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sabato 15 gennaio 2011

Liberata me, di Pearry R. Teo (2002)

Julian Arkgoth è un ragazzo che si suicida, ma che subito dopo l'estremo atto, si sveglia, come in un incubo, nel quale si trova a rivivere la sua vita tutta da capo. Quello che ricorda è che questa bizzarra e incomprensibile esperienza che sta facendo, ha qualcosa a che fare con una tavola esoterica “Ouija” che si è fatto tatuare sulla schiena, allo scopo di entrare in contatto con uno Spirito. Una tavoletta “Ouija” è infatti una superficie di legno sulla quale sono scritte tutte le lettere dell'alfabeto, nonchè un "sì" e un "no". Scopo della tavoletta è porre domande alle anime dei defunti, che attraverso un medium rispondono con il movimento di una lancetta sulle lettere incise sulla tavola. 

“Liberata me”, primo corto di Teo, del 2002 (tratto dal racconto “Fade to black”, dello stesso regista), soffre di un budget inesistente che riduce all’osso un esordio indie-underground, peraltro attraversato da intuizioni a tratti sorprendenti.  In questo film si coglie con chiarezza che molte sono le potenzialità creative embrionali che la mente-pancia di Teo sarebbe in grado di partorire, avesse almeno qualche quattrino in più da spendere. Ciò nonostante il narrato parte subito in quarta e senza mezzi termini, mostrandoci Julian, eroinomane, alle prese con la complicatissima ricostruzione di una vita passata a bucarsi, attraverso flash-back rapidissimi, in bianco e nero, che rimandano un’idea di sfasamento temporo-spaziale di tipo lisergico. Alcune soggettive sono puro sperimentalismo, come quella del “buco” insieme agli amici con cui Julian perfora il tatuaggio di una donna nuda crocifissa, con l’ago della siringa. Sangue, sesso, pelle, sono rappresentati in una condensazione che itera con ossessività delirante il tema del tatuaggio, ovvero il simbolo della non-separazione per eccellenza. Tale tema somatico è a sua volte embricato con quello del confine Vita-Morte. Il confine somatico costituito dall’Io-pelle è messo così in dialettica con il confine “spirituale” tra aldiqua e aldilà, e tale operazione è molto interessante. La rappresentazione di questa dialettica è affidata ad un protagonista, Layton Matthews, che sa essere assai incisivo con quello sguardo spiritato e lynchiano alla “Eraserhead” (1977). Il film è inoltre ritmato, nella gestione dell’angoscia, da alcuni twist di una certa intensità tensiogena. Per esempio,  dopo alcuni brevi dialoghi tra i compagni eroinomani di Julian, dialoghi nei quali Teo sembra voler distendere la tensione, ecco che arriva, come una martellata improvvisa, la sequenza dello strappamento della lingua. Una sequenza che possiede, perdonatemi l’ossimoro, una sua finezza gore di preziosa e inusitata bellezza. Anche l’allestimento scenico tutto ambientato in luoghi degradati, con pareti verdognole schizzate da liquami indefinibili, oppure in cantine adibite a discoteche underground dove si esibiscono gruppi musicali indie, contribuisce a generare un senso, decisamente potente, di deriva e rapido sconfinamento tra umano e non-umano. Ripeto, è il budget ciò che rende modesta questa opera prima di Teo,  ma anche il finale riesce comunque a risultare sinistro e spiazzante quanto basta, anche considerando i limiti di tempo di un cortometraggio. Qualche dubbio, dopo la visione di questo film, mi è tuttavia rimasto relativamente al titolo, che desidera richiamare a tutti i costi un’aura esoterica, attraverso un uso pseudo-colto del latino. Intellettualismo inutile nonché eccessivo, che scade inoltre (involontariamente?) nel maccheronico, poiché non si capisce bene come tradurre il senso di “liberata”, femminile, connesso a “me”, maschile, che si riferisce al protagonista. A me pare di ritrovare in questo uso intellettualistico del latino, quell’atteggiamento del regista, un pochetto “aristocratico” e ancora intriso di supponenza adolescenziale, che ritroviamo anche nel successivo “Necromentia”. Occorre tuttavia riconoscere e distinguere quelli che sono normali peccati di gioventù, dagli elementi creativamente validi e innovativi di un’opera. Elementi, questi ultimi, senza dubbio presenti in “Liberata me”, e che il budget ridicolo non è inoltre, e comunque in grado di offuscare minimamente. “Liberata me”: piccolo esperimento avanguardistico-indie di pregio.  Regia: Pearry Reginald Teo Sceneggiatura: Effie Fleming, Pearry R. Teo Fotografia: Gus Kyriakakis Music Design: Lisa Fowle Special Effects e Make Up: Francisco Guerra, Daniel Hernandez Cast: Layton Matthews, Shawna Mansour, Robert Pough, Richard House, James Taylor, Heath Garcia, Frances Stacy.  Produzione: Aaquinas Productions, Euphoria Productions, PhysferScreamers Productions  Nazione: USA Filming Locations: Tucson, Arizona, USA. Anno: 2002. Durata: 27 min.

10 commenti:

  1. Breve intervento ed eventuale "Riflessione a quattro mani".
    Nei giorni scorsi attribuivo il pubblico allontanarsi dalla politica come fisiologico effetto di questi tempi grami.
    Ovvio, dirai.
    Bene, di mio l' interpreto come nuova e profonda fusione alla dittatura.
    L' inerzia come cessione della giugulare.
    Remiamo contro corrente, amico mio.
    Il peggio è non saperlo.
    A presto, Cristian...

    Ps: Un favore...Alla prima recensione, domando venga rimosso ogni mio commento.

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  2. @ Cristian: "fusione alla dittatura", forse significa "identificazione" con un leader perverso che realizza nella sua vita i desideri inconsci dei suoi followers. L'inerzia va in questa direzione, infatti. L'andare contro corrente è infatti la direzione opposta dell'inerzia.
    P.S. ok per la rimozione di ogni tuo commento. Ma dove? Qui o laggiù? Un caro saluto :)

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  3. Salve, innanzitutto complimenti per il sito, volevo scrivere per farle conoscere il nostro nuovo sito www.ultimociak.com, un spazio di cinema.
    Saremmo lieti se volesse fare uno scambio di link con il nostro banner per fare pubblicità.
    Per qualsiasi domanda può chiedere direttamente a me:
    mauryy1982@hotmail.com

    Grazie Maurizio

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  4. Caro Maurizio,
    grazie a lei per la visita e per i complimenti, che ricambio, poichè il vostro sito è notevole e interessante, soprattutto perchè parla di film non molto conosciuti in Italia (paese ormai sciaguratamente provinciale). Nel mio piccolo cerco anch'io di far conoscere cose "extraterritoriali" qui sul mio blog, quando ne vengo a conoscenza. Per quanto concerne lo scambio di link: volentieri. Appena posso scrivo all'e-mail che mi ha lasciato. Cari saluti :)

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  5. Sembra interessante, ma non riesco a trovarlo nè legalmente, nè illegalmente su internet...peccato!
    Saluti
    B

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  6. @ Anonimo: lo trovi legalmente su Amazon.com alla modica cifra di 12 $ + spese di spedizione. Ti arriva nel giro di un mesetto.:)

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  7. avevo già visto su amazon, stava nella categoria roba legale :) ho controllato su .com .co.uk .it ma niente... sei sicuro?
    b

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  8. Caro Anonimo, il link esatto di Amazon.com è il seguente:

    http://www.amazon.com/Misanthropy-Short-Films-Pearry-Teo/dp/B001B17O1A/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=dvd&qid=1295901094&sr=1-1

    Su Amazon.com.uk non saprei. :)

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