(1994), a cucinare un brodino liofilizzato Knorr come questo "The Ward"? Ma, come si vede, &amp;nbsp;torniamo così alla domanda iniziale, su cui le energie del critico tendono a convergere dopo la visione di una Amber Heard che vaga come un'ubriaca all'interno di uno degli ospedali psichiatrici più improbabili e inutili della storia del cinema horror. Su questa domanda senza risposte, su questo mistero glorioso mi fermo definitivamente rispetto a questa recensione, auspicando un dibattito su questo tema -se interessa- tra coloro che passano di qui e hanno la pazienza di leggermi. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;John Carpenter&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Michael Rasmussen, Shawn Rasmussen&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Yaron Orbach&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Montaggio:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Patrick McMahon&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;John Carpenter, Mark Kilian&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Interpreti:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Amber Heard, Danielle Panabaker, Mamie Gummer, Jared Harris, Mika Boorem, Lyndsy Fonseca, Laura Leigh, Sydney Sweeney, Dan Anderson, Susanna Burney, Sali Sayle&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;USA&lt;/span&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Produzione: &lt;/b&gt;FilmNation Entertainment, Premiere Picture, Echo Lake Productions &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2010&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Durata:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;88.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="303" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/32709"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/32709" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="303" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-1353801737579633904?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/1353801737579633904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/ward-di-john-carpenter-2010.html#comment-form' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/1353801737579633904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/1353801737579633904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/ward-di-john-carpenter-2010.html' title='The Ward, di John Carpenter (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-9157818284977830987</id><published>2011-05-28T09:23:00.000-07:00</published><updated>2011-05-28T09:23:19.862-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Seconds Apart, di Antonio Negret (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.traileraddict.com/content/after-dark-films/seconds_apart.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.traileraddict.com/content/after-dark-films/seconds_apart.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal;"&gt;&lt;i&gt;Seth e Jonah sono due gemelli omozigoti che possiedono il pericoloso potere della telecinesi. Per i due isolati diciassettenni le cose iniziano ad andare fuori controllo quando alcuni loro compagni di liceo finiscono per morire in modo contorto e bizzarro. La polizia, e in particolare il detective Lampkin, comincia a sospettare di loro. Ma, la gelosia relativa ad una incipiente storia sentimentale di Jonah, inizia a dividerli e presto non possono più fidarsi l'uno dell'altro. Giungeranno infine ad una battaglia terribile, l'uno contro l'altro.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif;"&gt;E' probabile che il regista di origine colombiana Antonio Negret (&lt;i&gt;"Toward Darkness"&lt;/i&gt;, 2007; &lt;i&gt;"Mute Witness"&lt;/i&gt;, 2011)&amp;nbsp;sia rimasto affascinato da alcuni pezzi forti della cinematografia perturbante, incentrati sul tema della gemellarità distruttiva. Pensiamo ovviamente a &lt;i&gt;"Dead Ringers" ("Inseparabili")&lt;/i&gt;&amp;nbsp;di David Cronenberg (1988), ma anche a &lt;i&gt;"Sisters" ( "Le due sorelle")&lt;/i&gt;&amp;nbsp;di Brian De Palma (1973). E' anche possibile che Negret abbia letto il bel saggio giornalistico di Marjorie Wallace "&lt;i&gt;Le gemelle che non parlavano"&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(1989), che racconta la deriva psicotica di due gemelle autistiche inglesi che col tempo diventeranno sempre più famose per via dei loro atti delinquenziali e soprattutto piromanici. &lt;i&gt;"Seconds Apart"&lt;/i&gt; è chiaramente ispirato a illustri precedenti, ma vuole anche smarcarsene costruendo una sceneggiatura sempre in bilico tra puro thriller psicologico e horror soprannaturale. L'equilibrismo tra queste due vaste aree di confine del cinema perturbante è tuttavia molto difficile, e necessita in primis grande equilibrio tra tendenze ocnofile e filobatiche. Lo psicoanalista Michael&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 1px; -webkit-border-vertical-spacing: 1px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Balint (1959) ha coniato questi due &amp;nbsp;termini, "ocnofilia" e "filobatismo", che indicano due tendenze umane opposte, una mirante ad aggrapparsi a ciò che è stabile e sicuro, l'altra orientata verso la ricerca di nuove ed ignote esperienze. Negret è un trapezista che non sa scegliere tra le due posizioni segnalate da Balint e quindi vola basso, troppo basso per raggiungere il tanto sperato salto di qualità rispetto al tema complesso della gemellarità e dei suoi intrinseci misteri. Jonah e Seth &amp;nbsp;(&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Edmund e Gary Entin) svolgono bene la loro parte di gemelli perversamente uniti da patologia sadico-voyeuristica (filmano le morti da loro stessi indotte telecineticamente nell'entourage delle loro "amicizie"); sono inquietanti nella loro freddezza, senza mai raggiungere peraltro la durezza maligna dei "bravi ragazzi" austriaci di un Haneke. Peccato, perchè se Negret avesse deciso di essere più "ocnofilo", cioè più saldamente ancorato al genere thriller-psicologico, allora il salto di qualità registico-cinematografico lo avrebbe fatto davvero. Ad aiutarlo ci sarebbe stato senz'altro un Yaron Levy alla direzione della fotografia, veramente ottima a illuminare particolari e oggetti molto sinistri nella loro&amp;nbsp;quotidianità, quand'anche fossero un semplice tostapane di acciaio o due uova fritte. Anche il comparto sonoro orchestrato da Lior Rosner avrebbe fatto egregiamente la sua parte. Invece di "ocnofilizzarsi", al contrario Negret spinge l'acceleratore prima sullo psicologico, poi frena improvvisamente e lo rischiaccia a tavoletta sul soprannaturale-telecinetico. Entrambe le accelerate, in ambedue le aree estetiche considerate, se viste separatamente, producono anche momenti interessanti (come la sequenza &lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;gore&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; della gamba sanguinante del direttore della scuola da cui i gemelli fanno fuoriuscire un sottile verme biancastro; oppure certi trucidi flash-back sul'infanzia dei due ragazzi). Tuttavia il continuo spostarsi da un genere all'altro depotenzia notevolmente il motore di tutta la macchina filmica, producendo infine una gestalt complessiva che sa di stantio, come la vecchia casa in cui la famigliola dei gemelli risiede. Il tema della gemellarità, così deliziosamente cronenbergiano perde quindi rapidamente smalto, anche perchè confusamente intrecciato alla storia personale e traumatica del detective Lapkin (un Orlando Jones ispirato e pieno di incubi, che però non fa altro che ricalcare il solito clichè del detective depresso e in lutto permanente). Il film, in sintesi, brilla a tratti di alcuni squarci di luce inquieta e morbosa (vedi le videoregistrazioni in bianco e nero degli esperimenti su Seth e Jonah da piccoli), che tuttavia non &amp;nbsp;sono sufficienti a regalarci quel senso di spaesamento che ci aspetteremmo di fronte al tema del "Doppio". "&lt;i&gt;Seconds Apart"&lt;/i&gt;&amp;nbsp;è una produzione After Dark che va vista perchè consente di portare avanti riflessioni ulteriori sul tema della gemellarità nella rappresentazione cinematografica perturbante, ma che non apporta nulla di nuovo a questo importante filone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; font-weight: normal;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Regia: &lt;/b&gt;Antonio Negret &amp;nbsp;&lt;b&gt;Sceneggiatura: &lt;/b&gt;George Richards &amp;nbsp;&lt;b&gt;Fotografia:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Yaron Levy&lt;b&gt;&amp;nbsp;Effetti Speciali: &lt;/b&gt;Neil Stockstill&lt;b&gt; Make Up: &lt;/b&gt;Lauren Thomas &lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt; Lior Rosner&amp;nbsp;&lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Orlando Jones, Edmund Entin, Gary Entin, Samantha Droke, Louis Herthum, Morgana Shaw, Monica Acosta, Kasey Emas, Gabe Begneaud, Kent Jude Bernard. &lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;USA &lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;After Dark Films &lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;89 min.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="304" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/33873"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/33873" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="304" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-9157818284977830987?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/9157818284977830987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/seconds-apart-di-antonio-negret-2011.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/9157818284977830987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/9157818284977830987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/seconds-apart-di-antonio-negret-2011.html' title='Seconds Apart, di Antonio Negret (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-4341738189462885747</id><published>2011-05-21T14:42:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T14:58:43.547-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Troll Hunter (Trolljegeren), di André Øvredal (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.stardustmovies.com/poster/(poster)The_Troll_Hunter_poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.stardustmovies.com/poster/(poster)The_Troll_Hunter_poster.jpg" width="226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Un gruppo di studenti indaga su una serie di misteriose uccisioni di orsi da parte di presunti bracconieri. I ragazzi scopriranno molto presto che ci sono cose molto più pericolose di un orso, che si aggirano indisturbate tra i fiordi norvegesi. Cominciano a seguire un misterioso cacciatore, avendo appreso che egli è in realtà un cacciatore di troll.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E così anche la Norvegia è stata contagiata dal virus letale del &lt;i&gt;mockumentary, &lt;/i&gt;che il regista&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;André Øvredal decide di coniugare con la tradizione mitologica nordica, quasi attraverso una crasi retorico-filmica nella quale il nuovo-tecnologico e l'antico-antropologico sono fatti convergere appositamente nel tentativo di produrre un effetto originale e perturbante. Gli intenti della sceneggiatura sono assolutamente questi, ma i risultati sono ahimè altri, poichè il film non innova niente, non sintetizza niente, e anzi sembra una ribollita toscana di molte altre operazioni mockumentaristiche, cucinata però in salsa nordica. Ciò accade - inesorabilmente, potremmo dire - poichè il mondo simbolico e mitologico dei &lt;i&gt;troll&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e quello delle videocamere digitali a mano con funzionalità di visione notturna incorporata, sono universi in verità semplicemente lontanissimi e che è molto difficile avvicinare nonostante tutte le buone intenzioni di un&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;Øvredal qualsiasi. Gli effetti speciali e la CG possono assolvere appieno il loro dovere fin che si vuole a questo proposito, ma la capacità solo registico-visiva di trasmettere pathos e perturbazione emotiva, rianimando fantasmi atavici, è tutt'un'altra cosa, tutt'altro talento, che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Øvredal&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;non mostra di possedere. Ciò è ovvio, peraltro: dal momento in cui decidi di optare completamente per lo pseudo-documentaristico in stile &lt;i&gt;"The Blair Witch Project" , &lt;/i&gt;ti precludi la possibilità di qualsiasi vibrazione poetica personale e devi stare sul realistico descrittivo. Al massimo puoi tentare di evocare ellitticamente il Perturbante, attraverso il non visto, il nascosto, cioè attraverso la sospensione ansiogena dell'azione (proprio ciò che accade in "&lt;i&gt;The Blair Witch Project"&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e che lo ha reso giustamente famoso perchè innovativo proprio sul piano della costruzione narrativa della suspense). Il regista norvegese non segue affatto questa via e procede invece verso l'exploitation del &lt;i&gt;troll,&lt;/i&gt;&amp;nbsp;esibendolo quasi subito e a addirittura a tre teste nel bel mezzo di una radura boschiva. Il coro greco che si muove intorno ai giganteschi troll protagonisti, è tuttavia costituito da un branco di ragazzotti norvegesi qualsiasi, scelti attraverso un casting dozzinale. Otto Jespersen, il cacciatore di troll tenta vanamente di fornire spessore stilistico alla vicenda, che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;rimane&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;tuttavia avvolta da un alone di inverosimiglianza a tratti ridicola, fin dalle prime sequenze. Niente viene detto, poi, di questi mitici esseri fiabeschi, che popolano le notti insonni dei bimbi nordici. In questo film i &lt;i&gt;troll&lt;/i&gt;&amp;nbsp;si appalesano davanti ai nostri occhi un pò come i mostri del film di animazione "&lt;i&gt;Monster e Co."&lt;/i&gt;&amp;nbsp;, della Pixar: grossi esseri pelosi e urlanti che camminano in modo sgangherato su e giù per la penisola scandinava senza un motivo ben chiaro. Nulla di più. I 90 minuti di pellicola rotolano via con ritmica anche sostenuta, ma mediata da un montaggio che troppo dichiaratamente tradisce il finto allestimento di una docu-fiction. Come avrete capito, consiglio "Troll Hunter" solo a quei completisti indefessi che amano gli sviluppi mockumentaristici del cinema Perturbante. A tutti gli altri suggerirei invece di starne tranquillamente alla larga.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Regia:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;André Øvredal&amp;nbsp;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;André Øvredal. &lt;b&gt;Cast: &lt;/b&gt;Otto Jespersen, Hans Morten Hansen,TomasAlfLars&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; border-collapse: collapse; white-space: nowrap;"&gt;Johanna Mork, Knut Naerum, Robert Stoltenberg, Glen Erland Tosterud &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; border-collapse: collapse; white-space: nowrap;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; border-collapse: collapse; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: x-small; white-space: nowrap;"&gt;&lt;b&gt;Nazione: &lt;/b&gt;Norvegia &lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Filmkameratene A/S, Film Fund FUZZ. &lt;b&gt;Musica: &lt;/b&gt;Kvelertak&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; border-collapse: collapse; font-size: x-small; white-space: nowrap;"&gt;&lt;b&gt;Durata:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;90 min.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="304" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/38945"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/38945" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="304" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-4341738189462885747?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/4341738189462885747/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/troll-hunter-trolljegeren-di-andre.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4341738189462885747'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4341738189462885747'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/troll-hunter-trolljegeren-di-andre.html' title='Troll Hunter (Trolljegeren), di André Øvredal (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-2950161000456888580</id><published>2011-05-20T14:36:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T14:36:30.709-07:00</updated><title type='text'>Yellow Brick Road, di Jesse Holland and Andy Mitton (2011) - Trailer</title><content type='html'>&lt;object height="305" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/40069"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/40069" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="305" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-2950161000456888580?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/2950161000456888580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/yellow-brick-road-di-jesse-holland-and.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/2950161000456888580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/2950161000456888580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/yellow-brick-road-di-jesse-holland-and.html' title='Yellow Brick Road, di Jesse Holland and Andy Mitton (2011) - Trailer'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-3032956214329776977</id><published>2011-05-15T12:38:00.000-07:00</published><updated>2011-05-15T12:40:37.518-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Con gli occhi dell'assassino, di Guillem Morales (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://mr.comingsoon.it/imgdb/locandine/big/48391.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://mr.comingsoon.it/imgdb/locandine/big/48391.jpg" width="224" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Julia fa ritorno dalla sorella gemella Sarah, reduce da un intervento chirurgico che ha provato, senza successo, a salvarle la vista ormai compromessa da una malattia degenerativa agli occhi. Arrivata al paese verrà a sapere che la sorella, disperata per la sua imminente cecità, si è da poco tolta la vita, nell'indifferenza generale dei suoi vicini.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Poco convinta da questa storia Julia comincerà a indagare sulla morte della sorella, confrontandosi contemporaneamente con la stessa malattia che la sta progressivamente facendo diventare cieca...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Guillermo Del Toro sponsorizza questo "Los Ojos de Julia", confezionato da Guillem Morales, il quale più che un narratore di storie inquietanti, sembra un bradipo addormentato dietro alla macchina da presa. Perchè Del Toro sponsorizzi un bradipo non lo sappiamo, fatto sta che questo film iberico non scuote gli animi, ma anzi li addormenta, almeno fino a tre quarti abbondanti di pellicola. Ci aspettavamo cioè, che Del Toro facesse da padrino a qualcosa di un pò più consistente. Morales guarda al cinema di Argento, soprattutto nelle sue carrellate all'indietro, girate all'interno di luoghi chiusi, case buie, istituti per ciechi. In quel buio Morales (come Argento) colloca un improbabile killer che usa fotografare col flash le sue vittime, tra le quali sembra esserci anche la sorella gemella di Julia, Sarah. Detto questo, la sceneggiatura di Morales e Paulo si incarta e si inchioda all'interno di dinamiche coniugali e sororali decisamente poco pensate, elaborate, trasformate. Ad interpretare tali dinamiche tra marito e moglie sono due attori, Belen Rueda (Julia) e Lluis Homar (Isaac) condotti con mano tremula da un regista che si accontenta di muovere due burattini sulla scena. Isaac è il più burattino di tutti, anzi, assomiglia al papà di un famoso burattino, cioè Geppetto: capello bianco lungo, occhiali pseudo-intellettualoidi, barba rada. Geppetto e la fata-turchina-Julia balbettano dialoghi impossibili con l' autenticità e l'ispirazione di due cartelli stradali ai bordi di una statale assolata nel mese d'agosto. Ma è soprattutto la credibilità complessiva dell'intreccio a vacillare quasi subito, oltre che le performance dei due protagonisti principali: il rapporto gemellare tra Julia e Sarah è infatti paragonabile solo allo stile di una telenovela brasiliana anni '80, e viene il sospetto che Morales si sia appunto ispirato a quello che vedeva in tv sua mamma quando lui era piccolo (l'inconscio&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;gioca spesso brutti scherzi, ahimè). Sto parlando, naturalmente, dell'insistenza sul rapporto tra le povere sorelle gemelle affette da grave malattia oculistica degenerativa, la cui credibilità narrativa è appunto pari allo zero. Mai avevo visto una relazione gemellare trattata cinematograficamente in modo così superficiale, specialmente quando il lutto per la gemella morta scivola via quasi fosse morto il pesciolino rosso della protagonista, piuttosto che un parente con simili e ingombranti implicazioni affettive. Non molto altro c'è da dire di questo film, se non che il montaggio di Manel Vilaseca è molto poco equilibrato e amplifica così i difetti di una pellicola che non produce particolari effetti stranianti. Pathos e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;i&gt;suspense &lt;/i&gt;non vedono nessuna luce e anzi rimangono pure loro contagiati dalla cecità degenerativa di cui soffrono le due sorelle. Fotografia e sonoro nulla aggiungono e nulla tolgono, nè tantomeno salvano la pellicola dal disastro. La malattia oculistica contagia poi, oltre che l'occhio del regista, anche quello dello spettatore, che alla fine desidera solo essere consolato dal buio della sala, dopo che i titoli di coda hanno cominciato a scorrere. Morales &amp;nbsp;guarda infine verso il soprannaturale in specie nella seconda parte del film, ma quello che fa&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;risulta essere un semplice volo del tacchino. In sintesi io credo che Guillermo Del Toro abbia preso una cantonata notevole nello sponsorizzare attraverso il suo &amp;nbsp;nome illustre questo mediocrissimo "Con gli occhi dell'assassino". Cantonata che non mi spiego, ma che avrà probabilmente sue ragioni che i nostri occhi non riescono a vedere.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal;"&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Guillem Morales&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Guillem Morales, Oriol Paulo&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Óscar Faura&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Montaggio:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Joan Manel Vilaseca&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Fernando Velázquez&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Belen Rueda, Lluis Homar, Clara Segura, Hèctor Claramunt, Julia Gutiérrez Caba&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Spagna&lt;/span&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Produzione:&lt;/b&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Antena 3 Films, Mesfilms, Rodar y Rodar Cine e Television &lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Durata: &lt;/b&gt;112 min&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="275" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/26383"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/26383" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="275" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-3032956214329776977?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/3032956214329776977/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/con-gli-occhi-dellassassino-di-guillem.html#comment-form' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/3032956214329776977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/3032956214329776977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/con-gli-occhi-dellassassino-di-guillem.html' title='Con gli occhi dell&apos;assassino, di Guillem Morales (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-6387743891273160221</id><published>2011-05-09T07:23:00.000-07:00</published><updated>2011-05-09T07:23:57.010-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>The Possession of David O'Reilly, di Andrew Cull, Steve Isles (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.nzbmovieseeker.com/images/poster/1535617.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://www.nzbmovieseeker.com/images/poster/1535617.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Una giovane coppia viene improvvisamente quanto misteriosamente minacciata da una presenza soprannaturale, che si manifesta attraverso il loro amico David...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Fino a circa metà del minutaggio, la pellicola di Cull e Isles regala interessanti sprazzi di inquietudine molto &lt;i&gt;british. &lt;/i&gt;Sembra quasi di leggere qualcuno dei primi romanzi di Mc Ewan, tipo "Cortesie per gli ospiti", per citarne uno piuttosto perturbante, oppure vengono in mente altri autori inglesi del nuovo corso &lt;i&gt;modern&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;i&gt;gothic&lt;/i&gt; del tipo Laura Hird (vedi il suo interessante romanzo "Unghia", edito da Einaudi). Un Perturbante cioè molto psicologico, nel quale certo il "mostro" compare comunque quasi fin da subito, a mettere a soqquadro la tranquilla quotidianità di una giovane coppia, ma il cui ingresso è comunque sempre confuso tra il reale e l'allucinato. E il tutto è comunque, anche in questo film, sempre molto teatrale, chiuso cioè all'interno dell'appartamento di Alex e Kate, e da lì non si scappa, così come da tutta una sceneggiatura che coincide essenzialmente con la materia narrativa, anch'essa molto teatrale, dei fitti dialoghi (e delle pause di silenzio) dei tre protagonisti. La casa, "teatro" essa stessa delle visioni demoniache di David, è qui simbolo dell'interiorità claustrofobica del ragazzo: assistiamo infatti a tutto un susseguirsi di porte chiuse su altre porte chiuse che si aprono su apparizioni inquietanti. Le luci giallognole di Nic Lawson fanno da adeguato contrappunto a un andamento introspettivo e dialogato, rispetto al quale la regia sottolinea molto le soggettive, anche attraverso buone dissolvenze in nero, nel momento in cui David chiude gli occhi. Abbiamo detto che tutto procede bene fino a circa metà pellicola. E' proprio a partire da questo momento che lo script si sfrangia e diventa pura mucillagine insistendo a proporci il "mostro" in varie salse, ma sempre nel buio di sequenze che ci rimandano dritti a fratelli maggiori tipo &lt;i&gt;Rec&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Cloverfield&lt;/i&gt;, e simili suggestioni. Il film si colloca in un ambito di regia classica fino a un certo punto dello svolgimento,&amp;nbsp;dopodiché abdica il regno del suo specifico immaginario ad altre declinazioni del sottogenere, e non ne capiamo il perchè. Tale operazione fa perdere la bussola ai due registi, che arrivano a un finale non molto convincente e sempre appiattito sugli stilemi consueti e desueti del mokumentary. Un peccato, poichè la prima buona mezz'ora faceva ben sperare, soprattutto per le atmosfere perturbanti molto ben costruite, a tratti quasi gotico-lovecraftiane. "The Possession of David O'Reilly": film deludente ma che più di altri può meritare una visione.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Andrew Cull&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;, Steve Isles &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Andrew Cull&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Fotografia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Nic Lawson&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Steve Isles&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Giles Alderson, Francesca Fowler, Zoe Richards, Nicholas Shaw&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Gran Bretagna&lt;/span&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Authentic Films &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Durata: &lt;/b&gt;87 min.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object height="245" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/19252"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/19252" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="245" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-6387743891273160221?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/6387743891273160221/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/possession-of-david-oreilly-di-andrew.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6387743891273160221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/6387743891273160221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/possession-of-david-oreilly-di-andrew.html' title='The Possession of David O&apos;Reilly, di Andrew Cull, Steve Isles (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-3614344792549307666</id><published>2011-05-06T08:54:00.000-07:00</published><updated>2011-05-06T09:14:08.960-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Letteratura'/><title type='text'>Delitti sulla Senna, di Tito Topin (2010)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.giuntistore.it/skin1/images/fascette/fascettebig/52534qa.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.giuntistore.it/skin1/images/fascette/fascettebig/52534qa.jpg" width="212" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 20px;"&gt;&lt;b&gt;Anno:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;2006&amp;nbsp;&lt;b&gt;Editore: &lt;/b&gt;Librairie Arthème Fayard,&amp;nbsp;Paris, Tr. it. Giunti, Milano. 2010&amp;nbsp;&lt;b&gt;Traduzione:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Federica Trotta&amp;nbsp;&lt;b&gt;Pagine: &lt;/b&gt;275&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;ISBN:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;978-88-09-75027-2&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;b&gt;Euro:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;10,00&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Proseguiamo nella nostra lenta e pacata indagine pre-estiva dei titoli thriller-noir&amp;nbsp;d'oltralpe. &amp;nbsp;Dopo esserci dedicati al disastroso "Sezione Suicidi" di Antonine Varenne, buttato ben presto nella spazzatura, ecco che ci imbattiamo in questo "Delitti sulla Senna", di Tito Topin, scrittore franco-marocchino nato a Casablanca nel 1932 e insignito del prestigioso &lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Prix Polar&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;, proprio per questo romanzo. Ci troviamo qui di fronte (e finalmente) a ben altro spessore, rispetto a un Varenne, soprattutto rispetto a una modalità di scrittura davvero fresca e scoppiettante, inserita molto bene nell'attualità di una Parigi globale e globalizzata, e all'interno del cui tessuto romanzesco si staglia un luminoso personaggio, quello del commissario Benchimoun, detto Bentch, sbirro kosher che si aggira per le strade di Parigi a bordo di una vecchia Jaguar dai finestrini rotti. Bentch sta indagando su un serial killer che sconvolge la capitale uccidendo prostitute agganciate sulle rive della Senna. E' il primo romanzo di Topin che leggo, consigliatomi dal mio librario di fiducia pavese, Andrea, la cui sensibilità ed empatia relativamente ai gusti dei suoi clienti, sono semplicemente somme. Un primo romanzo che mi ha lasciato molto favorevolmente stupito, non tanto per l'intreccio, in alcuni punti lievemente sgarruppato per le mie papille, quanto per la scrittura in sè, peraltro magistralmente tradotta da una Federica Trotta che in alcuni momenti sembra guidata da ispirazione estatica. Ma vediamo alcuni esempi di questa scrittura:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;"Il marito dell'ispettore Consuelo Sanchez era esposto dentro una bara imbottita di seta bianca sotto la luce cruda della stanza quando Inès venne a unirsi a sua sorella e ai membri della famiglia. Erano arrivati in gran parte da Valence, dove i genitori di Consuelo possedevano una calzoleria fin da quando si erano trasferiti in Francia dopo che un dittatore li aveva cacciati dal loro paese. Era l'unico laboratorio artigianale della città non gestito da armeni, altre vittime di quella stronzaggine umana che spesso si agghinda di uniformi bardate di ciondoli per meglio riunirsi fra stronzi" (pag.152).&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Non so se siete d'accordo, ma qui io intravvedo in filigrana lo spirito e l'arte di Simenon, in quel tratteggio rapido e profondo, capace di aprirci squarci storici della famiglia e delle vicende generazionali di un personaggio. Per giunta, qui, secondario (Inès). Inoltre in queste poche righe Topin è in grado di evocare tutta una fantasmatizzazione storico-sociale relativa all'eccidio degli armeni, eccidio a lungo rimosso, mai sufficientemente citato e che in questo romanzo trova uno spazio culturale leggero, intermedio, eppure profondo, per ritornare alla luce. Ma vediamo&amp;nbsp;insieme&amp;nbsp;un'altra chicca tra le sequenze narrative che più mi hanno emotivamente toccato:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;"Lei si inebriava, le piaceva far festa, uscire, cenare al ristorante, adorava i posti alla moda dove s'incontrano persone famose, dove c'è luce, viavai, dove una conoscenza si ferma giusto il tempo di dire 'Come va?' e di darti un bacio, dove ritrovi gente che hai conosciuto durante una vacanza di una settimana a Creta e che si installa al tuo tavolo per prendere un caffè e raccontarti l'ultimo viaggio fatto a Santo Domingo. Dieci giorni a pensione completa, dovreste proprio andarci, la gente è adorabile ed è molto meno costoso delle Antille. Le piaceva il movimento, la testa che gira, i tipi con i capelli lunghi e possibilmente tinti a colori vivaci, gli artisti, gli avventurieri, tutto il contrario di quello che era lui" (pag.192).&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Ditemi voi se uno stile discorsivo simile non vi avvolge in un vento di vita caldo e fascinoso, che vi fa andare da Creta a Santo Domingo nel giro di tre righe, dispiegandosi in tre sole proposizioni delle quali la prima è lunga e densa di coordinate, capaci di darvi il senso di una vera e propria corsa della spirito di questa donna che fugge sempre via da ciò che è il suo uomo, per incontrare in un luogo che è sempre un altrove magico, la sua desiderata e impossibile felicità. Il libro è tutto così, dalla prima pagina all'ultima, sia che descriva le gesta orribili del serial killer nel momento in cui non sa decidersi se buttare il cadavere della prostituta di turno in un cassonetto, oppure nelle placide acque della Senna; sia che si immerga nella descrizione della famiglia ebrea di Bentch e dei suoi quadretti di vita esilaranti quanto vibranti di vitalità; sia che racconti l'appartamento di Violette con il cane morto sgozzato dall'assassino, insieme alla sua padrona, in camera da letto. Avrete dunque capito che consiglio senz'altro la lettura di questo libro. Un libro che va letto in quei giorni placidi in cui vi coglie il richiamo di una primavera interiore, come certe epifanie dell'essere che si mostrano a noi senza cercarle, magari poi sotto un albero in riva al fiume, in una tranquilla domenica di sole tiepido di fine aprile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-3614344792549307666?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/3614344792549307666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/delitti-sulla-senna-di-tito-topin-2010.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/3614344792549307666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/3614344792549307666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/delitti-sulla-senna-di-tito-topin-2010.html' title='Delitti sulla Senna, di Tito Topin (2010)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-542188028248976891</id><published>2011-05-01T08:25:00.000-07:00</published><updated>2011-05-01T08:30:41.030-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Wake Wood, di David Keating (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://drumeggs.blog.com/wp-content/blogs.dir/00/03/46/90/3469011/files/movie-posters/wake-wood-horror-movie-poster-best-movies-ever.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://drumeggs.blog.com/wp-content/blogs.dir/00/03/46/90/3469011/files/movie-posters/wake-wood-horror-movie-poster-best-movies-ever.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;Patrick e Louise sono in lutto per la recente perdita della figlia Alice, uccisa a seguito di un'aggressione da parte di un cane selvaggio. I due si trasferiscono nella remota cittadina di Wake Wood, per ricominciare da capo la loro vita. Qui la coppia apprende di un rituale pagano che gli permetterebbe di passare ancora tre giorni con l’adorata Alice. Patrick e Louise trovano l’idea disturbante ma allo stesso tempo foriera di speranza. Alla fine accettano le condizioni di Arthur, il capo villaggio, ma la questione più importante resta in sospeso: cosa fare quando Alice tornerà indietro?&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;"Wake Wood" è una lieta sorpresa nel grigio e omologato panorama delle produzioni &lt;i&gt;horror &lt;/i&gt;cinematografiche postmoderne che ci tocca di sorbirci da mane a sera. Intanto stiamo parlando di un&amp;nbsp;&lt;i&gt;rural-gothic horror&lt;/i&gt;&amp;nbsp;dal budget ridotto all'osso, e tutto basato su atmosfere ed ellissi capaci tuttavia di trasmettere emozioni inquietanti, in modo tipicamente british, o per meglio dire irish. E tutti sappiamo ormai da tempo, quanto molti registi di genere delle isole britanniche, siano in grado di farci respirare un'angoscia multiformemente declinata, decantata, marinata e servita fredda,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;quant'altri mai. Personalmente sono anni che attendo invano un vero &lt;i&gt;rural-gothic horror&lt;/i&gt;&amp;nbsp;in stile italiano e, a parte qualche coraggioso Pastrello di turno, mi devo accontentare di uno Zampaglione che riprende ex soldati americani sul Tarvisio in mountain-bike, oppure dei soliti deliri senili di un Argento ormai fuori da ogni logica estetica. E pensare che il nostro entroterra provinciale agricolo fornirebbe chissà quante ispirazioni a un regista appena diplomato al Dams (basti riflettere un secondo sugli studi antropologici di Ernesto De Martino sui tarantolati pugliesi, oppure su certe tradizioni rurali dell'appennino bolognese). Ma torniamo al film di Keating (sarà meglio), che dipinge un'Irlanda viscerale, arcaica, chiusa nell'autismo del paesino di Wake Wood, comunità rurale che sembra rimasta ai tempi di un "Albero degli zoccoli" gaelico, ambiente comunitario in cui tutto si svolge intorno ai ritmi stagionali della natura, e che ha come base-simbolo la &lt;i&gt;farm&lt;/i&gt;. Quivi i due genitori disperati si rifugiano, come in ritiro spirituale per cercare di annegare il dolore del lutto relativo alla figlia Alice, uccisa da un cane. Keating lavora una sceneggiatura nella quale l'occhio della macchina da presa sceglie di valorizzare la sfumatura quotidiana del macabro, il ritmo lento della vita strapaesana dei vari personaggi, e a tratti sembra di leggere un libro di John Ajvide Lindqvist, nel quale la cupa natura segue ed insegue come un'ombra paranoide i protagonisti. &amp;nbsp;Notevoli appaiono in tal senso le sequenze della veglia funebre del contadino morto schiacciato da un bue, mentre Patrick, che fa il veterinario, tenta di iniettare una dose di antinfiammatorio all'animale recalcitrante. Si tratta di sequenze che descrivono i dimessi interni di una povera casa contadina: vediamo tremolanti candele accese, il corpo del morto steso nel letto, e alcuni primissimi piani della mano della moglie che con una &amp;nbsp;forbice sta tagliando le unghie al cadavere; tutto è molto "semplice", molto umile e "antico", ma insieme anche assai funereo ed emotivamente straniante. Stesso discorso vale per le sequenze dell'esumazione di Alice sotto la pioggia fitta: occorre una certa inventiva perturbante per poter sceneggiare la situazione di due giovani genitori che disseppelliscono la figlia morta, perdinci. E' giustappunto questa inventiva messa in campo da Keating in modo visivamente toccante, a rappresentare il maggior pregio del film. Un film che inquieta molto senza neanche ricorrere ai soliti&amp;nbsp;&lt;i&gt;special effects&lt;/i&gt;&amp;nbsp;hollywoodiani che hanno ormai saturato le nostre pupille. Ad esempio la inquadrature in campo medio e primo piano alternati, del rito nella corte della fattoria, con il cadavere appeso, possiedono una loro potenza perturbante determinata solo dai movimenti di macchina e da un sonoro musicale martellante e perfettamente sinistro nel descrivere la situazione. Il film, tuttavia, non è un capolavoro, e personalmente avrei lavorato di più la prima parte dello script, cioè la morte della bambina e il lutto successivo dei genitori (sebbene sembri chiaro che Keating si voglia tener lontano da suggestioni von trieriane in stile "Antichrist"). Inoltre i due attori protagonisti, Aiden Gillen e Eva Birthstle non mi sono parsi molto ispirati rispetto all'identificazione (peraltro molto difficile, mi rendo conto) con due genitori a cui accade la cosa peggiore al mondo. Aldilà di queste ultime &amp;nbsp;pecche narrative, che non gravano peraltro sull'architettura d'insieme del film, direi che "Wake Wood" merita certamente una visione poichè contribuisce sommamente a rinvigorire la declinazione rurale-antropologica del cinema perturbante anglosassone. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;David Keating&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;David Keating, Brendan McCarthy&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Aidan Gillen, Eva Birthistle, Timothy Spall&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Gran Bretagna&lt;/span&gt; &lt;b style="font-family: Arial;"&gt;Produzione:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Hammer Film Productions, Fantastic Films, Solid Entertainment&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;2008&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="256" width="450"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.traileraddict.com/emd/34145"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.traileraddict.com/emd/34145" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" width="450" height="256" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-542188028248976891?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/542188028248976891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/wake-wood-di-david-keating-2011.html#comment-form' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/542188028248976891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/542188028248976891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/05/wake-wood-di-david-keating-2011.html' title='Wake Wood, di David Keating (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-3910429642979910059</id><published>2011-04-30T07:15:00.000-07:00</published><updated>2011-04-30T15:15:16.494-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;Arte Perturbante'/><title type='text'>Open Obscura</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-BezcOJ3NUKk/TaBvvBgCGmI/AAAAAAAAD1M/lKgNb--rsUU/s1600/tony-oursler-in-mostra-a-milano.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="146" src="http://2.bp.blogspot.com/-BezcOJ3NUKk/TaBvvBgCGmI/AAAAAAAAD1M/lKgNb--rsUU/s400/tony-oursler-in-mostra-a-milano.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Desidero segnalare una mostra di Tony Oursler, proteiforme e inquietante artista statunitense, noto per le sue installazioni perturbanti. La mostra si terrà al Pac (Padiglione d'Arte Contemporanea) di Milano, Via Palestro, 14, &amp;nbsp;fino al 12 giugno. Come scrive A. Besio, &lt;i&gt;Open Obscura &lt;/i&gt;è una "spettacolare, inquietante, misteriosa full immersion nell'ultramondo di Tony Oursler, il visionario artista americano famoso per le sue video-sculture". Vedremo al Pac molte sue opere perturbanti, come "Faccioni grotteschi dai profili mostruosi ma dai nomi bizzarri come i personaggi dei cartoons (&lt;i&gt;Pet, Crunch, Sss, Ello&lt;/i&gt;) che bisbigliano frasi sconnesse all'indirizzo di un pubblico sempre più coinvolto e insieme sconcertato (...) una delle sue installazioni più sconcertanti si intitola DPM, acronimo di Disturbo della Personalità Multipla. Metafora, secondo lui, della condizione dell'uomo postmoderno. Venticinque sagome sferiche sono appese a una parete, come gli schermi televisivi di uno studio di regia. Ciascuna riflette l'immagine in movimento dello stesso volto, ma in una posa sempre diversa. Come diversi sono i frammenti di parole che pronunciano. La mostra diverte i bambini, conquistati dagli effetti speciali, e turba gli adulti" (A. Besio). Credo sia una mostra da vedere assolutamente. E che recensirò, non appena ne avrò il tempo. Qui sotto alcune opere di Oursler.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.mymi.it/data/contenuti/0000004571/img/zoom/06ccc6fac98a777fce43a972eaca83df.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; display: inline !important; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://www.mymi.it/data/contenuti/0000004571/img/zoom/06ccc6fac98a777fce43a972eaca83df.jpg" width="191" /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-text-decorations-in-effect: none; color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.henry-moore.org/images/o_tony_oursler1_0460wide_1_0.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; display: inline !important; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-text-decorations-in-effect: none; color: black;"&gt;&lt;a href="http://www.henry-moore.org/images/o_tony_oursler1_0460wide_1_0.jpg" imageanchor="1"&gt;&lt;img border="0" height="121" src="http://www.henry-moore.org/images/o_tony_oursler1_0460wide_1_0.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-text-decorations-in-effect: none; color: black;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-text-decorations-in-effect: none; color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-text-decorations-in-effect: none; color: black;"&gt;&lt;a href="http://static3.slamxhype.com/wp-content/uploads/2009/12/maisonv.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; display: inline !important; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="132" src="http://static3.slamxhype.com/wp-content/uploads/2009/12/maisonv.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.henry-moore.org/images/o_tony_oursler1_0460wide_1_0.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-text-decorations-in-effect: none; color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-3910429642979910059?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/3910429642979910059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/04/open-obscura.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/3910429642979910059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/3910429642979910059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/04/open-obscura.html' title='Open Obscura'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-BezcOJ3NUKk/TaBvvBgCGmI/AAAAAAAAD1M/lKgNb--rsUU/s72-c/tony-oursler-in-mostra-a-milano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-2999202739142802366</id><published>2011-04-26T03:16:00.000-07:00</published><updated>2011-04-26T14:12:04.706-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Habemus Papam, di Nanni Moretti (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.matteobartocci.it/wp-content/uploads/habemus-papam-locandina-italia_mid.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.matteobartocci.it/wp-content/uploads/habemus-papam-locandina-italia_mid.jpg" width="222" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: #222222; font-family: Arial;"&gt;Il film si apre alla morte del Pontefice e con il Conclave che deve eleggere un nuovo Papa. Ma il neoeletto (Michel Piccoli) è preda dei dubbi e delle ansie, depresso e timoroso di non essere in grado di assolvere il suo compito. Il Vaticano chiama allora uno psicanalista (Nanni Moretti) perché lo assista e lo aiuti a superare i suoi problemi&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Devio dalla mia consueta routine recensoria, che guarda soprattutto al cosiddetto "Cinema Perturbante", per rivolgere la mia attenzione all'ultimo film di Nanni Moretti, "Habemus Papam". Ma forse non è neanche una vera "deviazione", nel senso che si tratta di un film di genere &lt;i&gt;comedy &lt;/i&gt;che contiene comunque spunti molto perturbanti, per non dire inquietanti, visto che si muove intorno a un vuoto identitario molto grave, molto pesante e molto amplificato, dal momento che riguarda un nuovo eletto al soglio pontificio. "Habemus Papam" non è certo il cosiddetto "capolavoro" di Moretti, infatti alcuni punti della sceneggiatura non sono sviluppati nel modo migliore; alcuni personaggi, soprattutto direi la psicoanalista moglie di Moretti (Margherita Buy) sono, a mio avviso, anche mal tratteggiati, e non hanno uno spazio adeguato e un ruolo coerente all'interno della struttura narrativa del plot. Anche il personaggio stesso del Papa (un bravissimo Michel Piccoli umanissimo e a tratti commovente) poteva forse essere disegnato rendendo più comprensibili i motivi biografici che lo portano alla sua crisi di identità: al contrario &amp;nbsp;lo vediamo immerso nel suo horror vacui agorafobico, di fronte alla folla di San Pietro, ma non capiamo che storia c'è dietro a questo sconosciuto Cardinale Melville, che sarà a noi sconosciuto fino alla fine. Certamente interessante il rimando al Melville di "Moby Dick", con tutte le dislocazioni associative e culturali del caso, associazioni che tuttavia rimangono sospese e interne alla nostra mente. Ma, aldilà di queste note critiche collaterali, il film possiede un impianto estetico di indubbia e grande forza. Le inquadrature fisse sulla finestra vuota di San Pietro dalla quale svolazzano i pesanti tendaggi di velluto che ammiccano verso un interno buio, &amp;nbsp;sono di grande effetto poichè evocano e descrivono quel vuoto identitario e di leadership di cui accennavamo più sopra. Si tratta del vuoto identitario di una "guida", di una "responsabilità", di una "leadership", appunto, che sembra voler rappresentare in toto la crisi di valori che la nostra società (italiana in primis) sta attraversando. In fondo è la stessa accusa che Moretti ha rivolto ai politici di sinistra durante il periodo dei "girotondi", e "Habemus Papam" rende questa critica filosofica, metafisica, rasentando il pessimismo esistenzialista, e introducendo il conflitto e la &lt;i&gt;Krisis &lt;/i&gt;proprio nel punto più alto dell'Ideale Simbolico del valore della Fede cattolica. Sul piano estetico, questa operazione è mirabile e davvero perturbante, anche perchè l'andamento del film è drammaturgicamente condotto in stile &lt;i&gt;comedy &lt;/i&gt;e comico&amp;nbsp;fino a tre quarti di minutaggio, per poi virare verso un climax drammatico e concludersi in modo psicologicamente ancor più drammatico e straniante. Sul piano tecnico ho trovato semplicemente geniale l'uso della &lt;i&gt;slow-motion &lt;/i&gt;nelle&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;riprese della partita di pallavolo tra cardinali, tanto quanto l'espediente di inserire la rappresentazione teatrale de "Il Gabbiano" di Anton Checov all'interno del plot. Com'è noto, "Il Gabbiano" possiede notevoli relazioni testuali con l'"Amleto" di Shakespeare, e rimanda così, ancora una volta, coattivamente, al tema del dubbio, dell'identità in crisi (&lt;i&gt;"essere o non essere?"&lt;/i&gt;), del conflitto con le origini e col Padre (Dio Padre Onnipotente). Il film consente poi notevoli chiavi di lettura psicoanalitiche, sulle quali Moretti ironizza, ma anche mette in seria dialettica, dal momento che siamo qui nei paraggi di un'analisi filmica del tema dell'Ideale dell'Io nei suoi rapporti con l'Io, tematica centrale, per esempio di "&lt;i&gt;Lutto e Malinconia" (&lt;/i&gt;1915), di Sigmund Freud. Il tema del lutto, intrecciato con quello della Psicoanalisi, era peraltro già presente e orchestrato con modalità toccanti nel precedente "La stanza del figlio" (2001), vera e propria indagine psicologica di grande finezza sul tema, appunto, del lutto. "Habemus Papam" sembra continuare questo percorso relativo a un'indagine sull' Identità come scarto, come vuoto di senso, nel momento in cui è posta a confronto con responsabilità enormi, con Ideali, con Fedi, con Fondamentalismi e Ortodossie che finiscono per schiacciare l'Io e la sua "teatrale" ma fragile vitalità. Il film di Moretti è molto complesso e pensato, sebbene non sviluppato in alcuni punti, come si sarebbe meritata una storia che vola molto alto in fatto di riflessione sulla natura umana di ognuno di noi. Film senza dubbio da vedere e al quale dedicare cineforum, dibattiti o semplici discussioni serali tra amici fidati.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: #222222; font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&amp;nbsp;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial; text-transform: uppercase;"&gt;REGIA:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial; text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=73943&amp;amp;n=Nanni-Moretti" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Nanni Moretti&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;SCENEGGIATURA:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=73943&amp;amp;n=Nanni-Moretti" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Nanni Moretti&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=81307&amp;amp;n=Francesco-Piccolo" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Francesco Piccolo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=139603&amp;amp;n=Federica-Pontremoli" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Federica Pontremoli&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=73943&amp;amp;n=Nanni-Moretti" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Nanni Moretti&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=81245&amp;amp;n=Michel-Piccoli" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Michel Piccoli&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=102474&amp;amp;n=Jerzy-Stuhr" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Jerzy Stuhr&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=88678&amp;amp;n=Renato-Scarpa" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Renato Scarpa&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=228471&amp;amp;n=Margherita-Buy" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Margherita Buy&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=45334&amp;amp;n=Franco-Graziosi" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Franco Graziosi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=31752&amp;amp;n=Cecilia-Dazzi" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Cecilia Dazzi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=235706&amp;amp;n=Leonardo-Della-Bianca" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Leonardo Della Bianca&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=69817&amp;amp;n=Camillo-Milli" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Camillo Milli&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=74370&amp;amp;n=Roberto-Nobile" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Roberto Nobile&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=41930&amp;amp;n=Gianluca-Gobbi" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Gianluca Gobbi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=236584&amp;amp;n=Manuela-Mandracchia" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Manuela Mandracchia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=76131&amp;amp;n=Rossana-Mortara" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Rossana Mortara&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=20350&amp;amp;n=Teco-Celio" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Teco Celio&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=29218&amp;amp;n=Roberto-De-Francesco" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Roberto De Francesco&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=236586&amp;amp;n=Camilla-Ridolfi" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Camilla Ridolfi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=135433&amp;amp;n=Lucia-Mascino" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Lucia Mascino&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=190795&amp;amp;n=Ulrich-Von-Dobschutz" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Ulrich Von Dobschutz&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=231623&amp;amp;n=Giovanni-Ludeno" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Giovanni Ludeno&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=176731&amp;amp;n=Francesco-Lagi" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Francesco Lagi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;FOTOGRAFIA:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=81659&amp;amp;n=Alessandro-Pesci" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Alessandro Pesci&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;MONTAGGIO:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=17424&amp;amp;n=Esmeralda-Calabria" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Esmeralda Calabria&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;MUSICHE:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://www.comingsoon.it/personaggi/?key=82020&amp;amp;n=Franco-Piersanti" style="outline-color: initial; outline-style: none; outline-width: initial;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Franco Piersanti&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;PRODUZIONE:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Sacher Film, Fandango, in associazione con Le Pacte&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;PAESE:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Italia &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Anno:&lt;/b&gt; 2011&lt;/span&gt; &lt;span class="vocifilm"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;DURATA:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;104 Min&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Sito del film dove potete trovare: sceneggiatura, trailer, foto, locandine, filmografia e tutto il resto:&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.habemuspapam.it/"&gt;Habemus Papam&lt;/a&gt;. Qui sotto un video dal backstage (molto carino).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="290" width="540"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/CtLPU8LE9Lo&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;version=3"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/CtLPU8LE9Lo&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;version=3" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="540" height="290"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-2999202739142802366?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/2999202739142802366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/04/habemus-papam-di-nanni-moretti-2011.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/2999202739142802366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/2999202739142802366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/04/habemus-papam-di-nanni-moretti-2011.html' title='Habemus Papam, di Nanni Moretti (2011)'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-4629044929540966738</id><published>2011-04-25T02:43:00.000-07:00</published><updated>2011-04-25T02:44:10.074-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><title type='text'>25 Aprile</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Quale modo migliore per commemorare il 25 Aprile, Festa della Liberazione, che non quello di guardarci insieme trailer e locandina del nuovo, attesissimo film di Terrence Malick, "&lt;i&gt;The Tree of Life"?&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://stanzedicinema.files.wordpress.com/2010/11/tree-of-life-2-lg.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://stanzedicinema.files.wordpress.com/2010/11/tree-of-life-2-lg.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="384" width="480"&gt;&lt;param name="movie" value="http://dailymotion.virgilio.it/swf/video/xenw7f?theme=none"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" src="http://dailymotion.virgilio.it/swf/video/xenw7f?theme=none" width="480" height="384" wmode="transparent" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://dailymotion.virgilio.it/video/xenw7f_the-tree-of-life-trailer_shortfilms" target="_blank"&gt;The tree of life Trailer&lt;/a&gt; &lt;i&gt;di &lt;a href="http://dailymotion.virgilio.it/Nelson44405" target="_blank"&gt;Nelson44405&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8281460849323446404-4629044929540966738?l=psicheetechne.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://psicheetechne.blogspot.com/feeds/4629044929540966738/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/04/25-aprile.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4629044929540966738'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8281460849323446404/posts/default/4629044929540966738'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://psicheetechne.blogspot.com/2011/04/25-aprile.html' title='25 Aprile'/><author><name>psichetechne</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14199234389635755983</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://3.bp.blogspot.com/_jn4UeKxlvH4/Sy0K5hAlYUI/AAAAAAAAAAM/ypytLADEL_Q/S220/n1300102984_21999_8278.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8281460849323446404.post-8042230657455898576</id><published>2011-04-23T04:44:00.000-07:00</published><updated>2011-04-23T04:44:12.339-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni film'/><title type='text'>Scream 4, di Wes Craven (2011)</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://cdn.club937.com/files/2011/04/poster-scream4.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://cdn.club937.com/files/2011/04/poster-scream4.jpg" width="221" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Sono passati dieci anni da quando Sidney Prescott ha definitivamente sconfitto l'ennesima incarnazione del killer mascherato da “Ghostface”. Il vice-sceriffo Dewey Riley è diventato nel frattempo sceriffo e si è sposato con la giornalista Gale Weathers. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;La serena vita di tutti loro sta per essere di nuovo messa in pericolo: il killer mascherato sta infatti per tornare a uccidere...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: bold;"&gt;&lt;br style="mso-special-character: line-break;" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;L'ultima puntata di "Scream" è un'operazione "semplicemente" autoriflessiva e metafilmica. Ho collocato l'avverbio &lt;i&gt;semplicemente &lt;/i&gt;tra virgolette non a caso, poichè tale operazione portata avanti da Wes Craven, uno dei più insigni "grandi vecchi" del sottogenere &lt;i&gt;slasher&lt;/i&gt;, produce più di una suggestione e merita certamente una visione. Confesso che non sono mai stato un &lt;i&gt;fan &lt;/i&gt;della saga di &lt;i&gt;Scream&lt;/i&gt;, che, a differenza di quella di "&lt;i&gt;Nightmare on Elm Street"&lt;/i&gt;, partorita e patrocinata dallo stesso Craven, mi è parsa&amp;nbsp;&amp;nbsp;sempre troppo stereotipicamente &lt;i&gt;teeny&lt;/i&gt;, a parte naturalmente il primo film della serie, piuttosto innovativo. Per tale ragione mi sento abbastanza neutrale e scevro da insane passioni da poter prendere una giusta distanza critica rispetto a questo quarto episodio della saga. Il primo aspetto della sceneggiatura (scritta ancora una volta da&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;Kevin Williamson, come al solito&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;sagace e narrativamente contorto al punto giusto) che colpisce molto positivamente, è il continuo rimando a tematiche sociali attuali: siamo nell'epoca del trionfo della tecnologia audiovisiva, dell'essere inteso come apparire, sempre attraverso protesi tecnologiche quali i telefonini, gli iPad, i video. La comunicazione virtuale e globalizzata (Internet, blogs, Facebook) entra in "Scream 4" come protagonista centrale, dal momento che soffonde tutto lo script con la sua presenza, a tratti anche (volutamente) eccessiva. Il picco assoluto di questa presenza ingombrante e insieme effettivamente reale della tecnologia, la vediamo nelle sequenze nel prefinale della festa, quando il grande schermo collocato all'interno del fienile, fa da contraltare alle videocamere nascoste dalla moglie dello sceriffo Dewey Riley: un vero tripudio orgasmico voyeuristico portato avanti dalle protesi tecnologiche della ripresa. Credo che questa sia la riflessione più importante di tutto il film, cioè il descrivere l'attualità di una nuova generazione di giovani completamente appiattita sul versante esibizionistico-voyeuristico della relazione sociale. In fondo anche il finale, circonvoluto e barocco, ma anche assai rispettoso delle regole auree drammaturgiche del cinema horror classico, porta avanti queste riflessioni, e lo fa con leggerezza, cioè senza "fare la morale". Lo sviluppo della storia contiene inoltre molti spunti autoironici (vedi la battuta su Bruce Willis del poliziotto nero appena accoltellato da Ghostface), nonchè parecchie citazioni appartenenti alla &lt;i&gt;horror teenager culture, &lt;/i&gt;e proprio in questo senso "Scream 4" si propone esplicitamente come operazione metafilmica. Lo fa tuttavia attraverso modalità che da una parte rimangono saldamente ancorate a stilemi ortodossi, e che dall'altra riscrivono il genere &lt;i&gt;slasher&lt;/i&gt;&amp;nbsp;inserendolo con perfetta pertinenza estetica nel mondo di oggi. Uno &lt;i&gt;slasher &lt;/i&gt;che sa dunque ben interpretare costumi e derive di un gruppo sociale giovanile odierno, totalmente assorbito e plagiato dalla cultura dell'immagine. Sul piano tecnico, &amp;nbsp;alcuni movimenti di macchina sono magistrali, come nella lunga sequenza della classe del college dove si passa da soggettive con la web-cam di Robbie e Charlie, alla macchina da presa di Craven. Effetti speciali e sonoro sono ingredienti ben temperati e integrati all'interno della gestione scenica del plot, e non mancano di verve perturbante, così come alcune sequenze thrilling (vedi quella dell'armadio che Kirby sta per aprire, incitata dalla voce gracchiante dell'assassino al telefono). In sintesi "Scream 4" vede quella vecchia volpe di Wes Craven molto ispirata e desiderosa di riflessioni metafilmiche e cine-storiografiche di grande attualità in tema di horror, come non capita spesso di vedere nello stagno remakkettaro hollywoodiano. Da vedere. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;Wes Craven&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Kevin Williamson&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Neve Campbell, David Arquette, Courteney Cox, Lake Bell, Ashley Greene, Hayden Panettiere, Rory Culkin&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Nazione:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;USA&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;b&gt;Produzione: &lt;/b&gt;Dimension Films, Corvus Corax Productions, Outerbanks Entertainment&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;Anno:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Durata: &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;111 min.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="250" width="500"&gt;&lt;param n
